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Sgombero area San Matteo voluto dalla prefettura: 12 anni fuori dalle regole a spese e con l'autorizzazione del Comune

Sgombero area San Matteo voluto dalla prefettura: 12 anni fuori dalle regole a spese e con l'autorizzazione del Comune

Il vicesindaco Francesca Maletti ha risposto in consiglio comunale e ripercorso il lungo caso. L'autorizzazione del Comune a collocare un uomo ai domiciliari con moglie irregolare e con 13 figli tra cui quelli convolti nell'incidente mortale in via Nonantolana. Uno di loro non aveva mai frequentato la scuola dell'obbligo. Progetti di integrazione rifiutati o falliti. Il rischio che la situazione degeneri a San Pancrazio e la promessa dell'assessore: 'A breve una soluzione abitativa. Non possiamo allontanarli'


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'Un'area priva degli standard minimi di sicurezza, igiene, decoro, per 12 anni, dal 2014, autorizzata dal Comune di Modena che solo a seguito dell'invito del 4 febbraio scorso della prefettura, seguito al clamore anche mediatico generato dall'incidente stradale provocato da un auto condotta da un ragazzo senza patente che viveva nell'area, è stata sgomberata. Un'area abitata da decine di persone tutte legate ad una famiglia Rom formata da un capostipite e dai suoi 13 figli che, con le rispettive famiglie, vivevano sul territorio spostandosi con i loro camper da un parcheggio all’altro. Fino a quando nel novembre 2014, a seguito di un provvedimento di arresti domiciliari, il Comune di Modena ha messo a loro disposizione l’area di San Matteo, di proprietà comunale. Il collocamento, autorizzato dall'Amministrazione per poter adempiere al provvedimento di arresti domiciliari, si è così protratto per oltre un decennio. Nell’area si sono stabiliti il capostipite e due dei suoi figli con relative famiglie, mentre i nuclei degli altri undici figli non si trovano sul territorio. Nel 2016 è stata aperta un’utenza idrica da parte del Comune di Modena per rispondere alle esigenze igienico-sanitarie e di tutela della dignità umana degli occupanti, primi fra tutti i minori.
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Il costo di questa utenza, circa 800 euro all’anno, è stata sostenuta dal settore Ambiente. Così come a carico del Comune anche le spese per l'attivazione di un servizio di raccolta differenziata dei rifiuti, subito naufragato'.
Sono alcuni degli aspetti ricostruiti ufficialmente dal vicensindaco Francesca Maletti in risposta in consiglio comunale, a quattro interrogazioni presentate sul caso sia da gruppi di maggioranza che di opposizione.
Sempre nel merito del nucleo famigliare che viveva e aveva vissuto nell'area il vicesindaco ha spiegato che uno dei due nuclei, formato da una figlia del capostipite e i suoi tre figli, si è trasferito l’anno scorso in provincia a seguito di un preliminare di acquisto di un immobile, per il quale il Comune non ha erogato risorse. Quanto al secondo nucleo, protagonista dello spostamento a San Pancrazio, è formato, oltre che dal capostipite, da uno dei suoi figli, attualmente detenuto, dalla moglie e dai loro sei figli, di cui cinque minori. Il maggiorenne è anche lui attualmente in carcere, a seguito dell’incidente risalente al 28 febbraio scorso.

Per il nucleo famigliare a San Pancrazio si cerca collocazione stabile: non possiamo allontanarle, dobbiamo garantire loro condizioni minime di vita
'L’Amministrazione si sta adoperando per individuare una collocazione stabile e dignitosa per il nucleo familiare ospitato temporaneamente a San Pancrazio.
Il percorso di ricerca si sta svolgendo in base ai requisiti indicati dalla Legge Regionale 11/2015 e dalle delibere sul programma per le microaree, approvate da questo Consiglio comunale nel luglio 2025. Percorso al quale dobbiamo approcciarci partendo da una necessaria riflessione: queste persone esistono, sono determinate a rimanere sul territorio dove sono nate e, non avendo strumenti per allontanarle, dobbiamo garantire loro le condizioni minime che ci definiscono come società civile, soprattutto rispetto ai più deboli. Non affrontando o spostando il problema si rischia solamente di alimentare costi, non solo di natura economica ma anche personale e sociale. Ricordo, inoltre, che le responsabilità penali sono personali e vanno perseguite dai canali giudiziari: nessuno di noi può rispondere e pagare per colpe altrui. Soprattutto non possono pagare i minori, non direttamente responsabili delle azioni commesse da altri'.

