In pochi mesi è passato dalle stelle del consenso politico alla polvere di una doppia, inaspettata, sconfitta. Solo quattro mesi fa il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini non vedeva arrivare Elly Schlein e perdeva una guida del Pd nazionale che sentiva già propria. Oggi, dopo essere stato per settimane in prima fila col giubotto della Protezione civile sul fronte della devastante alluvione che ha sconvolto la Regione Emilia Romagna, si vede scavalcato a destra dal generale Figliuolo, nominato commissario alla ricostruzione al suo posto.
E se nel primo caso Bonaccini aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco per il bene della Ditta o di quello che resta di essa, davanti alla nomina di Figliuolo ha invece completamente perso la maschera del politicamente corretto per lasciarsi andare ad attacchi diretti (e a dire il vero un po' scomposti) nei confronti del Governo. Ha parlato di scelta sbagliata, ha accusato l'Esecutivo di confondere il piano istituzionale con quello politico, e ha scelto la strategia della vittima affermando che egli stesso era il primo bersaglio a Roma. Dimenticando, peraltro, gli elogi nei quali si era esibito nei confronti dello stesso Figliuolo durante i mesi della pandemia.
Così, come sempre accade, quando lo sconfitto si arrabbia, per i vincitori la soddisfazione è doppia.
Sul piano politico sarà interessante ora osservare come Bonaccini, dopo la reazione a caldo, reagirà a questo uno-due. Con il partito nella mani di Elly Schlein e con le risorse dello Stato (circa 9 miliardi di euro) per la ricostruzione nella sua Terra in mano a Figliuolo, il governatore ha perso due importantissime frecce nella sua faretra. A questo punto, a poco più di un anno dalla scadenza del suo secondo mandato alla guida della Emilia Romagna, le strade che egli ha di fronte sono due: o ridurre le proprie ambizioni e puntare a una tranquillo scivolo politico verso la pensione (magari con un
Giuseppe Leonelli

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