Quanto c'è di autobiografico nel suo libro?
'Non è una storia strettamente autobiografica, ma certamente nello scriverla ho attinto a mie esperienze personali dirette. Ho voluto cambiare i nomi dei protagonisti per far sì che ognuno potesse offrire la propria interpretazione di quanto raccontato'.
L'Indiano padano è soprattutto una storia di amicizia.
'Attraverso le storie e gli episodi della vita di Lillo ho voluto che emergesse esattamente questo. Il valore della amicizia che ho sentito forte nella mia vita e che oggi mi pare sia venuto meno. Uno stare a fianco sincero e gratuito che rende la vita di ciascuno migliore'.
Un libro scritto in prima persona, ma la voce narrante è davvero la sua?
'Anche in questo 'io narrante' credo che si possano identificare tutti i lettori. Come ho scritto nel libro, questa storia è reale come il sangue che mi scorre nelle vene. E non importa che luoghi e personaggi siano sfumati, perchè la realtà delle emozioni che ho cercato di descrivere è cristallina'.
Il bambino in copertina che accarezza un campo di grano ha un valore particolare?
'Ho cercato una immagine che desse il senso dell'importanza del legame con la terra e con i suoi frutti, rappresentato dal grano, e della necessità di guardare avanti, verso quel futuro che per Lillo è così importante e sulle cui tracce si muove il suo percorso'.
Un libro scritto con un obiettivo di solidarietà.
'Sì, ho deciso che l'intero ricavato delle vendite del libro, acquistabile su Amazon.it, andrà ad Aseop, l'Associazione a sostegno della ematologia oncologia pediatrica di Modena'.

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