Le spese per lo sgombero dell'area e il trasferimento del nucleo famigliare
Quanto alle spese affrontate per lo spostamento, Maletti ha spiegato che comprendono il trasferimento delle roulotte (1.500 euro di carro attrezzi) e quelle per la dotazione del bagno chimico nell'area di San Pancrazio, che costa 160 euro al mese.
Per la bonifica dell'area di San Matteo, 'i costi si aggirano intorno agli 11mila euro e sono comprensivi di fornitura e noleggio di escavatore, camion gru, camion per il trasporto a un impianto specializzato, smaltimento e personale per operazioni manuali di raccolta. Non graverà sulla parrocchia di San Pancrazio nessun tipo di onere economico derivante dal consumo di utenze o dalla necessità di effettuare lavori di pulizia o di ripristino presso l'area, sia per mantenere il decoro durante la loro permanenza, sia per riconsegnare l'area nello stato in cui è stata assunta: tali spese saranno a carico dell'Amministrazione comunale o di enti del Terzo settore', ha detto il vicesindaco.

Controlli nell'area di San Pancrazio e prospettive
Sui controlli in loco, Maletti ha detto che 'è stata creata una rete di raccordo tra servizi sociali, educatori, Croce Rossa, Arca e Polizia locale al fine di monitorare e governare la permanenza dal punto di vista abitativo, educativo, del rispetto delle regole di convivenza e del vicinato. Ad oggi, non sono pervenute richieste d'intervento o segnalazioni relative a comportamenti inadeguati o dissidi con i residenti. La Polizia locale comunque mantiene costante il presidio di vigilanza'.

Il vicesindaco ha concluso sottolineando come 'la necessità di dare ai minori coinvolti un contesto di vita confacente a standard di dignità accettabili non è solo motivata da un significato etico e normativo, ma dalla consapevolezza che gli interventi introdotti dall’Amministrazione hanno un’efficacia molto ridotta, se non sostenuti da condizioni oggettive adeguate. Se questi minori non hanno un luogo di vita dove possano avere acqua calda per lavarsi, luce per fare i compiti e servizi igienici, non possiamo sperare che i nostri interventi legati all’educazione e alla formazione siano pienamente efficaci'.

Acceso dibattito in aula
Dopo la trasformazione delle quattro interrogazioni presentate da esponenti di Modena per Modena, Pd, Fratelli d’Italia e Forza Italia in un’unica interpellanza, è seguito un intenso dibattito

Il dibattito è stato avviato da Giovanni Bertoldi (Lega Modena), che ha criticato l’impiego di risorse pubbliche in contesti definiti 'marginali e segnati da illegalità diffusa', chiedendo lo sgombero immediato dell’area e la cessazione di ogni sostegno.
Sulla stessa linea, Paolo Barani (FdI) ha ripercorso le responsabilità amministrative e i costi sostenuti negli anni, giudicando fallimentare la gestione complessiva e interrogandosi sulle conseguenze che si sarebbero prodotte senza l’intervento prefettizio seguito all’incidente mortale del 28 febbraio.

Piergiulio Giacobazzi (Forza Italia) ha collegato la vicenda a decisioni politiche del passato, evidenziando il contrasto tra l’inerzia degli anni precedenti e la rapidità dell’intervento recente, auspicando interventi più tempestivi per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.

Maria Grazia Modena (Modena per Modena), che ha richiamato la complessità culturale e sociale del tema, ricordando le difficoltà storiche di integrazione e la necessità di distinguere tra comunità diverse. Lucia Connola (Pd) ha invece sottolineato l’importanza di mantenere un equilibrio tra legalità e coesione sociale, valorizzando il lavoro svolto in raccordo con la Prefettura e ribadendo il carattere temporaneo della soluzione individuata a San Pancrazio.

Critico anche Luca Negrini (FdI), che ha denunciato scarsa trasparenza e scelte politiche ritenute errate, parlando di una “zona franca” creatasi negli anni e chiedendo verifiche puntuali sulle risorse impiegate, oltre a un maggiore coinvolgimento del tribunale dei minori.

In chiusura, il Vicesindaco Francesca Maletti ha richiamato i vincoli normativi e la complessità sociale del caso, ricordando che la tutela dei minori è competenza del tribunale e che interventi drastici rischiano di produrre effetti controproducenti. Ha valorizzato il lavoro dei servizi sociali e ribadito che l’area di San Pancrazio è una soluzione temporanea destinata a essere superata entro tempi definiti. 'Non abbiamo la bacchetta magica – ha affermato – ma dobbiamo costruire percorsi di legalità e integrazione. Qui o vinciamo tutti o perdiamo tutti'.
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Nato a Modena nel 1969, svolge la professione di giornalista dal 1995. E’ stato direttore di Telemodena, giornalista radiofonico (Modena Radio City, corrispondente Radio 24) e consigliere Corecom (C...   

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