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Bibbiano, la giustizia avanza la Regione arranca

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Le 24 proposte della commissione di inchiesta sulle criticità del sistema affidi sparite dal dibattito politico e ridotte a 6 righe nel mandato di Bonaccini. Le ricordiamo noi


Bibbiano, la giustizia avanza la Regione arranca

Sulla questione Bibbiano e l'inchiesta Angeli e Demoni, con la notizia, ieri, della richiesta di rinvio a giudizio di 24 indagati, la giustizia, di per se già lenta (e ulteriormente rallentata se non bloccata dal lockdown), è riuscita comunque ad essere, paradossalmente, più veloce della Regione Emilia-Romagna. Che già da prima del lock-down, ovvero già nei giorni immediatamente successivi al termine della commissione di inchiesta presieduta dal PD (con Presidente l'ex consigliere regionale Boschini), con l'esclusione secca dell'opposizione di centro destra (cosa che in un organismo di garanzia suona anche in linea di principio, alquanto paradossale), aveva iniziato, in vista delle elezioni di novembre, la malcelata opera di rimozione politica della questione Bibbiano dal dibattito pubblico ed elettorale. Pur nella consapevolezza, forse scomoda per chi la questione avrebbe voluto archiviarla già con la commissione stessa come un raffreddore in un corpo umano (sistema degli affidi), sano, che in quel sistema qualcosa, anzi tanto, andava cambiato.

Perché il fatto che quel sistema della Val d'Enza, con le sue supposte degenerazioni emerse dalle carte preliminari dell'inchiesta (che La Pressa aveva pubblicato integralmente, e che la Regione Emilia Romagna, nella scorsa legislatura, aveva dichiaratamente preso a modello da esportare), come tale andasse cambiato, emergeva proprio dalle risultanze stesse della commissione regionale d'inchiesta riassunte (si fa per dire), in una relazione da 254 pagine, di cui 11 piene di proposte operative per migliorare il sistema, correggerne le criticità e prevenire il ripetersi di fatti gravi come quelli che via via emergevano, anche come prassi comune, dalle carte in mano alla Procura.

Indirizzi ed interventi spariti però subito dopo, non solo dal dibattito elettorale, nonostante il loro peso politico, ma ridotti a sei righe, dopo la vittoria e l'insediamento della nuova giunta regionale, nel programma di mandato del Presidente Stefano Bonaccini. Nel documento che per legge ogni eletto alla guida di un ente locale come comune o, appunto, Regione, deve redigere e pubblicare, contenente i propri impegni nei 5 anni di governo. 

Leggiamo le sei righe (qui sette) riferite ai minori in affido: 'In coerenza con la relazione finale scaturita dalla commissione d’inchiesta istituita nella passata legislatura, si prevede, in particolare, di definire un “Percorso di qualità della tutela dei minorenni” a regia regionale, in accordo con i servizi territoriali e le rappresentanze delle comunità e delle famiglie affidatarie, che punti ad attivare in tutto il territorio regionale le equipe di secondo livello multidisciplinari, a implementare le metodiche di prevenzione dell’allontanamento, a migliorare la raccolta dei dati attraverso il Sistema informativo regionale Socio-Assistenziale Minori attualmente in uso (con il supporto dell’assessorato alla Sanità)'

Si tratta di indirizzi, indicazioni di massima, ma nessun riferimento a strumenti di legge e azioni amministrative concrete, e tantomeno a cronoprogramma e tempistiche, per arrivarci, a quegli obiettivi. Nessun riferimento esplicito a quel sistema di servizi della Val d'Enza richiamato invece nelle conclusioni della commissione di inchiesta che la nuova giunta ha promesso (almeno), di prendere a riferimento.

Relazione conclusiva nella quale le criticità ed i punti su cui operare erano tanti e di merito, da essere distribuiti, nel dettaglio, in ben 24 paragrafi e 11 pagine di testo. Che pur nell'estrema e necessaria sintesi di una relazione di mandato la giunta regionale ha ridotto, per non dire liquidato, in sei righe di indirizzo. 

