'Orsini è un cittadino e un imprenditore che qui ha le sue radici, non ha bisogno di dossier o di qualcuno che gli illustri la situazione di grave crisi del Tridente, che non è solo un pezzo di storia dell’automotive modenese, emiliano e italiano ma è un pezzo da novanta di quella motor valley che non può permettersi un colpo così duro. L’accordo raggiunto di recente grazie a Fim Cisl, Uilm Uil e Aq Cfr ha evitato la violenza dell’apertura di procedure di mobilità e trasferimenti di personale. Con la formula delle uscite volontarie incentivate Maserati ha potuto prendere tempo ma è evidente che senza Carlos Tavares al tavolo e senza risposte nette, all’incontro di metà mese presso il Ministero del Made in Italy, sul varo di un piano industriale con nuovi modelli, la strada sarà ancora più in salita. In palio c’è il futuro di Maserati, quello di un pezzo rilevante dell’industria modenese e, non dimentichiamolo mai, di un mondo produttivo che lavora nell’indotto Maserati. Un tema, questo dell’indotto e delle sue ricadute sul sistema aziendale e occupazionale modenese e nazionale, che ben conoscono Orsini e Confindustria - chiude Zanca -. Sappiamo benissimo dell’antica rottura tra Stellantis e Confindustria, così come conosciamo le voci autorevoli, anche dentro a Confindustria, che qualche mese fa chiesero al Governo Meloni di portare lo Stato dentro a quell’azienda, pensando alla tenuta dell’intero settore delle auto. Azione lo disse ieri e lo ripete oggi: non si può cedere al ricatto di Stellantis che vuole soldi pubblici per restare in Italia. Ma non si può nemmeno ignorare che è impossibile pensare al futuro dell’automotive senza porsi il tema di Stellantis sul mercato italiano. Lasciare che Maserati esca di scena significa non solo tirare un missile a Modena e ad un marchio iconico del Made in Italy ma rinunciare a riformare un settore chiave per la nostra economia, per i livelli occupazionali e per l’indotto.
L'appello di Azione a Orsini: 'Si impegni a salvare Maserati'
'Lasciare che Maserati esca di scena significa tirare un missile a Modena e ad un marchio iconico del Made in Italy'
'Orsini è un cittadino e un imprenditore che qui ha le sue radici, non ha bisogno di dossier o di qualcuno che gli illustri la situazione di grave crisi del Tridente, che non è solo un pezzo di storia dell’automotive modenese, emiliano e italiano ma è un pezzo da novanta di quella motor valley che non può permettersi un colpo così duro. L’accordo raggiunto di recente grazie a Fim Cisl, Uilm Uil e Aq Cfr ha evitato la violenza dell’apertura di procedure di mobilità e trasferimenti di personale. Con la formula delle uscite volontarie incentivate Maserati ha potuto prendere tempo ma è evidente che senza Carlos Tavares al tavolo e senza risposte nette, all’incontro di metà mese presso il Ministero del Made in Italy, sul varo di un piano industriale con nuovi modelli, la strada sarà ancora più in salita. In palio c’è il futuro di Maserati, quello di un pezzo rilevante dell’industria modenese e, non dimentichiamolo mai, di un mondo produttivo che lavora nell’indotto Maserati. Un tema, questo dell’indotto e delle sue ricadute sul sistema aziendale e occupazionale modenese e nazionale, che ben conoscono Orsini e Confindustria - chiude Zanca -. Sappiamo benissimo dell’antica rottura tra Stellantis e Confindustria, così come conosciamo le voci autorevoli, anche dentro a Confindustria, che qualche mese fa chiesero al Governo Meloni di portare lo Stato dentro a quell’azienda, pensando alla tenuta dell’intero settore delle auto. Azione lo disse ieri e lo ripete oggi: non si può cedere al ricatto di Stellantis che vuole soldi pubblici per restare in Italia. Ma non si può nemmeno ignorare che è impossibile pensare al futuro dell’automotive senza porsi il tema di Stellantis sul mercato italiano. Lasciare che Maserati esca di scena significa non solo tirare un missile a Modena e ad un marchio iconico del Made in Italy ma rinunciare a riformare un settore chiave per la nostra economia, per i livelli occupazionali e per l’indotto.
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