Antonio Di Pietro ha risposto a una serie di nostre domande sul significato della riforma e sulle sue conseguenze per cittadini e magistratura. Perché è così importante questa riforma e perché per lei votare si?
“Io voto sì, voto convintamente sì, perché questa riforma non nasce ieri, né nasce da questo governo e da questa maggioranza. È una riforma della Costituzione che varrà anche quando cambieranno le maggioranze e cambieranno i governi. È una riforma della Costituzione che deve completare quel che è avvenuto nell’89, con la riforma Vassalli, in cui finalmente si è dato esecuzione a ciò che prevede la Costituzione repubblicana: un pubblico ministero e un difensore alla pari davanti a un giudice terzo. Questa separazione delle carriere permette finalmente a ognuno di interpretare il suo ruolo senza alcuna commistione. Oggi il giudice che giudica quel che ha fatto un pubblico ministero è a sua volta giudicato dai pubblici ministeri per la sua carriera, per il trasferimento, per le valutazioni disciplinari. Questo perché c’è un solo CSM dove i ruoli sono mischiati, anche nella sezione disciplinare. Questa riforma non toglie nulla all’autonomia e all’indipendenza del pubblico ministero, mantiene l’obbligatorietà dell’azione penale e rende più indipendenti pm e giudici non solo dalla politica, ma anche dalle correnti interne”.
Il meccanismo del sorteggio è uno dei punti più dibattuti: quali conseguenze porterà e perché è così importante?
“Finora i membri del CSM sono stati eletti dai magistrati, ma non sta scritto da nessuna parte che debbano essere eletti. Il CSM non è un organo di rappresentanza ma un organo di garanzia per i cittadini. Proprio perché è un organo di garanzia può essere sorteggiato, e deve esserlo in questo momento, perché il sistema Palamara ha mostrato come al CSM si vada per appartenenze ideologiche e politiche delle correnti dell’ANM, e come lì si debbano eseguire le loro disposizioni. Nel 2022, in un referendum interno, oltre il 42% dei magistrati era favorevole al sorteggio.
“Chiunque lo dice un falso, un falso grave. Ricordiamoci che la separazione delle carriere era stata proposta anche nella bicamerale D’Alema e in molte proposte del Partito Democratico. Oggi si dice no solo perché si sta spostando il referendum sul piano politico: voto sì o voto no a seconda se sono a favore o contro il governo. Ma i governi passano, la Costituzione resta. Serve un arbitro che non sia della stessa famiglia dei giocatori”.
Di Pietro ha poi aggiunto: “Questa riforma aiuta il cittadino ad avere più fiducia nella magistratura. Ai miei tempi il 97% dei cittadini era a favore del nostro operato, oggi meno del 50%. Certo, la politica spesso si è difesa dai processi invece che nei processi, ma un po’ di autocritica i magistrati devono farla. Il pubblico ministero ha bisogno di un giudice che nulla abbia a che fare con lui. L’eccesso di zelo fa male.

