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Piante in cittࠔ? a Modena

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Si può visitare il mondo e non solo quello, dalla propria città? S?.Sarà sufficiente mettersi in cammino, tra vie, piazze, e parchi, ci faranno da guida le varie piante che incroceremo sui nostri passi a condurci nel loro paese d'origine, e attraverso una lettura iconografica incontreremo personaggi noti e tanto altro


Piante in cittࠔ? a Modena

Il caso e un ramoscello sporgente ci ha introdotti nel cortile di un palazzo di via Ganaceto, si scoprirà poi dimora di una rosa botanica, rampicante e sempreverde cinese della regione dello Yunnan. Vaporosa ed elegante è la Rosa Banksiae, dedicata alla moglie di un personaggio singolare, Sir Joseph Banks, filosofo naturalista e primo direttore per decenni del Kew Garden, oltre che presidente della Royal Academy Society di Londra, finanziava e inviava in giro per il mondo cacciatori di piante, e comunque di tutto il vivente sconosciuto all’occidente per l’epoca, flora, fauna (e il più possibile e sotto ogni forma veniva inviato in patria), erano costoro degli appassionati studiosi che consapevoli di rischiare anche la propria vita, la anteposero alla sete, alla curiosità, all’amore per la conoscenza. Che di converso ha anche arricchito e molto la madrepatria.

 

Banks nella sua vita si allontanò dalla Gran Bretagna solo una volta, lo fece come inviato della Royal Marine e della Royal Society nel 1768, con altri scienziati naturalisti per osservare il transito di Venere attorno al Sole, la cui misurazione serviva per calcorare con precisione la distanza Terra - Venere, e di seguito la dimensione dell’universo, secondo l’ipotesi avanzata nel 1716 dall’astronono inglese Edmund Halley, (si, quello della cometa), che in vita non riuscì nell’impresa, il transito si ripete a coppia uno 8 anni dopo l’altro, una volta ogni 120 anni circa. La spedizione scientifica ed esplorativa (alla stessa stregua di una odierna missione spaziale) partì con il brigantino HMS Endeavour al comando del capitano James Cook, uomo di mare come pochi altri, impiegò circa un anno per arrivare nei mari del sud a Tahiti, l’isola sarebbe stato il miglior posto per l’osservazione, ma nulla poterono fare contro la bellezza che li catturò distraendoli della stessa isola, e il bagliore abbacinante dello stesso sole, e gli strumenti dell’epoca non permisero di fare rilievi precisi, gli dedicarono pochi attimi fuggenti. Ma Banks tornò in patria con un ricco bottino, aveva studiato e disegnato tutto il possibile, dalla vegetazione, alla fauna terrestre e marina.

 

Si parla di Cook e subito vengono in mente i suoi viaggi di circumnavigazione attorno al globo alla ricerca del continente australiano intrapesi con l’HMS Endeavour, scoprì l’Oceania, stabilì contatti con le Hawaii. Nel passaggio del Canada, verso il circolo polare antartico, eseguì rilievi cartografici precisissimi e dettagliati delle zone costiere di Terranova e del Labrador, un’istantanea odierna, a dimostrazione di tutta la sua bravura e grande perizia. Fece il periplo della Nuova Zelanda, fu il primo a vedere la straordinaria barriera corallina, un organismo vivente molto complesso a poche miglia dall’agognato continente, e sulla quale si incagliò con la nave, oggi in grave pericolo a causa del riscaldamento globale causato dall’inquinamento sfrenato umano. E approdò nella baia di Sidney, che battezzarono lui e Banks “Botany Bay”. Un’altra nave è stata chiamata come la sua, non per solcare i mari, ma per esplorare lo spazio-tempo di Einstein, lo Space Shuttle Endeavour.

 

Dalla via di Ganaceto alla Piazza della Pomposa è un attimo, si fa notare abbarbicato su per una colonna di un palazzetto un garbuglio arruffato di liane sottili annidate, è la madreselva, la Lonicera caprifolium, il suo profumo ci segnala l’arrivo della primavera, tipica del sottobosco mediterraneo, l’autunno si annuncia con lo sfolgorio rosseggiante fogliame della vite americana il Parthenocissus ssp.:, che in bella mostra sotto il portico poco più avanti, sta rapidamente colonizzando la sua facciata, non è finita, l’occhio cade sul giardino dell’Aedes Muratoriana, un’oasi, un angolo di paradiso che ha accolto per tantissimi anni i passi dell’archivista e bibliotecario della corte estense Ludovico Antonio Muratori, insigne studioso ed erudito, uno dei più eccelsi a livello europeo, (e ancora oggi studiatissimo in Gran Bretagna) della seconda metà del settecento illuminista. In questo intimo “scrigno – giardino”, spiccano i frutti color arancione del Diospyros kaki nel grigio invernale su rami ormai nudi, come pomi di sole a fendere la fredda coltre di nebbia, dall’altro lato svetta un suo connazionale sempre in arancio si tinge ma a inizio estate, è il Mespilus japonicus, il nespolo. E presso l’Archivio di Stato di via Cavour, si è appena conclusa la bella mostra sul nostro

