L’eco della drammaticità di questi giorni ed il dibattito conseguente possono avere un minimo e malconsolante merito di natura riflessiva sulle complessità e contestualmente le fragilità che ci hanno travolto oltre i fatti. Quanto accaduto nella nostra città sabato impone una riflessione seria sul tema della salute mentale e della prevenzione. Non spetta qui definire il peso sull’accaduto della “personalità schizoide”, dell’eventuale emulazione degli esempi nefasti o di altre motivazioni di disagio psichico che hanno spesso un confine labile tra l’intenzione e l’azione. Ricordiamo nemmeno 6 mesi fa il sacerdote colombiano accoltellato da un giovane in cura per schizofrenia, tossicodipendente e seguito da anni. Da decenni ormai ci coinvolge professionalmente la velocità enorme con cui le cure e la medicina evolvono e di contro ci travolge la altrettanta velocità con cui la società cambia in modo sempre più complesso. Oggi le persone ma anche le psicopatologie individuali e sociali hanno stimoli e contesti imparagonabili al 1978. Ma a quasi cinquant’anni dalla legge Basaglia non abbiamo, come comunità ed istituzioni, ancora completato questo percorso di integrazione delle cure mentali fuori gli ospedali. Il sistema della prevenzione nella Salute Mentale necessita di essere rinnovato profondamente.
La sostenibilità del SSN è in crisi, ma esistono realtà come l’Australia, la Cina e il Canada che devono fronteggiare uno squilibrio numerico e in distribuzione geografica tra domanda e offerta che è molto più grave rispetto a noi. In queste nazioni si stanno portando avanti progetti sperimentali di Salute Mentale nel territorio con risultati estremamente interessanti soprattutto nell’ambito dell’Assistenza Digitale (programmi per la prevenzione del suicidio, dell’aggressività esplosiva, dell’autolesionismo, ecc). L’abbandono e la non aderenza terapeutica si può contrastare con questi esempi concreti, attraverso equipe che si attivano per contatti a domicilio, creando una rete di rapporti con familiari e amici per cercare di contenere le conseguenze negative del disturbo psichico e sostenere la collaborazione alle terapie. Le persone sono sempre più restie a farsi carico delle diversità e di quel processo comunitario che richiede di non girarsi sempre dall’altra parte ma di prendere parte alla rete di vicinato e prossimità con cui vivere la propria comunità in solidarietà e sicurezza. Per noi medici, bisogna uscire dai nostri ambulatori e andare dove sono i pazienti che si stanno isolando nelle loro spirali di pensiero malato. Bisogna avere l’umiltà e la curiosità di studiare, adattare e testare modelli in sperimentazione o in uso in Paesi che per necessità di cose sono più avanti di noi nell’utilizzo di mezzi creativi ma efficaci per sostenere la Salute Mentale.
Cercare soluzioni innovative e pensiero laterale richiede la sinergia tra tutte le forze che vogliono vedere la società civile progredire e l’Uomo vivere in pace con i suoi simili, prendendosi cura dei più fragili e prevenendo azioni dettate dal disagio psichico, quando non da veri e propri disturbi mentali. Le istituzioni, di contro, devono ancora acquisire una visione legislativa che sia completata armonicamente, così da non entrare in un corto circuito fatale tra le esigenze di sicurezza ed aiuto e quelle di libertà individuali e privacy. Uscire dai radar della cura e della presa in carico, in questo corto circuito, ci disperde nella sottile ma sostanziale differenza tra aiutare una persona ad essere libera o le libertà tout court di singoli avulsi dal contesto sociale. Si disegna qui plasticamente il confine che separa la cura, integrata e solidale dell’individuo, da processi anarchici (e non informati) di fallaci libere scelte, che rischiano di sortire l’opposto effetto di privare la persona del necessario aiuto per vivere realmente liberamente ed in sicurezza per sé e gli altri.
Antonio M. Persico (nella foto), psichiatra, professore prdinario di Neuropsichiatria infantile e dell'adolescenza, Unimore
Leti Acciaro Andrea, direttore Hub Rer Chir Mano Aou Policlinico di Modena
Francesco Fidanza, Aou Policlinico di Modena e consigliere comunale città di Modena

