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Alta Velocità: Modena, il treno, lo ha perso 20 anni fa

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Nel novembre del 2000 Montezemolo, allora presidente degli industriali modenesi, denunciò immobilismo e mancanza di visione. Ma i politici di governo erano per buona parte quelli di oggi


Alta Velocità: Modena, il treno, lo ha perso 20 anni fa
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'Modena immobile e senza visione'. Lo disse nel novembre 2000 Luca Cordero di Montezemolo. Anni di potenziale svolta per il paese e per la città. Montezemolo, nei suoi innumerevoli incarichi di vertice era, in quegli anni, dal 1996, anche Presidente degli industriali modenesi. A Modena l'ex PCI PDS DS e poi PD Giuliano Barbolini, entrava nel suo secondo mandato da sindaco di Modena. Giancarlo Muzzarelli, l'attuale sindaco di Modena, era stato nei 9 anni precedenti, assessore provinciale con delega alla sanità e, nel secondo mandato sempre in Provincia, Vicepresidente con deleghe pesanti, compresa quella alle infrastrutture. Al tavolo delle scelte che definìrono per Modena, a differenza delle altre città capoluogo, il passaggio della linea ad alta velocità lontano dal centro, e nel bel mezzo della gigantesca discarica di rifiiuti (oggi Hera e allora Meta) di via Caruso, c'era anche lui.

Nell'anno 2000 Muzzarelli veniva eletto in Regione per continuare ad occuparsi di infrastrutture regionali anche con la carica di presidente della commissione. In quel ruolo lanciò, insieme ad altri, il progetto Cittanova 2000, oltre alla Cispadana, l'autostrada che ancora oggi che non c'è ma che ancora oggi vede alla presidenza della società di scopo per la realizzazione, quel Graziano Pattuzzi, già Presidente della Provincia di Modena, proprio negli anni in cui Muzzarelli ne era il vice, per non dire presidente ombra. Di quegli anni anche la promessa del nuovo scalo ferroviario merci di Marzaglia, (arrivò con 12 anni di ritardo), con l'altrettanto promessa di riqualificazione successiva dello scalo merci adiacente alla stazione di Modena, così come la promessa della Bretella Campogalliano-Sassuolo. Che al di la come le si giudichi nel merito, sono rimaste tutte grandi incompiute

Erano gli anni in cui venne lanciato dall'allora sindaco Barbolini (poi senatore PD e ora nominato alla presidenza di ERT), e dall'allora assessore all'urbanistica Palma Costi (oggi consigliere regionale PD), il grande progetto di rigenerazione urbana dei comparti ex industriali della fascia ferroviaria nord della città di Modena: dall'ex mercato bestiame alla Pro-Latte, dalle ex fonderie alle ex acciaierie. Ventitre anni fa, non tre, bensì 23. Tanti. In cui la maggior parte di quei progetti lanciati (tra cui anche l'ex Amcm e il comparto S. Agostino), da chi ancora oggi ha ruoli di potere e di governo (su tutti l'attuale sindaco Muzzarelli), rimasero sulla carta. A quel tempo Bonaccini, già alla guida della Federazione Italiana giovani comunisti, era assessore al centro storico, a Modena. Promesse compromesse, le loro, come le opere che dovevano nascere e che ancora non ci sono o che, se ci sono, sono state mutilate. Trasformate da opportunità a occasioni perse. L'alta velocità è un esempio. Per Modena da opportunità di sviluppo a limite allo sviluppo. Con una linea che già dal progetto avallato anche dagli amministratori modenesi escludeva Modena dal tracciato e la avrebbe esclusa sempre più. Si sapeva che le lunghe derivazioni a semicerchio che avrebbero portato i treni ad alta velocità a dovere forzatamente uscire dalla linea veloce, lontano del centro, soltanto per avviarsi verso la stazione di Modena, transitando su una linea non veloce, e allungando di molto la durata della tratta di un treno veloce, avrebbe di fatto già autoescluso Modena, dal servizio ferroviario veloce e da un sempre maggior numero di Frecce e treni veloci. Obbligando gli utenti modenesi a spostarsi sempre più spesso verso la stazione Mediopadana di Reggio Emilia, tanto cara a Prodi, che verso Reggio puntò a spostare anche il baricentro della storica università di Modena, trasformata in Unimore. Modena sempre più autoreferenziale, involuta in interessi locali, isolata dallo sviluppo infrastrutturale e schiacciata tra Bologna, Reggio Emilia e Parma che nel frattempo, in grandi opere di servizio e infrastrutturali, investivano. Anche nei loro sistemi fieristici. A differenza di quello di Modena, in costante perdita ed ora definitivamente fagocitato da Bologna. Simboleggiato da una struttura ormai vecchia e inadeguata, come un vuoto a perdere oggi pesante anche per il bilancio comunale. E allora non c'è da meravigliarsi se Modena è rimasta, rimane e rimarrà sempre più esclusa dall'Alta Velocità, e non solo. Perché sulle grandi opere è rimasta al palo, così come nella cultura (si veda anche la cancellazione di tutto ciò che ha riguardato la storia Estense), in un territorio devastato nel frattempo dalle escavazioni e da una urbanizzazione che che ha tolto spazio anche ai fiumi oltre a modificarne il corso. Al punto da aumentare vertiginosamente, nonostante la realizzazione delle casse di espansione, la pericolosità strutturale e l'insicurezza. Aumentando il rischio a livelli senza precedenti. Perché le cause hanno basi li, in quel tempo, in quelle persone che governavano Modena la Provincia e la Regione e che ancora sono nelle stanze dei bottoni. Simbolo di una politica rimasta negli ultimi 30 anni priva di visione, che Montezemolo denunciò allora da presidente degli industriali e che purtroppo continuò. E anche di questo non c'è da meravigliarsi. Anche perché i politici che ne erano i protagonisti, di quell'immobilismo, rimasero. Molti dei quali fino ad oggi. Lasciando in eredità grandi incompiute e la realtà orfana, appunto, di una visione, di una idea di futuro, di una direzione da seguire e obiettivi da raggiungere.
Il grande progetto affari Cittanova 2000 naufragò, i treni ad alta velocità iniziarono a evitare anziché servire Modena, attraversando una discarica chiusa nel mezzo di rifiuti contaminati anziché il centro città, percorrendo il grande semicerchio a nord di Modena compreso tra Castelfranco e Campogalliano. Cispadana e Bretella. Opere ancora ammuffite come parole su una antica carta. La ristrutturazione delle ex fonderie pure, come l'ex pro latte e, più in generale, la ricucitura della città sull'asse nord sud. Compresa la rigenerazione dello scalo merci della stazione dei treni, di cui ancora anche l'attuale giunta non è riuscita ad anare oltre ad un rendering. La storia che ritorna, storia di occasioni perdute, di immobilismo e di mancanza di visione che Luca di Montezemolo ribadì nel novembre di 23 anni fa e che forse, vista la realtà potrebbe, ancora ripetere. Rimanendo attuale.

Gi.Ga.

Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

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