Le investigazioni, sin dalla fase delle indagini preliminari, avevano consentito di delineare un sistema fraudolento posto in essere dal condannato, fondato sull’abuso della normativa fiscale in materia di ACE (Aiuto alla Crescita Economica) e sull’alterazione della documentazione societaria e fiscale di un gruppo di società a lui riconducibili e da lui amministrate di fatto.
In particolare, era emerso come, attraverso un fittizio conferimento “sulla carta” di circa 10 miliardi di euro, rappresentato da strumenti finanziari privi di valore economico e non riconosciuti dagli organi di vigilanza (buoni-lavoro), fosse stato creato un credito d’imposta fasullo, quantificabile in circa 24 milioni di euro. Tale credito veniva poi utilizzato per compensare indebitamente debiti tributari verso l’erario, generando un rilevante danno per le finanze pubbliche.
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Le indagini avevano altresì consentito di ricostruire operazioni di autoriciclaggio per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro, realizzate mediante il trasferimento di parte del credito d’imposta fittizio a società riconducibili al condannato, al fine di capitalizzarle e reimpiegare le risorse illecitamente generate.
Con la sentenza di condanna l’uomo è stato riconosciuto colpevole dei reati contestati, tra i quali figurano le indebite compensazioni, omesso versamento Iva, autoriciclaggio, falso in bilancio e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e, quindi, condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione, oltre al pagamento della multa di euro 16.200, nonché delle spese processuali e di custodia cautelare.
Oltre alla pena principale, al condannato sono state irrogate diverse pene accessorie: interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per 2 anni e 6 mesi; incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per 2 anni e 6 mesi; interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per 2 anni e 6 mesi e interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria.
Con il passaggio in giudicato della sentenza è stata altresì disposta la confisca definitiva dei beni riconducibili al condannato quale profitto dei reati accertati.



