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E se il 'no vax' accoglie un profugo smette di essere un assassino?

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La domanda appare ingenua, come è ingenuo guardare negli occhi un sacerdote e chiedergli, senza ironia alcuna, se egli crede davvero in Dio


E se il 'no vax' accoglie un profugo smette di essere un assassino?

E se... E se preso da un improvviso slancio di umanità un no vax decidesse di accogliere in casa sua una famiglia di profughi in fuga dall'Ucraina, per il Governo smetterebbe di essere un sorcio o una persona che 'fa morire', come disse il premier Mario Draghi nella famosa conferenza stampa di luglio (qui)?
La domanda appare ingenua, come è ingenuo guardare negli occhi un sacerdote e chiedergli, senza ironia alcuna, se egli crede davvero in Dio. Tu credi in Dio? Tu credi nell'uomo? Ingenua, banale, eppure la risposta a queste domande banale non è. 

Per mesi in Italia abbiamo dichiarato guerra a una fetta di nostri cittadini. Li abbiamo chiamati sorci, evasori, finanche il premier li ha accusati di essere veri e propri assassini (una persona che 'fa morire' è evidentemente tale).
Per mesi abbiamo addossato su una fetta di italiani tutte le colpe più profonde e indicibili. Abbiamo dichiarato guerra e usato un gergo di guerra, abbiamo messo un generale in prima linea. Del tutto fuori luogo rispetto a una malattia, perchè il virus ovviamente non si combatte con la divisa da alpino e nemmeno con la baionetta.
Abbiamo portato il Paese in guerra contro se stesso. Padri contro figli. Fratelli contro fratelli. Lavoratori gli uni contro gli altri armati.
Sui media principali abbiamo ridicolizzato ogni pensiero critico, ogni forma di dissenso. Nei talk show abbiamo visto per mesi il solito clichè di un povero critico e anti-sistemico invitato per essere massacrato da 5-6 altri ospiti più il conduttore.
Abbiamo impedito a padri e madri senza green pass di lavorare. Abbiamo cacciato dall'autobus bambini di 12 anni. Abbiamo umiliato medici che la pensavano diversamente. E ancora è così.

Ora alle porte bussa la guerra vera. Quella che da sempre sconvolge una parte del mondo. Solo che sinora era apparentemente lontana da noi. O meno visibile. Alle porte ora bussa una guerra vicina che coinvolge volti conosciuti. I bambini ucraini piangono disperati e il loro pianto ci scuote, come prima non ci scuoteva il pianto di bambini del Congo, dello Zimbabwe o del Madagascar. A quello eravamo assuefatti. Pensavamo fosse un film.

Davanti alla guerra, davanti alle bombe e ai carrarmati riecco rifiorire il vecchio (si fa per dire) schema di pensiero. Il male viene identificato senza se e senza ma in una persona, o addirittura in un popolo. Non nella guerra in quanto tale. E per ottenere la pace ci si dice pronti ad armare un altro popolo. Ancora una volta nelle trasmissioni televisive parte la solita giostra: un Cacciari o un Cardini a caso a sostenere tesi difformi con un coro di teste dondolanti a dire 'no'.

Il 65% degli ucraini non è vaccinato, ma non importa, si rimedierà, li si convertirà. Eppure una immagine sembra scardinare tutta questa valanga di ipocrisia. Questa marea di luoghi comuni e preconcetti. Un no vax ha accolto una mamma e due bimbi ucraini, è senza lavoro perchè over 50, suo figlio non può nemmeno mangiare una pizza con gli amici. Ora, adesso. Eppure questo uomo ha accolto un'altra famiglia. Non ha chiesto nulla, non ha cercato la genesi del conflitto, non ha bruciato i libri russi nella libreria di casa, non ha sventolato bandiere gialloblù in piazza, non ha pubblicato la foto di Zelensky a fianco di quella di Che Guevara e non ha detto che Putin è peggio di un animale: senza guardarsi neppure intorno ha versato il vino e spezzato il pane a chi diceva 'ho sete, ho fame'. Ora come trattare costui? Come un sorcio o come un santo? O semplicemente come un uomo?
Prete, dimmi, tu credi in Dio?
Giuseppe Leonelli

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