Ludovico Antonio Muratori “Dalla carità cristiana alla pubblica felicità”, dal titolo del suo celebre trattato, che pare sia volato aldilà dell’Atlantico, atterrando nel 1781 nelle mani di George Washington, così scriveva il primo presidente degli Stati Uniti d’America, «Le arti e la scienza sono essenziali alla prosperità dello Stato e all’ornamento e alla felicità della vita umana e devono costituire l’incoraggiamento più importante per ogni amante di questo paese e di tutto il genere umano».

 

Su per Via del Taglio si è attratti e sorpresi da un arbusto poco conosciuto, due vasi di Plumbago capensis, nativo del Sud Africa, la fioritura in graziosi capolini, di un tenue azzurro fa da invito ad altre fraganze.

Pochi minuti dopo e si è nel Giardino Pubblico, eredità degli Estensi, tante le varietà arboree, elencarle tutte non si può, al posto d’onore la plurisecolare maestosa Quercus rover,o Farnia, la troviamo in quasi tutta la fascia boreale. Si ritorna in Giappone col bel viale di Sophora Japonica, che costeggia da un lato l’Orto Botanico, fiori riuniti in pannocchie color bianco crema in primavera. Spesso la pianta è confusa con la Robinia Pseudoacacia, per le foglie similari, ma la prima non ha spine. Il nome Robinia deriva da “pseudés”, falso e Acacia gli fu dato da Carlo Linneo, e intanto siamo giunti in Svezia, all’Università di Uppsala, dove lo scienziato aveva impiantato il suo erbario, e vi trascorse quasi tutta la sua vita a sperimentare e studiare le specie vegetali, a inventare il metodo per la classificazione, la “Taxonomies“, tassonomia. Sempre nell’Orto Botanico, troviamo la spinosa Maclura pomifera, o spirito degli Osagi (tribù indiana nordamericana) riconoscibile dal frutto globoso verdognolo, ma in verità il frutto è un insieme di numerossime piccole dupre, e il Liriodendron tulipifera, o altrimenti detto albero dei tulipani i cui fiori assomigliano, quest’ultimo presente al Parco Ferrari assieme al fratello statunitense Liquandambar styraciflua, dal latino “liquidis” e dall’arabo “ambar”, per la secrezione fluida e aromatica.

 

E dal Giardino Pubblico al Viale Ciro Menotti sono due passi,da un pò di anni è contornato su un lato dal nocciolo di Costantinopoli, ai più sconosciuto, è il Corylus colurna, pianta comune nell’aereale mediterraneo,dalla Grecia, a tutta la fascia costiera dei balcani e ovviamente la Turchia, e proprio colà si trova il Mar di Marmora e l’isola omonima,con le cave di marmo proconnesio. Nel 2007 durante dei lavori sulla Via Emilia Est, una benna urta qualcosa, si scava e si scopre un monumento funebre romano, il luogo era la necropoli orientale di Mutina , due millenni dopo e l’Ara di Vetilia Egloge, dissepolta ,oggi è esposta nel Lapidario Romano, rappresenta simbolicamente il passato della città. E’ molto significante la dedica di Vetilia, una liberta, che fa al carissimo marito, figlio di un decurione di Mutina, e al figlio pure lui un liberto (schiavo liberato), Lucio Valerio Costante, “Apollinare e Augustale”. Il figlio aveva una funzione sacerdotale legata alla celebrazione del potere imperiale, di origine divina, derivante come discendente della “Gens Iulia “ da Iulius figlio di Enea, e da lui alla dea Venere. Chi era Augusto? Il nipote di Caio Giulio Cesare, Ottaviano. E il nesso tra l’antica Mutina e il Principes o Augusto? Le guerre di Mutina e il triumvirato con Marco Antonio e Marco Emilio Lepido , nella Modena di 2.200 anni fa, finì, morì di fatto la Repubblica e nacque l’Impero.