Righe che definiscono obiettivi, seppur generici, spariti prima e non riapparsi poi nell'azione della nuova giunta regionale. E qui, bisogna dirlo, non vale nemmeno la 'scusante' dell'emergenza Covid. Anzi, l'emergenza Covid doveva servire a puntare maggiormente l'attenzione, anziché distoglierla, dal sistema degli affidi e dal mondo dei minori in case famiglia o in famiglie affidatarie, ai quali, proprio causa Covid, è stato negata anche la possibilità di avere quegli già sporadici e periodici incontri protetti con i propri genitori.
Senza arrivare ai casi limite della mamma di Reggio multata per avere abbracciato il proprio figlio nell'incontro avvenuto dopo un vuoto fisico ed affettivo di più di 4 mesi.
Già in questi giorni stiamo raccogliendo testimonianze di genitori che nonostante la fine del lockdown non sono ancora riusciti a vedere i propri figli affidati temporaneamente. Con le più svariate motivazioni. Genitori e nonni tenuti allo scuro anche dei progressi scolastici dei propri figli o delle risposte alle loro lettere, ai loro messaggi. Senza risposte sul futuro. Immersi nelle maglie di un sistema che rimane quello che è stato scoperciato, quello che è obiettivo comune riformare, ma sul quale nessuno mette mano e del quale nessuno, al governo della nazionale, così come della Regione, e del Comune di Modena, parla più. Nonostante l'impegno, sottoscritto, a 'fare' e 'cambiare'.

Una situazione di stallo, tale tanto più dopo l'abbraccio tra PD e 5 stelle per dare vita al secondo governo Conte, che sembra attraversare anche l'esecutivo ed il parlamento. Dove due progetti di legge, del Movimento 5 stelle e di Forza Italia, orientati a cambiare le criticità del sistema, tra cui quelle riscontrate sul piano giuridico e delle garanzie nel momento degli allontanamenti coatti dei minori dalle loro famiglie, giacciono nei cassetti. Lettera morta insieme alle proposte della commissione regionale.

Ben 24 punti, lo ripetiamo, divisi in tre macrosettori, che oggi, crediamo, debbano uscire da quei cassetti, per farsi politica attiva nell'azione della Regione, ritornando al centro del dibattito politico. Che su un tema così importante e fondante come quello dei minori, non può essere derogato o, peggio, cancellato.

Ventiquattro punti contenenti proposte operative che per questo ricordiamo qui pur sinteticamente, nell'auspicio che possano essere portate avanti con il contributo di tutte le forze politiche e tornare al centro del dibattito pubblico.


1. Un primo tema chiaramente emerso dai lavori della Commissione riguarda la necessità di una revisione normativa delle procedure d’urgenza per l’allontanamento transitorio dei minori che, ferma restando l’esigenza di poter agire in modo pronto a fronte di emergenze per il bene del minore, rispondano maggiormente a criteri di garanzia e rappresentanza per le famiglie e per il minore stesso. Il riferimento è tanto all’art.403 del Codice Civile che all’applicazione operativa dell’art. 336, terzo comma Codice Civile, con riferimento alla prassi dei decreti emessi inaudita altera parte. 

2. Sul piano normativo, nel quadro della auspicabile revisione dell’art.403 del C.C e delle altre procedure d’urgenza, di cui al punto precedente, si formula l’auspicio che possa essere progettato una sorta di “codice rosso minori” che in modo parzialmente analogo alla tutela in caso di violenza di genere consenta un triage approfondito, ma preferenziale e quindi rapido, per i casi urgenti di intervento sul maltrattamento e abuso ai minori, in un quadro giuridicamente chiaro, vigilato direttamente dalla autorità giudiziaria, e con le opportune garanzie giuridiche per tutti gli attori coinvolti.

3. Per quanto attiene le procedure ordinarie non urgenti, è emersa la necessità che anch’esse siano attentamente riconsiderate e migliorate nell’ambito dei processi di riforma di cui ai punti precedenti.

4. Si è riscontrata l’opportunità di meglio definire, in sede normativa e/o regolamentare, i contenuti e le modalità delle segnalazioni alla autorità giudiziaria minorile, da un lato, e delle fasi attuative delle prescrizioni contenute nei provvedimenti emessi dal Tribunale per i minorenni, dall’altro. [.....] Si  raccomanda che la Giunta regionale confermi e migliori le linee di indirizzo già emesse in merito alle modalità di segnalazione all’autorità giudiziaria da parte dei servizi territoriali e che la stessa si faccia parte attiva per sostenere ogni iniziativa legislativa o regolamentare atta ad una più chiara definizione della progettualità e delle responsabilità in esito ai provvedimenti del Tribunale per i minorenni, nella logica di una organica presa in carico educativa e sociale del minore e del nucleo familiare.

5. Rafforzare le risorse a disposizione dei tribunali per i minori, ivi compreso quello competente per il territorio della regione Emilia-Romagna, che assicura pienamente la propria attività, ma in condizioni operative spesso non ottimali. Si raccomanda pertanto alla Giunta e alla Assemblea Legislativa di voler valutare l’opportunità di una iniziativa istituzionale verso il Ministero competente, perché a sua volta voglia valutare l’opportunità di adeguamenti di organici e risorse, e promuova se possibile nuovi accordi con gli enti locali competenti per un miglioramento delle strutture fisiche della sede di Bologna.

