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Gli italiani mangiano male

Data: / Categoria: Economia
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Studio, finanziato dall’UNICEF e dall’Applied Research Collaboration (ARC) del National Institute for Health Research (NIHR) Oxford e Thames Valley


Gli italiani mangiano male
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Gli italiani mangiano male! Sembrerebbe un eufemismo, una contraddizione. Non è possibile che il popolo che vive nel Paese dove si produce il migliore cibo del mondo, mangi male. Dove addirittura possiamo fruire della cosiddetta “dieta mediterranea”.
Eppure è così. In Italia, ogni dieci minuti, una persona muore per complicanze legate all’obesità.
Esiste un termine per definire il fenomeno: malnutrizione, che indica un approccio alimentare sbagliato, alla base dello sviluppo del sovrappeso e dell'obesità. La malnutrizione in Italia interessa ormai 1,3 milioni di bambini (vale a dire il 2,2% della popolazione totale).

In Europa le cose non vanno meglio. La malnutrizione riguarda un bambino della fascia d’età dagli 8 ai 10 anni su tre. Dati sconcertanti, che delineano una vera e propria emergenza sanitaria mondiale. Nel giro di qualche anno i problemi di salute causati dai chili in eccesso provocheranno più vittime del cancro.

E’ accertato che ben 15 forme tumorali sono legate all'obesità.
L'allontanamento dalla dieta tradizionale porta a un aumento nel consumo 'di alimenti altamente trasformati', ricchi di grassi, zuccheri e sale. I cosiddetti “junk food”, ovvero cibo spazzatura a basso prezzo.

L’incidenza sulla spesa sanitaria

In Italia la spesa sanitaria nel 2022 ha raggiunto la considerevole cifra di 129,2 miliardi di euro, che sommati ai 40 miliardi della spesa sanitaria privata, somma circa 170 miliardi di euro. L’8,9% del PIL nazionale.
La malnutrizione costa sul sistema sanitario italiano 4,5 miliardi di euro l’anno, il 2,6% della spesa sanitaria totale. In Europa il fenomeno assorbe circa il 7% del budget sanitario europeo.

Ma di chi è la colpa?

Nel mondo si stima che i bambini in sovrappeso siano circa 39 milioni.
Uno studio, finanziato dall’UNICEF e dall’Applied Research Collaboration (ARC) del National Institute for Health Research (NIHR) Oxford e Thames Valley, ci informa che le lobby alimentari vendono soprattutto cibi e bevande malsane.

Pare che l’89% dei loro prodotti siano considerati insalubri. Addirittura la Ferrero avrebbe totalizzato il 100% di prodotti ritenuti insalubri.
L’analisi ha preso in esame 35.550 prodotti di 1.294 marchi appartenenti alle 20 principali aziende alimentari e delle bevande mondiali. I prodotti delle varie marche sono stati suddivisi in “più sani” e “non salutari” in base ai criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per ogni 10 dollari spesi su tali marchi, appena 1,10 dollari sono stati destinati a prodotti considerati più salutari. La maggior parte della spesa del consumatore medio, riguarda cibi come dolciumi, snack e bevande analcoliche ricche di zuccheri. 
Il Gruppo alimentare messicano “Bimbo”, la più grande azienda di panificazione al mondo, è quella con la più alta percentuale (48%) di vendita di prodotti considerati sani. Al contrario Red Bull e Ferrero risultano le aziende con il 100% di vendita di prodotti ritenuti insalubri.

Lo studio evidenzia la stretta relazione esistente tra le multinazionali e l’aumento delle malattie legate all’alimentazione su scala globale. Pare che il contributo di queste lobby ai problemi dell’obesità e del diabete non siano da sottovalutare. Nelle loro conclusioni, infatti, i ricercatori scrivono: “questo studio fornisce un metodo obiettivo e trasparente per valutare il profilo di rischio nutrizionale delle aziende alimentari e delle bevande. Dimostra che le più grandi aziende mondiali del settore dipendono fortemente dalle entrate derivanti dalla vendita di prodotti non salutari”.

La colpa è delle multinazionali dell’alimentazione?

Fin qui tutto chiaro. Ma non abbiamo risposto alla domanda: di chi è la colpa, o se vogliamo essere più precisi, la responsabilità, del fenomeno della malnutrizione che colpisce i Paesi a “benessere diffuso”?
Leggendo le conclusioni dello studio commissionato dal’UNICEF, sembrerebbe che le responsabilità siano da addossare alle multinazionali del settore alimentare.
Personalmente non sono assolutamente d’accordo. Ferrero produce dolciumi. Ed i dolciumi, proprio per la loro caratteristica sono dolci, ovvero, secondo il dizionario della lingua italiana, è dolce un alimento “che produce una sensazione gustativa gradevole dovuta alla presenza di zuccheri”. E non solo.
Chi acquista i prodotti della Ferrero, così di qualunque altro produttore di dolciumi, è consapevole di che cosa sta acquistando e dei danni che può provocare un consumo eccessivo di tali prodotti.
Nel sito della multinazionale italiana del settore dolciario, tra i quattro pilastri strategici sulla “sostenibilità”, l’azienda di Alba, in Piemonte, ha inserito la “promozione di un consumo responsabile”.

Il principio della responsabilità individuale

Sebbene le multinazionali dell’alimentazione adottino strategie di marketing che ci inducono ad acquistare i loro prodotti, è altrettanto vero che la colpa, o responsabilità, della malnutrizione è individuale. E’ nostra. Ognuno di noi ormai è subissato di informazioni riguardanti le regole da rispettare per una “sana alimentazione”. E dovremmo essere sufficientemente in grado di non lasciarsi più di tanto “indurre” ad adottare comportamenti sconvenienti per la nostra salute.

Il giusto comportamento da rispettare riguarda in realtà tanti altri prodotti alimentari da consumare con parsimonia: dagli alcoolici, alle carni rosse, ai formaggi, per citarne alcuni. Anch’essi contribuiscono non solo all’obesità, ma alla formazione di vari tipi di tumori. Quindi dovremmo mettere in croce tutta l’industria alimentare italiana? Non mi sembra il caso. Stiamo parlando di un settore, quello alimentare, che nel 2023 ha prodotto un fatturato annuo di 179 miliardi di euro (l’8,6% del PIL), con 60mila imprese attive e 464mila addetti ed un export di oltre 50 miliardi di euro.

Senza dover ricorrere a consulenti esperti in materia nutrizionale, o addirittura terapeuti, è sufficiente dare un’occhiata alla “piramide alimentare” (o nutrizionale) per comprendere in modo diretto e semplice qual è il giusto approccio ad una sana alimentazione.
Viviamo in una società che ci concede un bene prezioso: la libertà. Siamo liberi di fare le scelte che vogliamo. Giuste o sbagliate che siano. Ma la libertà è fortemente legata al principio della responsabilità individuale. E dobbiamo scomodare addirittura il filosofo Nietzsche, quando scrive: “la libertà è la volontà di essere responsabili di noi stessi.”
Le informazioni le abbiamo. Dipende l’uso che ne vogliamo fare.

Andrea Lodi

Andrea Lodi
Andrea Lodi

Vivo a San Prospero, in provincia di Modena. Sono aziendalista, specializzato in Pianificazione Strategica. Giornalista economico, da gennaio 2009 curo “Economix“, la rubrica economic..   Continua >>



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