La mostra che aprirà i battenti il 13 ottobre alle 21 presso la Chiesa del Voto in via Emilia centro a Modena e resterà allestita fino al 20 ottobre, interessa a tutti, almeno per tre aspetti estremamente importanti.
In primo luogo, la persona di Angelo Rosario Livatino: una figura eccezionale, di straordinaria ordinarietà; una persona integra, che è diventata grandiosa facendo bene il suo lavoro; un precursore delle modalità contemporanee di lotta alla mafia in un momento storico nel quale mancavano pressoché tutti gli strumenti di contrasto alla criminalità organizzata che oggi conosciamo, e la cui realizzazione ha trovato impulso anche a seguito del suo sacrificio.
Altra figura straordinaria nella sua semplicità è il testimone oculare dell'omicidio, l'agente commerciale Piero Nava: resosi conto del significato di ciò che aveva visto nello specchietto retrovisore della sua auto, si è precipitato a testimoniare ai carabinieri l'accaduto. Ciò ha consentito la rapida cattura di tutti gli autori del delitto. Questo gesto è stato gravido di conseguenze per lui e per la sua famiglia. Nava sostiene che in quel 21 settembre 1990 ad Agrigento sono morti in due, Livatino e lui stesso: da quel giorno è infatti costretto a vivere nascosto, sotto falso nome e sotto protezione. La sua scelta di 'fare la cosa giusta' ha stravolto completamente la sua vita. Ciononostante, continua a dirsi convinto che tornerebbe a fare tutto quello che ha fatto.
Significative anche le vicende e le figure di alcuni degli assassini del giudice. La prigionia in carcere ha costituito inaspettatamente un'occasione di studio e riflessione, che ha fatto maturare in loro la consapevolezza dell'enormità di ciò che avevano compiuto e li ha avviati su un faticoso cammino di pentimento e conversione.
'Il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore se è giustizia vera, e viceversa se è amore autentico'. Così, quasi offrendo anticipatamente una chiave di lettura per la propria sorte, Livatino si era espresso in una conferenza del 1986 dedicata a 'Fede e diritto' .
Dai pannelli della mostra queste parole non cessano di interrogare, attraverso i volti e le scelte di persone concrete.
Il programma
Alla serata inaugurale del 13
Il 14 ottobre alle 9.30 conferenza su 'Eredità di Livatino, un esempio per l'Aemilia di oggi' con Ottavio Sferlazza, ex procuratore della Repubblica a Palmi, Francesco Maria Caruso, giudice al processo Aemilia e Francesco Diamanti, professore di Diritto penale Unimore. Modera l'avvocato Nicola Termanini.
Il 15 ottobre alle 21 la conferenza 'Credenti e credibili: l'eredità spirituale del giudice beato Livatino' con meditazioni di don Giorgio De Checchi di Libera.


