Modena, conservatrice e sempre uguale a se stessa, immersa nel contesto nazionale, archivia il 2022 senza aver ancora trovato una pacificazione tra i fautori dell'assurdità del green pass e le indifendibili violenze verbali e vandaliche dell'estremismo no vax. E mentre l'inflazione vola al 13%, tutta la politica locale continua a ruotare intorno alla figura del sindaco Gian Carlo Muzzarelli il quale non si può dire che in questi anni non abbia mantenuto la promessa di essere 'uomo forte' dell'amministrazione. Forse ancor più 'forte' dell'amico-rivale Bonaccini, ormai a un passo dal diventare il dominus del Pd (figuraccia punto nascita di Mirandola permettendo). Pochi i momenti di visibilità per gli assessori modenesi che mai si sono discostati dalla linea del sindaco e mai si sono permessi di levare una voce fuori dal coro: compatezza che rappresenta certamente una vittoria per il primo cittadino, ma che forse consegna una scarsa vitalità alla città stessa. Pochi anche i momenti di visibilità per le opposizioni, divise al proprio interno e in marcia in ordine sparso. Coi partiti frastagliati nei rivoli di personalismi e ambizioni di singoli, come del resto dimostra il rifiorire di monogruppi in Consiglio comunale. Fratelli d'Italia, oggi indiscusso motore della coalizione, lungi dal farsi promotore di unità tra le forze di centrodestra sembra più interessata ad andare all'incasso in termini percentuali per obbedire alle aspirazioni dei futuri consiglieri regionali, ovviamente di opposizione, e dei nominati nel sottobosco delle istituzioni che contano.
Una Babilonia politica che difficilmente potrà restituire alle prossime elezioni la presentazione di un progetto credibile e alternativo al monopolio del centrosinistra.
Un 2022 nel quale Modena ha dovuto dire addio a tanti suoi illustri cittadini e che ha pianto personaggi che ne hanno segnato la storia. Impossibile non ricordare con affetto e commozione il genio di Mauro Forghieri, il padre delle radio libere Carlo Savigni e la modenesità straripante di Ermes Rinaldi, oste per antonomasia. Un 2022 che ha strappato a Modena la classe dell'assessore Adriana Querzè, l'umanità dello storico parroco di San Pietro, don Gregorio Colosio, e il grande calciatore e mister Sergio Brighenti.
Persone andate avanti ma che non fanno parte del passato, viceversa ci accompagneranno nel futuro, col loro ricordo e la loro eredità. Modena si apre al 2023 e si specchia nel suo almanacco più bello, nella speranza eternamente ottimista di andare incontro a un anno più felice. Un ottimismo per il quale, ancora una volta, occorre davvero prendere lezione dal sindaco, sia in termini di entusiasmo personale, nonostante tutto, sia nella volontà di dipingere un futuro, a onor del vero anche eccessivamente roseo, in termini di orizzonti progettuali per la città. Dovrebbe essere l'anno della riqualificazione eternamente promessa del Sant'Agostino, della prosecuzione dei lavori alle ex Fonderie, dell'insediamento Esselunga all'ex Mercato (non a caso Coop è fuggita da via Canaletto, lasciando spazio a un altro marchio)... 'Non un solo soldo del Pnrr verrà sprecato', ha promesso Muzzarelli. Sarà l'anno della prova del nove della nuova raccolta rifiuti porta a porta. Ma sarà anche l'anno dell'avvio del passaggio di testimone al futuro candidato sindaco del centrosinistra il quale, nonostante la promessa di Primarie e nonostante i sogni di gloria del pur meritevole assessore Bosi, sarà quasi certamente l'assessore alla cultura Bortolamasi.
Già la cultura.
Buon Anno ai nostri lettori e non solo. Buon anno in particolare a chi quest'anno ha perso una sfida, perchè sia accompagnato dalla consapevolezza che vi è sempre un secondo tempo. Buon anno a chi lotta con la malattia, con la solitudine, con le proprie paure, con i propri abissi e le proprie croci. Buon anno a chi è alla ricerca di Dio, di un Senso e di se stesso. Perchè, per una volta, l'almanacco più bello acquistato per il nuovo anno resti tale anche tra 12 mesi.
Giuseppe Leonelli
Foto Frizio

(1).jpg)

