Per il governatore emiliano è una piroetta rispetto alle sue ripetute promesse di svolgere il mandato fino all'ultimo giorno, una decisione che risponde a (legittime, ci mancherebbe) logiche di carriera personale, ma che mette in secondo piano gli aspetti valoriali della politica intesa come servizio al bene comune.
Del resto dal punto di vista soggettivo la mossa di Bonaccini va compresa. Dopo la clamorosa sconfitta alle primarie per la segreteria nazionale Pd contro Elly Schlein, per lui è iniziata una parabola discendente e col no del governo al terzo mandato, rischiava di essere estromesso da tutti gli incarichi che contano.
A quel punto, con le elezioni politiche lontane probabilmente 3 anni e mezzo, per il governatore emiliano non restava che la strada delle Europee o del subentro in Parlamento con voto supllettivo in caso di elezione in Europa di un senatore Dem (il nome ventilato era quello di Enza Rando). La seconda strada non si è materializzata e così a Bonaccini per restare in pista non è rimasta che la candidatura a Bruxelles. Ora compito del Pd, oltre a trovare in fretta un candidato presidente, sarà quello di convincere gli elettori che il loro leader non è fuggito, ma bensì ha fatto una scelta per il 'bene di tutti'. Esercizio certamente non facile anche perchè il centrodestra di Galeazzo Bignami certamente sfrutterà in tutti i modi l'assist di Bonaccini, forte del consenso che ancora il Governo nazionale attira (consenso che peraltro con un voto nel 2025, avrebbe potuto essere in calo).
Giuseppe Leonelli