6. Assolutamente condivisa da tutti gli interlocutori riscontrati è la necessità di una maggiore uniformità del sistema nazionale di tutela dei minori, così come diversamente attuato nei territori regionali e locali, e di una maggiore conoscenza dei fenomeni, al fine di attuarne un monitoraggio costante e disporre le adeguate misure correttive.

7. Opportunità di un intervento legislativo nazionale che porti ad una omogeneizzazione delle funzioni e delle prerogative del Garante nazionale e dei Garanti regionali per l’infanzia, per rendere maggiormente significativo e coerente il loro ruolo, anche con riferimento alle funzioni di richiamo dei diversi soggetti coinvolti.

B. ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI TERRITORIALI

8. Si raccomanda quindi che tutti i soggetti pubblici coinvolti nella organizzazione o erogazione dei servizi, anche nell’avvalersi del contributo di soggetti del privato e in particolare del privato sociale, riaffermino sempre l’unitarietà del sistema e della sua funzione strettamente finalizzare al bene della collettività. 

9. Si raccomanda di promuovere maggiore chiarezza, oltre che con la complessiva revisione normativa precedentemente auspicata, promuovendo sempre accordi, intese e protocolli tra i soggetti istituzionali e sociali coinvolti anche allo scopo di facilitare e migliorare lo scambio di informazioni e le procedure che coinvolgono più amministrazioni (come nel caso della partecipazione ai sistemi informativi e di raccolta dati).

10. La Commissione ha potuto riscontrare alcuni elementi anche non irrilevanti di disomogeneità nella attuazione delle diverse Linee di indirizzo regionali. Tra i diversi strumenti che la Regione potrebbe considerare per sostenere una più omogenea attuazione delle proprie Linee di indirizzo e di altre disposizioni regionali, si dovrebbe valutare la possibilità di vincolare maggiormente le proporzioni nella erogazione regionale delle risorse del Fondo Sociale allo stato di effettiva attuazione delle direttive regionali a livello distrettuale.

11. Si auspica l'evolvere ulteriormente le prescrizioni già presenti (ad esempio nella DGR 1904/2011) per la sperimentalità delle strutture private di accoglienza come dei centri pubblici, ai fini almeno di un loro riconoscimento regionale, attuando naturalmente le opportune attività di controllo.

12. In sintesi, la Commissione Tecnica individua nella sua relazione finale (p.21) “una lacuna organizzativa” nella “mancanza di un sistema di qualità del percorso assistenziale e clinico di tutela che garantisca il monitoraggio e la valutazione periodica di fidelity / aderenza alle norme di legge e agli indirizzi regionali”. Si invita la Giunta a disporre, anche in collaborazione con la competente commissione assembleare, i percorsi, gli atti e gli strumenti necessari a definire un organico “Percorso di qualità regionale della tutela dei minorenni”.

13. Un ulteriore nucleo problematico, più volte rappresentato alla commissione, è stato rubricato al tema della “discrezionalità” degli operatori sociali.  A livello normativo e regolamentare regionale, si raccomanda che sia sempre prevista e attuata effettivamente la più ampia collegialità multiprofessionale nella valutazione dei casi, a partire dalle équipes territoriali, anche con la più ampia e se possibile sistematica presenza della professionalità dell’educatore e dell’esperto giuridico a fianco di quella dello psicologo/neuropsichiatra e dell’assistente sociale. Si propone alla Assemblea legislativa regionale di voler valutare in futuro la possibilità di una revisione della L.R. 14/2008, con particolare riferimento all’art.18 e in specificosoprattutto ai commi 1 e 4 con riferimento a ambito territoriale, responsabilità di promozione e funzioni di tali équipes di “secondo livello”, valorizzandone soprattutto la funzione di supervisione e sostegno agli operatori di base e di seconda istanza sui casi complessi (definendo gli stessi nel modo ritenuto più utile, anche in via amministrativa). 

14. Si raccomanda alla Giunta regionale di voler sempre assicurare, anche per il tramite degli Enti locali coinvolti, il supporto necessario agli operatori quotidianamente impegnati nei servizi per la tutela dei minori e il sostegno alla funzione genitoriale.

15. Appare necessario e opportuno stimolare un adeguamento dei contratti del comparto pubblico per quanto attiene la definizione del ruolo e dell’attività specifica dell’assistente sociale, con riferimento alle sue responsabilità, alle sue funzioni, alla formazione continua. 

16. Da più indicazioni, è emersa la condizione di sovraccarico in cui operano le unità di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza, anche a seguito dell’incremento di patologie e nuove problematiche connesse all’evoluzione sociale. La Commissione raccomanda che si verifichi ulteriormente la condizione operativa di tali unità, valutando se del caso l’opportunità di potenziare gli organici dei servizi di neuropsichiatria infantile delle diverse aziende USL.

