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'Mutina, l’alba dell’impero', Gabriele Sorrentino racconta la nascita dell’Impero Romano

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È uscito per Artestampa il nuovo libro dello scrittore, storico e public historian modenese. A fare da sfondo alle vicende che seguirono l’assassinio di Giulio Cesare, è Modena, “città firmissima ac splendidissima” dove tra il gennaio e l’aprile del 43 a.C si decisero le sorti della più grande istituzione politica del mondo allora conosciuto


'Mutina, l’alba dell’impero', Gabriele Sorrentino racconta la nascita dell’Impero Romano

Le Idi di marzo del 44 a.C segnano il destino della Repubblica romana. Con l’omicidio di Giulio Cesare si delineano infatti quegli scenari che vedranno emergere su tutti il giovane e astuto Gaio Cesare Ottaviano, nipote ed erede del leader assassinato e futuro Augusto, primo imperatore di Roma. All’indomani della morte di Cesare, tuttavia, Roma è sull’orlo di una nuova guerra civile, che antepone, da una parte, i cesaricidi, appoggiati in Senato da Cicerone, ma osteggiati dal popolo, costretti a rimanere lontani dalla capitale. Dall’altra c’è Marco Antonio, che tenta di negoziare la pace ma, allo stesso tempo, teme per il suo futuro politico. In questo scenario generale, è Mutina, colonia romana della Gallia Cisalpina, a fare da sfondo alle vicende che porteranno alla fine della Repubblica e alla nascita dell’impero. È proprio nella nostra città, di cui quest’anno si celebra il bimillenario della fondazione, che si sviluppano le vicende del romanzo storico “L’alba dell’impero” (Artestampa, 376 pag, € 18) dello scrittore e storico modenese Gabriele Sorrentino che ripercorre il periodo che va dal gennaio all’aprile del 43 a.C, quando il cesaricida Decimo Bruto si barrica in città, inseguito da Antonio e difeso dai consoli Irzio e Pansa. Con loro c’è anche Ottaviano, che da abile stratega, sta cercando l’appoggio del Senato e di Cicerone per ottenere la legittimazione. Qui la storia. Le fantasia dell’autore interviene immaginando che la vita del futuro Augusto sia minacciata da un misterioso sicario. In difesa del giovane Ottaviano interviene Marco Nevio, legionario in congedo, che in nome di un antico giuramento, tenterà di salvare la vita del giovane leader. Personaggi storici e di fantasia si contendono la scena di questo tomo di quasi 400 pagine: c’è il centurione Nerellio che appoggia Antonio nella sua ascesa al potere, l’amore disperato di Geminiana e Lucio in una città sotto assedio, e il giovane Vibio Servio, figliastro di Pansa, che si arruola sotto falso nome nelle legioni di Ottaviano con uno scopo oscuro. Abbiamo incontrato l’autore per farci raccontare la genesi del romanzo.

 

Questo è il tuo secondo romanzo storico dopo 'Il grido della verità'. L'epoca questa volta è quella romana, ma l'ambientazione è sempre Modena. Qual è stata la “scintilla” che ha fatto nascere l’ispirazione?

“Alcuni anni fa, mentre scrivevo 'Quando a Modena c'erano i Romani', il mio saggio uscito per Terra e Identità, mi sono resoconto che le prime righe delle 'Res Gestae', il testamento politico dei Ottaviano Augusto, parlano di Modena o, meglio, di Mvtina romana. Quando Augusto, ormai anziano, scrive 'A 19 anni, di mia iniziativa e con spesa privata, misi insieme un esercito, con il quale vendicai la Repubblica oppressa nella libertà dalla dominazione di una fazione' racconta infatti la Guerra di Modena, cioè il conflitto che, dopo la morte di Cesare, coinvolse Marco Antonio, Bruto, i Consoli Pansa e Irzio e lo stesso Ottaviano. Proprio la vittoria di Ottaviano gli permise di iniziare quell'ascesa politica che lo avrebbe portato a fondare, di fatto, l'Impero Romano come lo intendiamo noi. Questa notizia ha sedimentato nella mia coscienza per qualche anno fino a quando non mi sono sentito di raccontare questa storia”.

