“Io voglio che nasca lo Stato di Palestina, ma Israele resta la terra dei miei genitori, i miei nonni materni, dove vive gran parte della mia famiglia. Laggiù ci sono sette milioni di ebrei che non hanno un altro posto in cui andare'.
Gad Lerner spiega in breve a noi e lo farà nel corso dell'incontro che cosa significa considerarsi 'ebreo dissidente: 'Non significa essere contro la propria identità, ma contro le derive che la storia rischia di riprodurre. Lerner ricorda come la sua stessa famiglia fosse arrivata in Palestina non per scelta, ma come profuga in fuga dalle persecuzioni europee.
'Erano fuggiaschi e profughi, anche loro. La tragedia è che hanno causato nuovi profughi e non si è saputo comporre la convivenza. Noi che abbiamo la fortuna di vivere fuori dalla zona di guerra dobbiamo aiutare israeliani e palestinesi a incontrarsi, a riconoscersi, non ad aizzarli a continuare una guerra'
Il 7 ottobre e la memoria personale: 'Ho sentito l’angoscia dell’annientamento'
Lerner, introdotto dal giornalista Paolo Tomassone che ha moderato il confronto tra il sindaco Massimo Mezzetti e il giornalista ha raccontato il trauma del 7 ottobre 2023, quando l’attacco di Hamas ha risvegliato in lui memorie familiari profonde:'È come se avessi sentito anch’io l’angoscia dell’annientamento. Ricordi sinistri di ciò che accadde alla mia famiglia tra il ’42 e il ’45. In soli due o tre anni la Shoah sterminò metà degli ebrei europei, cancellando intere comunità'
Il dissenso come fedeltà alla propria storia
La necessità della dissidenza come slancio morale ed esistenziale ha rappresentato il filo conduttore della sua testimonianza. 'Il mio dissenso è in nome di Israele, della Bibbia, dell’ebraismo. Abbiamo bisogno di disobbedienti, di eretici, in tutti i popoli.Poi un punto fermo, richiamato anche in parte dal sindaco: 'Un popolo non può essere considerato collettivamente colpevole, questa è una idea deviante e blasfema'
Come è possibile, se è possibile, uscire dal buio della regione, e intravedere la luce? 'Quando brancoli nel buio è inevitabile pestarsi i piedi. Ma l’alternativa è prendersi per mano, fare un passo alla volta, sorreggersi come comunità'.


