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Dopo Articolo 1, addio Articolo 11: l'Italia 'ripudicchia' la guerra

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E così la Carta più bella del mondo è divenuta la Carta più interpretabile del mondo. Dove vale tutto, purchè sia funzionale a una scelta politica


Dopo Articolo 1, addio Articolo 11: l'Italia 'ripudicchia' la guerra

Da mesi nel nostro Paese l'Articolo 1 della Costituzione italiana viene quotidianamente calpestato. 'L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro', recita il primo articolo della Carta più bella del mondo. Eppure dal 15 febbraio gli ultracinquantenni senza super green pass non possono lavorare, così come non possono lavorare insegnanti, medici, poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco senza lo stesso certificato sanitario. Per non parlare dell'Articolo 32, secondo cui 'nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge', una legge che dovrebbe assumersi la responsabilità di obbligare al trattamento, non una legge che non obbliga ma rende la vita impossibile a chi non lo accetta. Il trattamento.
Succede in Italia e continua a succedere. Nel silenzio, anche un po' infastidito, dei più.
I quali, con fare scocciato, a chi fa loro notare l'anomalia rispondono con un 'ancora con questo green pass', come se il problema non fosse il sussistere di una norma surreale e orribile, ma il fatto che qualcuno si lamenti di detta norma.

E se l'Articolo 1 è stato declinato in modo creativo, per motivi diversi anche l'Articolo 11 sta subendo una 'revisione' di fatto. 'L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali', recita l'undicesimo articolo della Carta più bella del mondo. 'Ripudia', un verbo che non sembra ammettere repliche così come 'fondata' non le ammetteva. Ma i costituzionalisti dei nuovi anni '20 sono dotati di spiccata fantasia.

E così, per magia, la guerra non viene più 'ripudiata', ma grazie alla ferrea logica dell'aggressore e dell'aggredito (che peraltro è presente da sempre in ogni guerra, a meno che non si pensi a un attacco congiunto contemporaneo e simultaneo) viene 'ripudiato' uno Stato. Il nemico non è la guerra in sè, ma il nemico è uno Stato e ovviamente l'amico è lo Stato che si oppone al primo. E in nome di questa logica l'Italia si scopre a 'ripudicchiare' la guerra, per parafrasare un vecchio virologo, e a dirsi pronta a sostenere, anche con attrezzature militari, un popolo contro un altro popolo.
Non solo, per estrema beffa del destino, il protagonista assoluto della prima battaglia contro il Covid è lo stesso generale Figliuolo protagonista oggi della guerra vera. Quella senza siringhe, ma con armi e bombe.

E intanto prendiamo atto che la Carta più bella del mondo è divenuta improvvisamente la Carta più interpretabile del mondo. Dove vale tutto, purchè sia funzionale a una scelta politica, ovviamente dipinta come buona e inevitabile, da contrappore ad altre scelte cattive e irresponsabili. Bianco e nero, buoni e cattivi. Una dicotomia ben sintetizzata dal presidente Ucraino Zelensky, già dipinto da una fetta del Pd, dai 5 Stelle e dal ministro degli Esteri, come 'l'eroe mondiale' della nuova resistenza contro il demoniaco nemico russo. 
E chi alza la mano e ricorda semplicemente che la Pace significa dire no alla guerra e non significa certo armare l'aggredito, finisce nel girone dei dannati filo Putin, un girone di poco superiore a quello dei No-vax. A quel livello neppure Dante, col suo mentore Virgilio, osò arrivare. Hic sunt leones.
Giuseppe Leonelli



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