Stefania Cargioli, insieme alle sorelle Gabriella ed Emanuela gestisce tre negozi a Pavullo, BENETTON, 012 e SISLEY, dove hanno tre dipendenti. I loro negozi sono stati tra i primi a chiudere, prima ancora delle restrizioni che avevano reso l’Italia zona arancione.
“Seguivamo da tempo con apprensione l’epidemia del coronavirus in Cina, con il terrore che potesse capitare anche a noi, il primo caso di Codogno ci ha fatto preoccupare parecchio, ricordo che era venerdì pomeriggio e ci siamo trovati davanti ai negozi con altri colleghi a commentare con preoccupazione. Poi i numeri dei contagi sono aumentati, sono arrivate le prime raccomandazioni per tutelare la salute nostra, dei dipendenti e dei clienti, disinfettavamo ossessivamente porte, banconi , pavimenti e facevamo osservare la distanza di sicurezza.
Nel frattempo continuavano ad arrivare colli con la merce primavera/estate e guardavamo i corrieri con un po’ di apprensione, tenendoli a distanza. I saldi stavano finendo e noi avevamo già allestito negozi e vetrine con abiti colorati in attesa della primavera. Facevamo finta che andasse quasi tutto bene. Poi domenica sera 8 marzo c’è stata la conferenza stampa di Conte che ha inserito anche la provincia di Modena in zona rossa con ulteriori restrizioni.
Lunedì 9 abbiamo aperto i negozi, ci siamo confrontati anche con il personale e abbiamo deciso di chiudere da subito i nostri negozi, anche se non era obbligatorio, siamo consapevoli di non vendere beni di prima necessità. Abbiamo negozi abbastanza grandi da permettere la distanza di sicurezza ma non avevamo lo spirito giusto per rapportarci ai nostri clienti e soprattutto pensavamo fosse necessario contribuire a fare stare a casa più gente possibile, per proteggere noi, i nostri clienti ma soprattutto per rispetto degli operatori sanitari che non potevano scegliere di stare a casa'.'Al lunedì pomeriggio abbiamo chiuso i tre negozi. Pensiamo che sia prioritaria l’emergenza sanitaria di fronte a quella economica. Abbiamo anticipato di pochi giorni la decisione del Presidente del Consiglio di chiudere tutto quello che non era indispensabile. Le preoccupazioni ci sono, abbiamo in negozio già l’80% della merce primavera estate, già fatturata con pagamento a 30/60/90/120 giorni, quindi a fine marzo avevamo già una rata importante da pagare. Abbiamo gli affitti da pagare e faremo fatica a farlo. Sono già arrivate le fatture per l’energia elettrica di Hera con scadenza fine marzo. Al momento abbiamo usufruito del provvedimento del governo e abbiamo messo in cassa integrazione le tre dipendenti, così come abbiamo posticipato i pagamenti degli oneri previsti per il 16 marzo.
Stefano Bonacorsi


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