 

Ci sono personaggi storici e altri inventati. Mentre per i secondi l'autore ha praticamente 'carta bianca', per i primi deve attenersi a quanto tramandano i libri di storia. Ti sei concesso qualche 'licenza'?

“La principale difficoltà per i personaggi storici reali è ricostruire il loro modo di pensare. Per l'aspetto fisico abbiamo spesso raffigurazioni, difficile è cogliere il loro carattere. Nella nota critica all'inizio del libro spiego come ho 'trattato' i principali personaggi e dove ho 'barato'. Ho cercato di concedermi meno licenze possibili ma, quando ho dovuto far agire un personaggio reale, ho dovuto decidere io come si sarebbe comportato. La mia decisione si è basata su una minuziosa ricerca, però è stata inevitabilmente arbitraria”.

 

C'è un personaggio che ti ha coinvolto particolarmente e a cui ti sentì più vicino?

“Ho messo un po' di me in tutti i personaggi e, come ogni genitore, amo tutti i miei figli. Diciamo, però, che ci sono due personaggi che meritano una menzione speciale. Lucio Valerio è un giovane trascinato suo malgrado in un gioco politico più grande di lui. I suoi continui tentativi di sopravvivere ai rovesci che colpiscono la sua vita sono davvero encomiabili. Poi c'è Geminiana, una donna vittima di una società violenta e maschilista, che mostra una tenacia e una forza d'animo non comuni”

 

Nel libro c'è anche una storia d'amore? Chi sono i due innamorati e come la loro storia si inserisce nel contesto?

“In verità, le storie d'amore principali sono tre. Per non rovinare il piacere della lettura, posso parlare solo di quella tra Lucio e Geminiana, resa tragica dalla società dell'epoca che impone matrimoni di interesse, ai quali nessuno dei due sposi ha la possibilità di sottrarsi. Un uomo e una donna, però, nella Roma repubblicana hanno diritti, doveri e possibilità molto diverse e questa differenza influirà sulle vite di Lucio e Geminiana. La loro storia d'amore è inserita nel contesto del romanzo perché le loro azioni si intrecciano con gli eventi storici, influenzandoli e venendone influenzati”

 

Tu sei anche 'public historian', in che modo la tua formazione ha influenzato o ti ha guidato nella stesura del romanzo?

“La Public History è quella disciplina che vuole raccontare la storia al grande pubblico mantenendo però il rigore del metodo storico. Uno degli strumenti di questa narrazione, il romanzo storico, ha a mio avviso un ruolo di prim'ordine. Nel costruire il romanzo ho cercato di applicare il metodo di Public History, fornendo un'ambientazione coerente e verosimile, senza però rinunciare a tutti i trucchi del narratore. Il mio obiettivo è stato costruire una storia dotata di ritmo e piacevole, che fornisse anche molte informazioni sulla storia di Mvtina e dell'epoca romana in generale”.

 

Sei autore sia di saggi che di romanzi storici. Quali sono le differenze nella ricerca e nell'elaborazione e quali le difficoltà e i punti critici a cui bisogna fare attenzione?

“La ricerca da effettuare per un saggio non differisce troppo da quella per un romanzo storico. Anzi, per un saggio a volte è sufficiente concentrarsi su un aspetto del problema, un romanzo obbliga lo scrittore a porsi domande che non sempre interessano a un saggista. Ad esempio, io ho dovuto studiare il cibo, come veniva mescolato il vino, quanto distava a cavallo Modena da Napoli. Ho dovuto immaginare i dettagli di una città, Mvtina, che ormai è sepolta sotto 6-7 metri di terra. Insomma, un lavoro a 360° gradi, molto divertente”.

 

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