Sentiamo ripetere che il problema della violenza di genere è un problema maschile ed è verissimo. Ma forse nessuno ci crede davvero. Alcuni forse pensano di fronte al moltiplicarsi di casi a una coincidenza, altri - vergognosamente - che vanno analizzati i fatti e che chissà mai cosa c’è dietro. Dietro c’è tanto, tantissimo. Ci sono decenni di cultura dominante dove gli uomini hanno trattato le donne come oggetto, c’è una totale assenza di educazione affettiva nelle scuole, c’è l’accettazione che nel mondo del lavoro ancor oggi sia normale che una donna guadagni meno di un uomo e che le siano precluse quasi sempre posizione di vertice. Ci sono le battutine a sfondo sessuale, le risate sulle forme di questo o quell’'esemplare femminile', ci sono gli insulti veri e propri, tutti rigorosamente di genere. Ci sono le donne trattate come oggetti ai saloni di motociclette o come ombrelline ai box delle gare di corsa. Ci sono ancora le tante, troppe frasi a denti stretti: ‘se l’è andata a cercare… vestita così’.
Dietro le malate e deviate manie di controllo di Filippo nei confronti di Giulia si nasconde la strisciante e tollerata idea che le donne vadano ‘tenute a bada’, in fondo ‘possedute’. Se così non fosse, allora la tragedia di Pordenone sarebbe un terribile caso isolato. Invece non è così, è solo l'ultima di una lunga, infinita serie. La patologica, violenta, demonica mentalità di alcuni uomini si innesta in un brodo culturale preciso dal quale il nostro Paese è ben lontano dall’affrancarsi. Giulia non sarà l’ultima, lo sappiamo tutti. Ma fingiamo di non saperlo e già domani riprenderemo a comportarci come sempre. Come uomini ai quali le cosiddette ‘bestie’ hanno molto da insegnare.
Cinzia Franchini


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