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Follia Green pass, il pianto di chi a 12 anni non ha nessuna colpa

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Quelle lacrime, quei 'perchà' risuonano nella coscienza di chi ha imposto regole folli che hanno aggiunto al dramma sanitario della pandemia, un dramma sociale


Follia Green pass, il pianto di chi a 12 anni non ha nessuna colpa

Mentre viviamo nel paradosso di un Paese che da un lato introduce ulteriori restrizioni per chi non ha il super Green Pass (dal 15 febbraio sarà obbligatorio per gli over 50 per poter lavorare) e dall'altro elimina le mascherine all'aperto e toglie la quarantena 'da contatto' per i possessori del certificato rafforzato, è tempo di iniziare a interrogarsi sul dopo-pandemia. Ammesso e non concesso che il passaporto sanitario venga eliminato. Prima o poi.

Ebbene, un giorno, si spera il più possibile prossimo, qualcuno dovrà rispondere delle lacrime versate da chi ha perso il lavoro in nome di un principio, giusto o sbagliato che sia non importa, ma comunque un principio che oggi non costituisce reato. Dovrà rispondere delle lacrime di chi si è ritrovato costretto a fare una scelta sanitaria che mai avrebbe voluto fare, magari dopo essere guarito dal Covid, pur di continuare a permettere alla propria famiglia di vivere con dignità.

Ma soprattutto qualcuno, prima o poi, dovrà rispondere del pianto nascosto e silenzioso dei bambini che - senza aver commesso alcuna colpa - sono stati esclusi dalla vita civile. Dai 6 anni, quelli senza super green pass, sono stati trattati (la decisione è di pochi giorni fa) come 'untori' e in caso di positivi in classe costretti alla Dad, esclusi dalla vita scolastica. Solo loro, a dispetto dei compagni per i quali i genitori hanno fatto la scelta di aderire al trattamento sanitario facoltativo. Dai 12 anni, quelli senza super green pass, sono stati invece cacciati dalla vita sportiva, dai mezzi pubblici, dai cinema, dalle biblioteche, impossibilitati finanche a comprare un quaderno in tabaccheria.

Ora di queste lacrime qualcuno prima o poi dovrà ripondere. O qui o altrove, per chi crede. Perchè quelle lacrime, è giusto dirlo, non hanno nulla a che vedere con altre lacrime, di dolore, di chi, nella pandemia ha perso familiari e amici. Sono due pianti diversi e il secondo, straziante, non ha nulla a che vedere col primo. Non è colpa dei bambini senza super Green pass se nelle Cra italiane si è consumata una strage nella prima ondata. Se il Covid è entrato nelle case cosiddette 'protette' sterminando migliaia di anziani, nel silenzio mentre fuori regnava il 'lockdown'. Non è colpa dei bambini senza super Green Pass se in Italia negli ultimi mesi i contagi sono schizzati da poche migliaia a 200mila, dopo (non prima, dopo) l'introduzione del Green Pass. Non è colpa dei bambini se il vaccino - pur importante nel limitare i casi gravi - non è stato in grado di fermare i contagi. Non è mai stata colpa loro. Nè dei loro genitori.

Eppure le lacrime le hanno versate e le stanno versando loro. Senza nemmeno capire perchè. Il tutto in un circo mediatico che ha trasformato gli hub vaccinali in un palcoscenico con super eroi, pagliacci e palloncini colorati. Mentre ai bambini 'buoni' venivano consegnati attestati di coraggio. Come se il coraggio fosse il loro e non quello dei genitori che, con sofferenza (come i genitori che hanno fatto scelte opposte) hanno preso una decisione per loro.
Quelle lacrime, quei 'perchè?' risuonano nella coscienza di chi ha imposto regole folli che hanno aggiunto al dramma sanitario della pandemia (che nessuno nega), un dramma sociale e umano. Ma risuonano anche in tutti coloro che si sono girati dall'altra parte e che - una volta saliti sul treno dei 'buoni' - se ne sono fregati di chi restava in stazione fermo. Incolpevole.
Giuseppe Leonelli

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