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Inceneritori, e Modena rimase pattumiera regionale, con la pace dei verdi

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Il mancato spegnimento dell'inceneritore di Piacenza e il trasferimento dei rifiuti di quello di Ravenna, in chiusura, segna la condanna (già scritta) di Modena


Inceneritori, e Modena rimase pattumiera regionale, con la pace dei verdi

Con l'annuncio del Presidente della Regione Stefano Bonaccini relativo alla dismissione dell'inceritore di Ravenna e del proseguimento, in barba agli impegni che fissavano il termine al 2020, dell'attività di quello di Piacenza, per Modena il destino, già definito, è ancora più chiaro, limpido come il sole che ride sulle bandiere dei verdi, sventolanti a Modena ora non più nelle piazze ambientaliste ma dal vento degli ambientalmente impattanti condizionatori nelle stanze chiuse del potere, di palazzo, di governo. Nelle stanze dove i verdi, nonostante il loro 3%, e solo grazie al ticket elettorale concordato con Giancarlo Muzzarelli in cambio del sostegno politico alle urne, hanno riconfermato assessore Alessandra Filippi (ex Legambiente passata ai verdi), ed eletto il Consigliere comunale Paola Aime. Verdi, ora obbligati dai fatti, dal loro essere di governo (vano il tentativo di convincere che è solo al governo che si cambiano le cose), a rappresentare la continuità (e ad esserne garanti), con politiche ambientali lontane anni luce dalle 'battaglie' di strada ambientaliste, quelle che lo stesso Assessore Filippi combatteva per esempio convintamente davanti all'inceneritore di Modena dieci anni fa (foto 2009 insieme a Sandra Poppi, quest'ultima rimasta fortemente contraria all'interno delle rete rifiuti zero), per contrastarne l'ipotesi, poi confermata e portata avanti come un treno dai governi PD di regione provincia e comune, del raddoppio della capacità di conferimento annua a 240.000 tonnellate.

Una capacità enorme, pari al doppio dei rifiuti urbani indifferenziati prodotti a Modena al netto della raccolta differenziata, che ha segnato prima di tutto la condanna di Modena a (passateci il termine), 'pattumiera' della Regione, se non d'Italia. Ma non solo. Con il passaggio alle 240.000 tonnellate di cui 50.000 di rifiuti speciali annui (superati di 10.000 nell'ultimo anno, a conferma dell'emergenza  che ha travolge i rifiuti speciali), Modena (già sede della più grande discarica, quella di via caruso), nello scacchiere regionale della gestione dei rifiuti è stata scelta ieri (e confermata oggi) come centro principale della regione in cui dirottare i rifiuti non differenziati e speciali, prodotti dal territorio provinciale, regionale e nazionale, compresi quelli che non andranno più inceneriti nel vecchio inceneritore di Ravenna (ricordiamo che Modena è anche sede del super deposito di rifiuti speciali oggetto del misterioso rogo di alcuni mesi fa), e che verranno trasferiti altrove. Con decine di migliaia di camion container e compattatori in più all'anno in transito da e verso Modena. Che per questo continuerà ad essere pattumiera, grazie ma sopratutto a causa del suo super - inceneritore. Una scelta, quest'ultima, che non a caso trova riscontro nel programma di governo del sindaco Muzzarelli. Sindaco che dopo avere promesso, nel 2014, l'avvio del percorso che avrebbe portato gradualmente, in cinque anni, al superamento dell'inceneritore,  nel programma di mandato 2019 ha rinviato l'obiettivo al 2034. In quella logica descritta, non poteva essere diversamente. Con l'ok pieno e convinto dei verdi per un copione scritto da anni. Nonostante realtà come Forlì (tanto per stare in regione), abbiano dimostrato che tale obiettivo sarebbe raggiungibile, anche a Modena, non in 15 anni, ma in poco meno di cinque. Arrivando alla chiusura dell'inceneritore non perché vecchio o per mandare i rifiuti altrove (come succederà entro l'anno a Ravenna), ma semplicemente perché, al termine di una buona filiera  della raccolta (possibile anche grazie al progresso tecnologico degli impianti di riciclo), la percentuale di rifiuti indifferenziati sarebbe talmente bassa da non essere sufficiente ad alimentare un impianto di grosse dimensioni, e comunque capace di renderla sconveniente. Basterebbe la volontà politica di farlo, non solo in una logica provinciale, ma anche nel modello di area vasta regionale, all'interno del quale funziona Hera e i governi di Regione e Provincia e comuni. Perché i modelli funzionanti, già testati e rodati, ci sono. Ma questa volontà politica, a Modena, non c'è. Qui di fatto comanda Hera e comandano i dividendi del comune capofila. Bruciare i rifiuti conviene tanto, soprattutto ad Hera e indirettamente anche ai al comune di Modena che da anni riceve anche un indennizzo ambientale (bisognerebbe ogni tanto ricordare anche questo presupposto scientifico e politico che lo ha stabilito prima di parlare di impatto ambientale degli inceneritori), e conviene rimanere ancorati a sistemi di raccolta e gestione obsoleti che mostrano sempre più enormi crepe. Al netto del fatto che Hera che oltre al prezzo del conferimento di ogni tonnellata bruciata incassa anche i proventi dell'energia elettrica prodotta dall'inceneritore e venduta direttamente al gestore nazionale (il 95% di quella prodotta, visto che solo il 5% viene utilizzata per alimentare lo stesso inceneritore che la produce). Non a caso sotto la Ghirlandina l'obiettivo raggiunto di una crescita della raccolta differenziata è andata di pari passo con il mancato raggiungimento di obiettivi importanti in termini di riciclo (della plastica soprattutto che viene bruciata), e di produzione di rifiuti (addirittura aumentata nel 2018 sul 2017). Elementi fondamentali per garantire il funzionamento ottimale dell'inceneritore che per bruciare meglio anzi per alimentarsi, e mantenere alta la temperatura del suo forno, ha bisogno di bruciare anche la plastica che i modenesi diligentemente differenziano. Perché questo è.


Un inceneritore che proprio nel 2009 (anno della foto davanti all'inceneritore), fallì, nel silenzio generale, il suo obiettivo più importante, ovvero quello di convertire l'energia termica prodotta in teleriscadamento, che avrebbe sostituito l'installazione di 10.000 caldaie in quartieri nuovi o rigenerati  e che oggi è obbligato a funzionare a pieno regime, fagocitando rifiuti urbani e speciali da oltre provincia ed oltre regione, facendo saltare a Modena gli obiettivi virtuosi dello stesso piano rifiuti regionale che ad oggi avrebbe dovuto registrare una diminuzione netta e costante nella produzione di rifiuti indifferenziati (cosa che non è avvenuta, almeno nei territori dove il servizio di raccolta e smaltimento è gestito da Hera a differenza di altri dove con la tariffa puntuale, il porta a porta, recupero e riciclo, si è arrivati anche all'80-90% di materiale recuperato), e del riciclo, sacrificato al concetto di recupero che a Modena vale anche per la plastica bruciata ed utilizzata per produrre più calore. Ma l'obiettivo è quello del 'plastic free' ha affermato oggi il Presidente Bonaccini. 'Free', libera di essere bruciata e di volare libera nell'aria che puntualmente a Modena, con tanto di indenizzo, nonostante i super filtri respiriamo a percentuali volutamente doppie rispetto a qualsiasi altra area della regione.

Gi.Ga.



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