Per questo non è chiaro il perché del comunicato esaltato dei sindaci delle Terre D’argine allargate a Bomporto e Bastiglia. A meno che essi non stiano subconsciamente esultando per avere ottenuto loro obiettivi non dichiarati pubblicamente. Fra i quali la cessione definitiva di Aimag a Hera.
L’oggetto del contendere è noto: una parte dei comuni soci di Aimag, quelli delle Terre d’Argine allargate, ha di recente nominato un CdA e un Presidente di Aimag (nella foto Paola Ruggiero) – a sua volta moglie del Presidente di una nota associazione datoriale - che rappresentano solo i 2/3 del capitale sociale dell’azienda. Con i soci privati, fra cui Hera, che vantano due consiglieri di amministrazione su 5 e con i comuni della bassa modenese e mantovana che invece non sono affatto rappresentati – e che per questo hanno fatto ricorso al Tar. Per di più la quota pubblica della maggioranza è inferiore al 51% e non c’è più un patto di sindacato. Per questi motivi gli affidamenti diretti dei servizi sono fortemente a rischio: in assenza di un patto di sindacato che garantisca il controllo pubblico e con un CdA che rappresenta anche i privati si va a gara, come ha per esempio chiarito l’estate scorsa Atersir.

Ma chi ha vinto? Il Tar dà ragione ai sindaci di Carpi, Soliera e dintorni nel dire che “non è sostenibile l’assunto che è illegittima la nomina di un amministratore designato dal socio privato (rectius: le deliberazioni consiliari a monte) perché Aimag soa ha ottenuto l’affidamento – in tesi – diretto dei servizi pubblici comunali”. Quindi una società privata in controllo pubblico che abbia degli affidamenti diretti, in linea di principio può fare nomine come che fosse una normale società privata. E per questo il ricorso è stato bocciato. Ma il Tar dice anche che “saranno semmai quegli affidamenti a doversi conformare alla situazione venutasi a creare per effetto della nomina del nuovo CdA, laddove in effetti tale nomina abbia modificato la situazione di controllo pubblico precedente”. E questo vuol dire che essendo diventata la società privata in controllo pubblico una società privata in controllo privato, senza più un patto di sindacato e con un CdA espressione di una sola parte dei comuni e di Hera, gli affidamenti diretti ottenuti dovranno essere rivisti.

E questo non può di certo far dispiacere a Hera, che – follia per follia - a quelle gare potrebbe anche partecipare come competitor o partner diretto di Aimag, aumentando la propria influenza nel bacino. O potrebbe fare pressioni sui sindaci per farsi vendere le quote. Adducendo come motivo la necessità di fare massa critica.
Il perché si sia arrivati a questa situazione a noi non è chiaro, ma di certo è chiaro a Hera: che infatti “si è costituita in giudizio autoqualificandosi quale controinteressata pretermessa” – ovvero senza manco essere stata citata nel ricorso, ne ha comunque chiesto il rigetto. Immaginando evidentemente di portare così Aimag su uno scivolosissimo piano inclinato.
Eli Gold

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