Sono alcuni degli aspetti ricostruiti ufficialmente dal vicensindaco Francesca Maletti in risposta in consiglio comunale, a quattro interrogazioni presentate sul caso sia da gruppi di maggioranza che di opposizione.
Sempre nel merito del nucleo famigliare che viveva e aveva vissuto nell'area il vicesindaco ha spiegato che uno dei due nuclei, formato da una figlia del capostipite e i suoi tre figli, si è trasferito l’anno scorso in provincia a seguito di un preliminare di acquisto di un immobile, per il quale il Comune non ha erogato risorse. Quanto al secondo nucleo, protagonista dello spostamento a San Pancrazio, è formato, oltre che dal capostipite, da uno dei suoi figli, attualmente detenuto, dalla moglie e dai loro sei figli, di cui cinque minori. Il maggiorenne è anche lui attualmente in carcere, a seguito dell’incidente risalente al 28 febbraio scorso.
Per il nucleo famigliare a San Pancrazio si cerca collocazione stabile: non possiamo allontanarle, dobbiamo garantire loro condizioni minime di vita
'L’Amministrazione si sta adoperando per individuare una collocazione stabile e dignitosa per il nucleo familiare ospitato temporaneamente a San Pancrazio.
Le spese per lo sgombero dell'area e il trasferimento del nucleo famigliare
Quanto alle spese affrontate per lo spostamento, Maletti ha spiegato che comprendono il trasferimento delle roulotte (1.500 euro di carro attrezzi) e quelle per la dotazione del bagno chimico nell'area di San Pancrazio, che costa 160 euro al mese.
Controlli nell'area di San Pancrazio e prospettive
Sui controlli in loco, Maletti ha detto che 'è stata creata una rete di raccordo tra servizi sociali, educatori, Croce Rossa, Arca e Polizia locale al fine di monitorare e governare la permanenza dal punto di vista abitativo, educativo, del rispetto delle regole di convivenza e del vicinato. Ad oggi, non sono pervenute richieste d'intervento o segnalazioni relative a comportamenti inadeguati o dissidi con i residenti. La Polizia locale comunque mantiene costante il presidio di vigilanza'.
Il vicesindaco ha concluso sottolineando come 'la necessità di dare ai minori coinvolti un contesto di vita confacente a standard di dignità accettabili non è solo motivata da un significato etico e normativo, ma dalla consapevolezza che gli interventi introdotti dall’Amministrazione hanno un’efficacia molto ridotta, se non sostenuti da condizioni oggettive adeguate. Se questi minori non hanno un luogo di vita dove possano avere acqua calda per lavarsi, luce per fare i compiti e servizi igienici, non possiamo sperare che i nostri interventi legati all’educazione e alla formazione siano pienamente efficaci'.
Acceso dibattito in aula
Dopo la trasformazione delle quattro interrogazioni presentate da esponenti di Modena per Modena, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia in un’unica interpellanza, è seguito un intenso dibattito
Il dibattito è stato avviato da Giovanni Bertoldi (Lega Modena), che ha criticato l’impiego di risorse pubbliche in contesti definiti 'marginali e segnati da illegalità diffusa', chiedendo lo sgombero immediato dell’area e la cessazione di ogni sostegno.
Sulla stessa linea, Paolo Barani (FdI) ha ripercorso le responsabilità amministrative e i costi sostenuti negli anni, giudicando fallimentare la gestione complessiva e interrogandosi sulle conseguenze che si sarebbero prodotte senza l’intervento prefettizio seguito all’incidente mortale del 28 febbraio.
Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha collegato la vicenda a decisioni politiche del passato, evidenziando il contrasto tra l’inerzia degli anni precedenti e la rapidità dell’intervento recente, auspicando interventi più tempestivi per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
Maria Grazia Modena (Modena per Modena), che ha richiamato la complessità culturale e sociale del tema, ricordando le difficoltà storiche di integrazione e la necessità di distinguere tra comunità diverse. Lucia Connola (Pd) ha invece sottolineato l’importanza di mantenere un equilibrio tra legalità e coesione sociale, valorizzando il lavoro svolto in raccordo con la Prefettura e ribadendo il carattere temporaneo della soluzione individuata a San Pancrazio.
Critico anche Luca Negrini (FdI), che ha denunciato scarsa trasparenza e scelte politiche ritenute errate, parlando di una “zona franca” creatasi negli anni e chiedendo verifiche puntuali sulle risorse impiegate, oltre a un maggiore coinvolgimento del tribunale dei minori.
In chiusura, il Vicesindaco Francesca Maletti ha richiamato i vincoli normativi e la complessità sociale del caso, ricordando che la tutela dei minori è competenza del tribunale e che interventi drastici rischiano di produrre effetti controproducenti. Ha valorizzato il lavoro dei servizi sociali e ribadito che l’area di San Pancrazio è una soluzione temporanea destinata a essere superata entro tempi definiti. 'Non abbiamo la bacchetta magica – ha affermato – ma dobbiamo costruire percorsi di legalità e integrazione. Qui o vinciamo tutti o perdiamo tutti'.


