Ad aprire la marcia è stato il sindaco Massimo Mezzetti. Ha ringraziato i promotori, ricordato i 59 conflitti attivi nel mondo, e criticato le potenze che soffocano i sogni di unità, citando Altiero Spinelli e l’idea di un’Europa unita oggi “sotto scacco”. Ha definito l’epoca attuale un tempo sospeso, “tra il non più e il non ancora”, e lanciato il messaggio centrale: “La guerra ha sostituito la politica. La politica deve tornare al suo compito: essere politica della non violenza, altro da guerra e terrorismo”. Il terrorismo, ha aggiunto, è “reazionario” e prospera in un mondo schiacciato tra conflitti e paura. Ha chiuso con un appello all’impegno personale dei cittadini, che la politica deve “aggregare”.
Il corteo si è mosso alle 15, dipanandosi lungo Via Emilia Centro e Corso Canal Grande. In centro ha incrociato il presidio di Modena per la Palestina, che ha scandito un messaggio netto: “Non c’è pace senza giustizia”. Dal palco improvvisato, il Coordinamento ha parlato di divieto alla bandiera palestinese, giudicato “incomprensibile mentre a Gaza è in corso un genocidio”, e ha puntato il dito sui rapporti del Comune con una realtà italo-israeliana con presunto retroterra nel comparto difesa e fornitrice di A.M.O. – Agenzia Mobilità – e sulle partnership accademiche di Unimore con soggetti israeliani, lette come ambigue rispetto alla ricerca in campo militare.
Da qui l’annuncio della Consulta Popolare contro Guerra, Riarmo e Genocidio, nuovo percorso dal basso con cui l’attivismo chiede confronto politico è una posizione netta contro qualsiasi relazione con il governo israeliano oltre che con i suoi interessi economici.
Nessun incidente, dissenso espresso a distanza ma senza scontro. La Marcia ha proseguito fino a Piazza Roma, dove circa 1.500 persone hanno sfidato il freddo fino alle 17:30.


