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Covid e sport: ora le istituzioni promuovono l'attività sportiva, che fino a un anno fa vietavano

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Mercoledì a Modena la presentazione di una indagine sulla diffusione e i benefici della pratica sportiva in Emilia-Romagna promossa dalla Regione. Ma sui danni provocati dal divieto di praticarla, è calato il silenzio


Covid e sport: ora le istituzioni promuovono l'attività sportiva, che fino a un anno fa vietavano
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Con una azione uguale e contraria a quella attivata, o comunque legittimata, anche solo un anno fa, le istituzioni pubbliche, in più ambiti, stanno promuovendo ciò che in nome di una presunta (in quanto non dimostrata soprattutto nel lungo termine), protezione dal contagio covid, negavano e vietavano fino ad alcuni mesi fa. Tra queste attività c'è quella sportiva, nelle sue infinite declinazioni. Attività oggi promossa, giustamente, insieme ai suoi positivi effetti, ma che ieri, non si può dimenticare, veniva vietata, nonostante la consapevolezza degli enormi danni che i divieti avrebbero potuto provocare. A livello fisico e psicologico. Anche e soprattutto sui minori. Non si può dimenticare che l'attività sportiva osannata e promossa oggi nei suoi positivi effetti per la salute ed il benessere, nello stesso giorno dello scorso anno veniva negata. 
Istituzionalmente, per decreto.

In virtù delle eccezionali e rigide restrizioni covid (sempre più politiche e sempre meno scientifiche), in vigore fino al 31 marzo 2022. In base alle quali le attività sportive, anche all'aperto, erano negate. Dalle stesse istituzioni che oggi le promuovono. Come se nulla fosse successo. Fino ad un anno fa negate a migliaia di persone, che di quelle attività avevano bisogno, per il loro benessere e la loro salute, fisica e mentale. Attività fondamentali, ci viene giustamente ricordato dagli 'esperti', per un armonico sviluppo psico-fisico e per prevenire le malattie, e l'esclusione sociale. Soprattutto dei minori.

Importanza fondamentale, e unanimamente riconosciuta, quella dell'attività sportiva, che il verbo unico delle politiche cosiddette anti-covid introdotte a suon di decreti aveva però cancellato. Introducendo il divieto di fare sport e di partecipare a tutto ciò che anche sotto l'aspetto sociale, oltre che psicofisico, deriva dall'attività sportiva.

Prima per tutti, poi solo per chi non si sottoponeva ad un obbligo vaccinale introdotto non in modo diretto (non essendo ancora disponibili dati sugli effetti dei vaccini), ma surrettizio. Con il ricatto sociale ed i divieti. Sempre più invasivi. Capaci di incidere direttamente sul piano dei diritti costituzionalmente garantiti (compreso quello alla salute e al lavoro) che improvvisamente diventavano, per decreto, concedibili in via esclusiva dal governo di turno. E solo attraverso l'assunzione della responsabilità, scaricata dal legislatore al singolo cittadino, di farsi somministrare almeno tre dosi di 'vaccino' anti-covid. Per continuare a vivere la vita di tutti i giorni. Fatta di lavoro, attività e fisica e condivisione degli spazi pubblici. Non una, non due, ma tre dosi. Fino alla prima e alla seconda dose booster che anche i sanitari, concluso l'obbligo, si sarebbero poi rifiutati di ripetere. Ricordiamo che fino ad alcune settimane fa tra i sanitari modenesi, categoria sensibile e da sottoporre alla quarta dose sulla base delle indicazioni ministeriali, quattro su cinque la avevano rifiutata. 

Ma rimaniamo alle tre dosi dalle quali, fino ad un anno fa, derivava il lasciapassare sociale. Quelle che, non si può dimenticare, fino al 31 marzo rappresentavano ancora l'unica condizione per ottenere il green pass rafforzato senza il quale anche ai ragazzi veniva vietato di fare sport, di vivere fisicamente i luoghi della socialità e dell'attività sportiva. Super green pass senza il quale erano d'obbligo distinzioni, divisioni e isolamenti fisici e psicologici anche nel contesto scolastico, oltre che sportivo e sociale. Bambini e ragazzi lasciati fuori da palestre e addirittura campi da calcio all'aperto. Tre dosi, non per non contagiare (visto che gli studi avevano già dimostrato l'infondatezza dell'allarme lanciato da Draghi sul 'muori e fai morire', ovvero che l'effetto del vaccino sulla prevenzione del contagio era limitato e dopo tre o 4 mesi era ridotto al punto da consigliare, anzi obbligare, la dose booster), ma per avere o continuare ad avere quel certificato verde rafforzato, assunto a lasciapassare ormai puramente politico e che la politica stessa, (smentendo addirittura il presupposto per il quale dopo 4 mesi dalla seconda dose era necessaria la terza per essere protetti), rese paradossalmente a durata illimitata. Assolvendo i possessori, altrettanto paradossalmente, anche dall'obbligo del tampone. Con l'effetto non di proteggere ma di dividere, discriminare, punire e, purtroppo, aumentare quei problemi nonché danni, a livello fisico e psicologico, che soprattutto l'attività sportiva poteva prevenire.
Tutto ciò succedeva ancora un anno fa. Non dieci, non cinque, non due, ma meno di un anno fa. Bimbi sani ai quali veniva impedito di giocare a calcio con i loro amici, di fare attività sportiva. Nell'isolamento e nella condanna da parte di chi fuori e dentro le istituzioni, anche in campo sanitario, osava l'azzardo di dire che a quel punto, anche solo in via precauzionale, non ci si doveva spingere. Che quei danni fisici e psicologici causati da politiche che non avevano eguali in nessuna parte dell'europa e del mondo, e che obbligavano a condizioni di isolamento sociale e di forzata sedentarietà (prima per tutti e poi solo per coloro sprovvisti di green pass base e poi di green pass rafforzato), potevano essere evitati. Perché i danni provocati potevano essere peggio di quelli evitati. Le voci che lo dicevano venivano tacciate, isolate, silenziate. E di quelle voci che dal mondo istituzionale e sanitario oggi esaltano i benefici dell'attività sportiva, e ne auspicano la valorizzazione, non sentimmo, ai tempi in cui quelle attività venivano negate, nemmeno il sussurro, tantomeno l'eco.   

Per questo ben venga la promozione ed il sostegno istituzionale delle iniziative di valorizzazione dell'attività sportiva e dei benefici ad essa connesse, come quelle organizzate mercoledì 15 marzo a Modena (in via Buon Pastore, alle ore 18, la presentazione di una ricerca finanziata dalla Regione sul mondo delle realtà sportive regionali), ma sarebbe bene che i proclami di oggi fossero pronunciati e uditi con la consapevolezza e il ricordo di cosa succedeva ieri, anche solo il 15 marzo di un anno fa. E nell'auspicio che una analoga indagine possa essere realizzata sui danni e sull'impatto che la negazione prolungata e selettiva dell'attività sportiva ha provocato (nel silenzio delle istituzioni che oggi 'cantano' i benefici dello sport), a tutti i livelli: fisici, sociali, psicologici nonché di spesa sanitaria. Anche solo per evitare altri danni o anche solo, e semplicemente, per coerenza.

Gianni Galeotti


Redazione Pressa
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La Pressa è un quotidiano on-line indipendente fondato da Cinzia Franchini, Gianni Galeotti e Giuseppe Leonelli. Propone approfondimenti, inchieste e commenti sulla situazione politica, ..   Continua >>


 
 
 
 

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