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Se la locomotiva di Guccini si schianta contro il muro della malafede

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Guccini si scaglia contro l'opposizione brandendo l'arma più subdola, la bandiera di libertà rappresentata dal canto della Liberazione dagli orrori nazifascisti


Se la locomotiva di Guccini si schianta contro il muro della malafede
Parliamo del cantautore immenso della Locomotiva, di Non siamo e di Eskimo. Del poeta arrabbiato di Addio, dell'Avvelenata e di Dio è morto. Del dolce cantautore di Vedi Cara, Canzone per un'amica e Cirano. Parliamo di un monumeto vivente, del modenese volgare che ama quella Bologna capace di amore e capace morte. Forse proprio per questo sentire la sua voce alzarsi il 25 aprile per storpiare la preghiera laica del Bella Ciao, una preghiera intoccabile, come l'Ave Maria, che dovrebbe essere patrimonio comune e che ancora purtroppo non è, strumentalizzandola a un attacco politico al centrodestra, lascia quasi smarriti. 'Ho trovato gli invasor: c'era Salvini con Berlusconi o Bella Ciao... con i fasci della Meloni che vorrebbero ritornar... Ma noi faremo la Resistenza come fecero i partigian... Partigiano portali via... Bella Ciao. Come il 25 aprile' - canta Guccini.



E così in un tempo dove l'uomo solo al comando è un presidente del Consiglio sostenuto da Pd, Sinistra radicale e 5 Stelle, in un tempo dove la Democrazia è sospesa (e lasciamo perdere per un attimo se sia giusto o meno sospenderla per tutelare i cittadini dal virus), il Poeta Guccini si scaglia contro l'opposizione.
Si scaglia contro l'opposizione brandendo l'arma più subdola, quella bandiera di libertà rappresentata dal canto della Liberazione dagli orrori nazifascisti contro un semplice avversario politico. Oggi relegato peraltro a una posizione del tutto marginale visto lo strapotere di Conte.

E allora per il rispetto che si deve a un mostro sacro occorre essere onesti e chiamare le cose col loro nome. Parlare di deriva senile o di scivolone non renderebbe giustizia a Francesco Guccini. No, qui vi è solo malafede e strumentalizzazione politica.
Perchè avere idee politiche chiare è giusto e sacrosanto, peraltro Guccini le aveva anche espresse esplicitamente alle ultime Regionali con un endorsement per Emilia Coraggiosa, ma qui, con quelle note storpiate di Bella Ciao, vi è solo il tentativo di scavare ancor di più il fossato che impedisce da 75 anni una vera pacificazione nel nostro Paese, un rispetto sincero tra maggioranza e opposizione. Guccini si è esibito ieri l'altro in uno show carico di malafede e ingiustizia. La stessa ingiustizia contro la quale la bellissima locomotiva di Guccini negli anni Settanta sognava di scagliarsi. A costo della stessa vita. E intanto i Partigiani veri, quelli che diedero la vita per il nostro Paese, i prigionieri di Guerra della follia nazista, ascoltando questa bestemmia pronunciata da Guccini piangono le lacrime che il Vecchio si lascia scivolare sul volto raccontando la sua vita al Bambino.

Giuseppe Leonelli
Parliamo del cantautore immenso della Locomotiva, di Non siamo e di Eskimo. Del poeta arrabbiato di Addio, dell'Avvelenata e di Dio è morto. Del dolce cantautore di Vedi Cara, Canzone per un'amica e Cirano. Parliamo di un monumeto vivente, del modenese volgare che ama quella Bologna capace di amore e capace morte. Forse proprio per questo sentire la sua voce alzarsi il 25 aprile per storpiare la preghiera laica del Bella Ciao, una preghiera intoccabile, come l'Ave Maria, che dovrebbe essere patrimonio comune e che ancora purtroppo non è, strumentalizzandola a un attacco politico al centrodestra, lascia quasi smarriti. 'Ho trovato gli invasor: c'era Salvini con Berlusconi o Bella Ciao... con i fasci della Meloni che vorrebbero ritornar... Ma noi faremo la Resistenza come fecero i partigian... Partigiano portali via... Bella Ciao. Come il 25 aprile' - canta Guccini.



E così in un tempo dove l'uomo solo al comando è un presidente del Consiglio sostenuto da Pd, Sinistra radicale e 5 Stelle, in un tempo dove la Democrazia è sospesa (e lasciamo perdere per un attimo se sia giusto o meno sospenderla per tutelare i cittadini dal virus), il Poeta Guccini si scaglia contro l'opposizione.
Si scaglia contro l'opposizione brandendo l'arma più subdola, quella bandiera di libertà rappresentata dal canto della Liberazione dagli orrori nazifascisti contro un semplice avversario politico. Oggi relegato peraltro a una posizione del tutto marginale visto lo strapotere di Conte.

E allora per il rispetto che si deve a un mostro sacro occorre essere onesti e chiamare le cose col loro nome. Parlare di deriva senile o di scivolone non renderebbe giustizia a Francesco Guccini. No, qui vi è solo malafede e strumentalizzazione politica.
Perchè avere idee politiche chiare è giusto e sacrosanto, peraltro Guccini le aveva anche espresse esplicitamente alle ultime Regionali con un endorsement per Emilia Coraggiosa, ma qui, con quelle note storpiate di Bella Ciao, vi è solo il tentativo di scavare ancor di più il fossato che impedisce da 75 anni una vera pacificazione nel nostro Paese, un rispetto sincero tra maggioranza e opposizione. Guccini si è esibito ieri l'altro in uno show carico di malafede e ingiustizia. La stessa ingiustizia contro la quale la bellissima locomotiva di Guccini negli anni Settanta sognava di scagliarsi. A costo della stessa vita. E intanto i Partigiani veri, quelli che diedero la vita per il nostro Paese, i prigionieri di Guerra della follia nazista, ascoltando questa bestemmia pronunciata da Guccini piangono le lacrime che il Vecchio si lascia scivolare sul volto raccontando la sua vita al Bambino.

Giuseppe Leonelli



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