E il momento cruciale di questo passaggio di cui fu testimone Mutina nel 43 a.C. è riprodotto magnificamente dalla pittura maestra di Niccolò dell’Abate nella Sala del Fuoco o dei Conservatori del Palazzo Municipale. Il tema sicuramente fu selezionato dal poeta e studioso Ludovico Castelvetro che frequentava il pittore, fino a poco tempo fa era possibile ammirare quello che rimaneva di un altro ciclo pittorico a fresco , le storie di Orlando e dell’Eneide, presso le Gallerie Estensi al Palazzo dei Musei, proveniente dalla Rocca di Scandiano,(è stato spostato presso il Palazzo Ducale di Sassuolo) ,del grande artista che poi la Francia ,a Fontainebleu presso la corte di Enrico II, avrebbe chiamato a sé. I due unici cicli pittorici supersisti di Niccolò dell’Abate, testimoni anche del periodo Rinascimentale a Modena, che così bene ha visualizzato e impresso a futura memoria quel momento storico dal passaggio dalla libertà repubblicana, alla dittatura mascherata del primo imperatore romano, assommando tutte le cariche, concentrando in sé un‘auctoritas assoluta, pur lasciando sussistere le forme finte repubblicane, coadiuvato dall’origine divina creata a tavolino diremmo oggi, avvenuta nella nostra città, che quest’anno festeggia il bimillenario con Mutina Splendidissima, quindi inscindibile, in parte spezzato il legame con la memoria idenditaria.

 

E il nostro Corylus colurna abbonda al Parco Ferrari, mescolato alla Juglans nigra (noce nero) , “Jovis glans” ovvero ghianda di Giove; (l’origine è latina dalla Juglans Regia) e alla Quercus rubra, inconfondibile per il colore rosso e per la grandezza delle foglie, varietà nordamericane pure loro. E le foglie tipiche di questa quercia ci riportano di nuovo all’Orto Botanico, a quella spalliera di ortensie quercifolia, Hydrangea quercifolia, che costeggia la montagnola a destra dell’ingresso all’istituto, il viraggio delle foglie in autunno è un passar dall’arancione vivo al cremisi, altra caratteristica è la corteccia che si sfalda come quella dei platani.

Alcune piante per vederle bisogna andare in …casa, varcata la porta, ci accoglie la volta frondosa come una cappella del grande leccio o Quercus ilex, dell’omonimo cortile in San Paolo, gli fa da compagno una esotica famigliola di banani, botanicamente Musa ssp.; a fruttificazione matura, la pianta muore, e un nuovo getto radicale sostituisce il marcescente.

 

Dal San Paolo ci si allunga sul Viale Buon Pastore, mettiamo piede in Oriente, con l’Aesculus Hippocastanum , “ìppos” sta per cavallo, e i frutti fungevano in antichità loro da cibo, proseguendo più avanti troviamo il Cercis Siliquastrum, la leggenda racconta che Giuda Iscariota pentitosi, lo scelse per andare altrove , la particolarità dell’albero è la sua copiosissima e profumata fioritura, anche lungo il tronco e i rami che anticipa le foglie rotonde e cuoriformi, è una bellezza commovente che sembra voler far dimenticare quell’essere stato da viatico.

 

Che dire poi della regalità del Platanus occidentalis, di Piazzale Molza? Da sua altezza al Palazzo dei Musei in linea d’aria sono pochi metri, e sempre al Museo Lapidario,si possono fare ancora diversi incontri inusitati, si ritrova il Platanus con altre sembianze, in bassorilievo su di un sarcofago, e riccorre in un nome latino. C’è stata qualche millennio fa una certa Clodia Pavtilla, che ha dedicato a sé e all’ottimo marito Q.V. Agatoni, e l’epigrafe continua…(orsù dunque andiamo di persona a leggere il seguito) il termine platano deriva dal greco “platýs”, quindi la citata Plavtilla e il marito erano originari forse della magna grecia, cioè erano genti che dalle regioni del sud dell’italica latina penisola si erano trasferite a Mutina. Multiculturalismo millenario.

