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La Meloni ha l'Italia in mano: Pd punito ovunque, l'enclave emiliana vacilla

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Ora tocca ai dirigenti di Fratelli d'Italia dimostrare che una alternativa è possibile e che l'alternanza anche a Modena e in Emilia è possibile


La Meloni ha l'Italia in mano: Pd punito ovunque, l'enclave emiliana vacilla
Vince, stravince il centrodestra trainato da Giorgia Meloni. Una vittoria che rappresenta uno schiaffo prima di tutto alla retorica del governo dello 'Statista migliore del Mondo'. Gli elettori hanno punito Mario Draghi e tutti i partiti che lo hanno appoggiato, in primis il Pd che tracolla sotto il 20% e la Lega di Matteo Salvini sotto al 9%, mentre il M5S si salva proprio per la scelta in extremis di prendere le distanze dall'ex banchiere. 
Malissimo d'altra parte tutte le forze antisistimiche, con Italexit lontana in modo siderale dalla soglia del 3%, e che scontano la pervicace ed egositica scelta di correre divisi, gli uni contro gli altri armati pur avendo programmi quasi identici (Italexit, Vita e Italia Sovrana e Popolare insieme avrebbero segnato una percentuale vicina al 4%).

Giorgia Meloni ora ha l'Italia in mano.

Quasi impossibile che il presidente della Repubblica non incarichi la leader di Fdi di formare un governo: troppo solida la maggioranza Fdi-Lega-Fi per percorrere altre strade. Del resto la stessa Meloni ha già dato in campagna elettorale ampie garanzie sulla sua posizione atlantista, in particolare sul tema delle armi all'Ucraina e questo, pur facendo storcere il naso a una fetta di elettorato, dovrebbe tranquillizzare l'Europa e gli Stati Uniti. La stessa Borsa Italiana stamattina ha reagisto senza scossoni.

In questo contesto scricchiola anche l'enclave emiliana del Pd. Daniela Dondi, non a caso candidata di Fdi per tutto il centrodesstra, vince all'uninominale alla Camera battendo la corrazzata di centrosinistra che aveva paracadutato Soumahoro, ma negli altri seggi non ci sono sorprese. Vince Enza Rando del Pd su Enrico Aimi, vince Casini del Pd su Vittorio Sgarbi e vince De Maria del Pd su Giuseppe Galati.


Modena e Bologna, insomma, al di là dell'exploit della Dondi, non cambiano. Non cambiano e si candidano a rappresentare, nel solito racconto epico targato Pd, la 'resistenza' al governo delle Destre. A guidare questa 'resistenza' sarà quasi certamente il governatore Stefano Bonaccini che, come da copione, raccoglierà il testimone di Enrico Letta mestamente sconfitto, prima di tutto dalla sua assurda scelta di non allearsi nè coi centristi di Calenda nè con il M5S, scegliendo i cespugli di sinistra. Oggi sono attese le dimissioni di Letta, inevitabili. Una staffetta che forse coinvolgerà anche la Lega con Salvini che difficilmente resterà alla guida del partita dopo una quasi bruciante rovina elettorale.

Ora, con l'Italia in mano, a livello nazionale Giorgia Meloni dovrà dimostrare di mantenere salda la barra del cambiamento, vincendo la paura di scontentare l'Europa e, magari, provando a indicare una strada nuova nella folle corse agli armamenti in Ucraina. Difficile ma non impossibile.
A livello emiliano la sfida per il centrodestra è sempre la stessa: sfruttare il traino nazionale per creare una alternativa vera al centrosinistra che da sempre governo il territorio. Il centrodestra a guida Forza Italia non c'è mai riuscito, quello a guida Lega nemmeno. Ora tocca ai dirigenti di Fratelli d'Italia dimostrare che una alternativa credibile è possibile e che l'alternanza anche sotto la Ghirlandina e le Due Torri non è una utopia.
Giuseppe Leonelli


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