“Cosa è l’uomo perché te ne ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8).
Mai abbiamo sentito così viva questa domanda come dopo quanto è accaduto sabato 16 maggio nel centro storico di Modena, quando un uomo alla guida di un’auto si è lanciato a folle velocità su inermi passanti, che sono stati colpiti brutalmente e segnati per sempre nella carne.
Le colpe e le responsabilità personali vanno certamente chiarite e non nascoste, ma tutte le analisi e le posizioni emerse non bastano a pacificare il nostro cuore. Rimane lo sgomento per un gesto violento e insensato, che è arrivato a toccarci da vicino in un normale sabato pomeriggio di sole in centro città.
Chi può stare davanti a un fatto simile senza avvertire una vertigine di fronte all’abisso di male e terrore che si è aperto in quel breve tratto della via Emilia, fra il sangue ed i feriti a terra? C’è un male che può anche essere il nostro: quanta indifferenza in noi davanti ai conflitti che sconvolgono il mondo, o davanti alla solitudine di chi ci abita accanto…
Don Erio, il nostro vescovo, rispondendo ad alcuni ragazzi di una scuola modenese che gli chiedevano della sua concezione del
bene e del male, ha recentemente raccontato che, durante una visita pastorale in Brasile, ha assistito ad una tempesta nella foresta amazzonica: le chiome degli alberi fluttuavano rovinosamente, mentre i tronchi restavano saldamente ancorati al terreno con le loro radici. Le chiome, che sono immediatamente più visibili, sono come il male, le radici sono come il bene: magari nessuno le vede, ma permettono agli alberi di restare in piedi.Dove si radica, allora, la nostra speranza? Come non perdere, da domani, quel desiderio di prossimità umana emerso in città, ad esempio nel soccorso immediato e nella vicinanza ai feriti?
“C’è bisogno di Qualcuno che ci liberi dal male / perché il mondo tutto intero è rimasto tale e quale”, cantava il cantautore Claudio Chieffo.
Solo un’esperienza vissuta di bene può permettere di non girare lo sguardo dall’altra parte. Un’esperienza possibile in una compagnia quotidiana di uomini e donne che, con tutti i loro limiti, cercano e offrono uno spazio di bene comune, fino ad affermare che il male non è mai l’ultima parola su nessun uomo. Questa è da duemila anni la 'strana compagnia' della Chiesa, per usare le parole di don Luigi Giussani.
Davide Spitaleri - Responsabile Comunione e Liberazione Modena

