'Rispetto ai conti correnti bancari, secondo Banca d’Italia, pagheremo in media 9,3 euro al mese in più per la tenuta, con un maggior costo annuo di oltre 100 euro. Si tratta del settimo aumento consecutivo. La spesa per la gestione di un conto corrente in Italia è cresciuta in 5 anni del 31%, a fronte di una inflazione decisamente inferiore. I costi dei conti correnti italiani si confermano così tra i più elevati d’Europa. Ricordiamo ai cittadini che gli aumenti di costo sul conto corrente scattano automaticamente dopo tre mesi dall’invio da parte della banca della comunicazione di modifica unilaterale del contratto. È utile verificare sempre le condizioni proposte eventualmente contrattando migliorie con la Banca. Nel caso non si trovasse un accordo rispetto alle condizioni di tenuta conto è sempre possibile recedere dal contratto, trasferendosi presso un altro istituto senza costi aggiuntivi, e con tempistiche massime delle operazioni di chiusura conto di 12 giorni. L’aumento dei tassi d’interesse da parte della BCE ha spinto in alto gli utili delle banche. Utili che, a fine anno 2023, potrebbero superare i 43 miliardi, secondo una stima FABI'.
'Questi risultati sono determinati anche dal mancato adeguamento dei tassi passivi sui conti correnti, quelli a favore dei clienti, da parte delle Banche. Mentre l’inflazione superava l’8%, i tassi sui conti correnti sono rimasti fermi attorno allo 0%, nonostante i reiterati inviti all’adeguamento della Banca d’Italia. Un grande affare per le Banche, e la dimostrazione dell’assenza di incisive azioni a tutela dei consumatori. Per quanto riguarda la tassa sugli extra-profitti, introdotta recentemente dal governo, tutte le banche, compresi i primi cinque gruppi, hanno optato per l’accantonamento a riserva non distribuibile di cifre pari a 2,5 volte l’importo teorico del prelievo fiscale: per le prime cinque banche si tratta di 4,2 miliardi per il 2023.


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