17. Si ritiene che sarebbe utile adeguare o potenziare alcuni curricula universitari (in particolare quelli dell’area psicosociale, anche con un rafforzamento delle competenze giuridiche) e definire meglio i requisiti minimi per la formazione di ingresso e continua del personale pubblico, anche attraverso la definizione di moduli formativi standard da seguire per l’attività nell’area minori, anche allo scopo di limitare al massimo l’impiego di giovani o in generale di personale con limitata formazione specifica in quest’area cruciale, ferma restando l’autonomia organizzativa in materia dei diversi enti e soggetti.

D. FAMIGLIE AFFIDATARIE E STRUTTURE DI ACCOGLIENZA

18. La commissione raccomanda che, nel rispetto della autonomia e della responsabilità degli Enti locali in questa materia, siano meglio definite le procedure di affidamento e le procedure di qualificazione dei fornitori (senza escludere la eventuale definizione di un vero e proprio sistema di accreditamento, per quanto possibile privo di appesantimenti burocratici e fortemente mirato agli standard di qualità di erogazione e di processo), tra l’altro allo scopo di meglio definire i range di costo delle diverse tipologie di servizio e più in generale le tariffe per le diverse tipologie di prestazioni e di servizi offerti dalle strutture, ferma restando l’autonoma responsabilità amministrativa e finanziaria dei Comuni. Si raccomanda alla Giunta di riesaminare complessivamente la tematica, in costante confronto con gli Enti locali e i diversi soggetti coinvolti.

19. Si raccomanda pertanto di verificare, anche attraverso gli strumenti di monitoraggio, la corretta applicazione delle Linee di indirizzo regionali in particolare verificando che le priorità di intervento e di eventuale accoglienza -dal supporto educativo e sociale alla genitorialità, alla scelta della famiglia affidataria con figli e alle altre tipologie di affido, fino alle diverse tipologie di case famiglia, comunità e strutture di accoglienza- siano correttamente rispettate secondo la corretta preferenzialità.

20. La Commissione ha riscontrato la necessità di poter disporre di numeri più ampi e qualificati di famiglie disponibili all’affido o alla collaborazione con i servizi sociali, adeguatamente formate e gestite tramite opportune banche-dati formalizzate. 

E. PREVENZIONE, INTERVENTI DI SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA E ALLA GENITORIALITA’

21. Appare necessario in base ai lavori della Commissione potenziare organici e capacità operative dei servizi locali, specialmente in logica integrata, con progetti in grado di coinvolgere sinergicamente anche scuola ed altre agenzie educative, rafforzando le risorse finalizzate alla educativa familiare/territoriale, anche intensiva, in particolare all’interno dell’offerta dei servizi sociali. Si invitano pertanto la Giunta e l’Assemblea legislativa a voler considerare un potenziamento o una redistribuzione nella programmazione delle risorse, tra quelle investite per i servizi dell’accoglienza e della cura all’interno di comunità, e quelle utilizzabili per i servizi di tipo educativo familiare/territoriale, allo scopo di favorire l’ulteriore sviluppo di questi ultimi, nella logica della prevenzione.

22. Sostenere la realizzazione e la diffusione di progetti e servizi innovativi (come il progetto P.I.P.P.I, già da tempo in positiva attuazione sul territorio) volti a rafforzare - come già richiamato- le capacità educative e genitoriali, l’accompagnamento alle famiglie o alle figure genitoriali più fragili, ma anche l’informazione sociale su questi temi, la conoscenza dei servizi e della loro organizzazione e modalità di attivazione, la sensibilizzazione dei diversi attori “sentinella” (pediatri, docenti, educatori sportivi, agenzie sociali ed educative attive nelle comunità locali e altro) e di figure socialmente rilevanti (dirigenti pubblici, operatori dell’informazione, testimoni e altro), e ogni altra azione ritenuta utile a scopo preventivo.

F. MONITORAGGIO E SUPERVISIONE

23. Appare inoltre opportuno e necessario, dal dibattito svolto in commissione, potenziare l’attività di monitoraggio a livello regionale, oltre che quella a livello nazionale. A tale scopo potrebbe essere ipotizzata anche la istituzione di un Osservatorio regionale sull’infanzia e adolescenza che assuma, con metodo scientifico e ampio coinvolgimento dei soggetti interessati, il compito della raccolta e della lettura dei dati per adeguare le politiche regionali e locali, anche in rapporto con l’Osservatorio nazionale.

24. Il monitoraggio a livello regionale non può essere sufficiente, riscontrata dalla Commissione la opportunità di disporre quanto meno di dati comparati regionali e di un quadro nazionale di confronto per poter riscontrare l’esito delle proprie azioni regionali.

Gianni Galeotti


Nella foto i componenti della Presidenza della commissione regionale d'Inchiesta Boschini (PD), Sensoli (M5S) e Taruffi (Sinistra Italiana)



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