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Il Credo storpiato di Salvini: nostalgia per il Credo laico di Freccia

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Di quella energia, pur disillusa, oggi cosa resta? Esattamente quale sarebbe il 'Credo' laico al quale appellarsi oggi?


Il Credo storpiato di Salvini: nostalgia per il Credo laico di Freccia

Da una parte lo spot elettorale della Lega di Salvini che fa il verso alla campagna comparativa del Pd di Letta e usa il celebre brano del 'Credo laico' di Stefano Accorsi nel film Radiofreccia.
Dall'altra Domenico Procacci, Luciano Ligabue e Stefano Accorsi, rispettivamente produttore, autore e attore del film del 1998 che hanno formalmente diffidato la Lega dall'utilizzo del brano audio con la voce di Accorsi, tratto da Radiofreccia a detta loro 'illegittimamente'.

Ora, al di là della querelle legale e politica tra la Lega e il cantautore e l'attore entrambi da sempre vicini al mondo di centrosinistra (Accorsi è pure testimonial della Regione guidata da Bonaccini), resta il merito di quel discorso di 24 anni fa e dello spot leghista.
'Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards. Credo nel doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua; però, prima di credere in qualcos'altro, bisogna fare i conti con quello che c'è qua: e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio' - diceva Ivan Benassi, detto Freccia, interpretato da Accorsi nel film di Ligabue.

Ebbene quelle parole, già piene di amarezza allora, oggi le si riascoltano già con nostalgia. 'Credo che c'è un buco grosso dentro, ma anche che il rock and roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, be', ogni tanto questo buco me lo riempiono - diceva Freccia -. Credo che per credere, certi momenti, serve molta energia'.

Di quella energia, pur disillusa, oggi cosa resta? Esattamente quale sarebbe il 'Credo' laico al quale appellarsi oggi, dopo due anni di pandemia, dopo l'orrore della discriminazione di Stato tra cittadini con e senza certificato verde, dopo la ulteriore caduta di modelli di riferimento politici, culturali e religiosi? Quale sarebbe il 'Credo' che porta finanche il Papa a giustificare l'invio di armi a una Nazione per fermare una guerra divampata dall'uso sconsiderato di armi da parte di un'altra nazione? Quale sarebbe il 'Credo' etico rispetto a un mondo del lavoro oggi ancor più precario, sfruttato rispetto a 20 anni fa?

Allora, se così stanno le cose, è questa incapacità diffusa di fidarsi di nuovo di qualcosa o qualcuno, che rende poco 'credibile' (per usare un gioco di parole) il Credo laico che la Lega ha usato strumentalmente in questa campagna elettorale. Storpiando la realtà e facendo leva su una base di fiducia ormai sgretolata, come dimostra del resto l'altissimo livello di astensionismo registrato dai sondaggi e che verrà confermato domenica alle urne. Il problema insomma non è l'uso improprio dei diritti di un film da parte del Carroccio, ma l'uso improprio del proprio ruolo, l'uso di una delega in bianco che la politica chiede ancora una volta ai cittadini. Perchè, stavolta, la gente non ci crede davvero più. Ed è un problema certo, ma negarlo non fa che aggravarlo.
Giuseppe Leonelli



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