Illuminare bene la casa è fondamentale. La luce arreda esattamente come i mobili e gli accessori e contribuisce tantissimo a definire il livello di comfort dell’atmosfera.Quando si gestisce questo aspetto, è necessario procedere facendo un passo oltre alla questione estetica, che rimane comunque rilevante (se sei alla ricerca di lampade capaci di stupire al primo sguardo,
prendi ispirazione dal catalogo di Vivida International, uno dei brand più popolari online fra i veri appassionati di light design).La bellezza della singola lampada, che può essere più o meno aderente alle linee di un determinato stile, è solo uno degli aspetti da considerare.Essenziale è soffermarsi anche su dettagli tecnici come l’indice di resa cromatica (CRI).Si tratta di un valore che indica la capacità, da parte di una determinata fonte luminosa, di rendere in maniera efficace e realistica i colori degli oggetti e delle superfici su cui la luce cade.I valori sono compresi tra 0 e 100 e sono associati all’unità di misura Ra. Quando ci si trova davanti allo 0, si ha a che fare con il valore minimo.
In questo caso, la resa è nulla.Con 100, il valore massimo, si inquadra la resa cromatica che si può apprezzare con la luce naturale.Si può capire chiaramente l’importanza di tutto questo in casa.La resa cromatica degli accessori e degli elementi d’arredo è fondamentale per l’estetica dell’ambiente e può aiutare tantissimo a viverlo con un determinato mood (sappiamo bene che il nostro umore e la nostra capacità di concentrazione sono profondamente influenzati dai colori che abbiamo intorno.
CRI e gestione dell’illuminazione in casa
Dalla teoria passiamo alla pratica, parlando dei consigli pratici per gestire il CRI nella quotidianità dei progetti.Più aumenta il valore del CRI, più una determinata lampada è in grado di rendere in maniera realistica ed efficace i colori. Numeri alla mano, un valore pari a 80 è ideale per avere la certezza di una resa soddisfacente, a prescindere dall’ambiente in cui la fonte di illuminazione è collocata.Le fonti di illuminazione con indice di resa cromatica superiore a 90 hanno il loro perché in casi particolari come quello dell’illuminazione d’accento, essenziale in contesti come il salotto e risposta perfetta per valorizzare opere d’arte, a partire dai quadri.Sotto al valore di riferimento di 80, invece, si ha a che fare con indici di resa cromatica che vanno benissimo per illuminare gli spazi outdoor.In questi frangenti, infatti, la precisione è fondamentale, anche per ragioni di sicurezza, ma
la resa dei colori ha un ruolo decisamente meno impattante.L’80, il più volte citato valore standard, caratterizza le lampade a LED che, oltre al vantaggio del risparmio, hanno dalla loro parte il fatto di garantire un comfort visivo ottimale in diversi contesti (attenzione: parliamo di un valore medio).
I campioni di colore
Per determinare il livello di resa, quando si parla di CRI è necessario concentrarsi su 8 campioni di colore, che sono stati definiti dagli esperti della CIE (International Commission on Illumination, fondata nel lontanissimo 1900).Chi vuole fare una valutazione ancora più precisa, può prendere come riferimento un set più ampio, caratterizzato dalla presenza di 15 colori.Gli 8 sopra citati sono i seguenti: grigio-azzurro con tono chiaro, beige scuro, verde-giallo con tono chiaro, verde oliva con tono chiaro, verde-blu chiaro, blu chiaro, viola chiaro, rosa carne.Un’evoluzione dei campioni cromatici del CRI sono i 99 del TM-30, che si contraddistinguono per la presenza di cromie con diversi livelli di saturazione.Non c’è che dire: il progetto di illuminazione è un viaggio che comprende diverse tappe tecniche e il lavoro sul CRI è una delle più importanti se si punta a creare ambienti capaci di incantare chi li vive ogni giorno.