 

Siamo sempre nella stessa città, e siamo passati, dalla Svezia, al Giappone, agli Stati Uniti. Adesso è il momento della Cina, in Piazza Mazzini troviamo il Ginkgo biloba, denominato così perché le sue foglie sono come due lobi affiancati, unico superstite, relitto preistorico, fu scovato per caso da cacciatori di piante, nella parte orientale del paese, si fa notare soltanto in autunno, splendidamente vestito d’oro. Gli fa compagnia la Magnolia grandiflora, riproposta anche nella forma di nastro colorato in foglie e frutti, corre e abbellisce tutto un fronte dei palazzi affaccianti sulla piazza, opera di rifacimento in stile Liberty dell’architetto modenese Arturo Prati (1871-1944).

Avanzando nel nostro passeggiare, merita sostare in largo Hannover, ingentilito da una trina merlettata violacea, è la strepitosa, esuberante fioritura a grappoli della Wistaria sinensin, il glicine, e si sarà deliziati dal profumo dei Tilia spp., in primavera. Da largo Hannover al Viale della Rimembranza, il passo è breve, sul lato del Palazzo della Provincia, in autunno inoltrato all’improvviso, un profumo ci inebria, la qual cosa riattiva l’olfatto spento dato il grigiore vischioso pregnante, eroici piccolissimi fiori color crema cerosi difficilmente visibili, ma in cambio l’effluvio rilasciato è così potente, meno male che c’è Eleagnus x ebbingei. Proseguendo per il viale, all’altezza di largo San Francesco, nell’aiuola a ridosso del muro di cinta , si fa notare un groviglio di filo spinato dal colore verde scuro, armato di spine lunghe fino a 8-10 cm, un dissuasore anti intrusione naturale, è il portainnesto per diverse varietà di agrumi, e subito è Sicilia al profumo di zaghere, o fior d’arancio, fiorisce dalla primavera ai primi d’estate è il Poncirus trifoliata.

 

Una ricca fioritura primaverile dalla sfumatura azzurra violacea imperiosa fuoriesce da un giardino cinto da mura in pieno centro città, è la Paulownia Imperialis,(da Anna Paulowna figlia dello Zar Paolo I), ma non è del grande generale inverno, che si intende parlare. Con quali occhi il grande fisico Giovan Battista Amici, avrà guardato e rimirato quella o diversa fioritura, sostando presso le sue finestre, da esteta? Da scienziato? Da inventore? Forse paragonandola ad altro, ideò strumenti ottici per l’astronomia (specchi e lenti per cannocchiali e telescopi) e per ricerche biologiche (obiettivi per microscopi) indagò e studiò dalle più piccole strutture degli esseri viventi fino ad esplorare le stelle più lontane. L’illustre concittadino, era l’astronomo di corte presso gli Este, suo l’osservatorio nel torrione del Palazzo Ducale, dove si trova molta della sua produzione

strumentistica, lo scienziato era conteso anche dal Granduca di Toscana, infatti mancò in quel di Firenze.

 

Lungo la via Emilia ovest, giochiamo in casa, sul marciapiede che costeggia VIII Campale, un imponente a guardia Cupressus sempervirens accompagnato da uno sparuto Alnus glutinosa, (ontano nero) fronteggiati da una fila di Catalpe, come sbarazzine ragazzette liceali in libera uscita.

Chi prende la via del Policlinico in via del Pozzo si imbatte nel vegliardo solitario cipresso calvo, arriva dalla Luisiana il Taxodium distichum, le sue radici amano e affondano nell’acqua e sviluppano dei pneumatofori, simili a candele legnose alte anche 2 m, che servono per respirare, la particolarità la si può osservare bene sia al Parco Amendola che nello stesso Giardino Pubblico ex Ducale.

 

Continuiamo visitando la retrospettiva dell’architetto e designer Cesare Leonardi “L’Architettura della vita”, presso il Palazzo Santa Margherita e alla Palazzina dei Giardini. Un viaggio a tutto tondo tra l’intelligenza creativa e il progettare diventa “vita”. Per dirla tutta è il testamento di un grande uomo, un grande artista, miscelatore di arti. Ci attrarrà come per magia in un impensato caleidoscopio, in un susseguirsi ventaglio di emozioni, suggestioni e sentire. Abbiamo solo dato qualche coordinata per chi volesse proseguire, e cosa fantastica ammirando una pianta, un cespuglio si aprono finestre nei mondi, intrecciando arte, cultura, storia e scienza. Niente male rimanendo ...fermi.

 

Franca Giordano




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Franca Giordano
Franca Giordano

Attenta, curiosa e frequentatrice del mondo artistico e culturale della città, lo seguo attivamente e con molto interesse nell’evoluzione dei suoi grandi progetti culturali.<..   Continua >>




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