Non vi sono accenni di violenza o di vandalismo, quando i carri lasciano il Novi Sad i volontari della festa raccolgono l'immondizia lasciata. Con scrupolo, in silenzio.
E il corteo prosegue. Lungo Monte Kosica, viale Crispi, fino a piazzale Natale Bruni. Poi ancora viale Caduti in Guerra per tornare da viale Italia al Parco Ferrari in serata.
La speranza è che qualcuno tra le migliaia in festa non esageri.
Una massiccia presenza di forze dell'ordine resta alla testa del corteo. Anche quelli in divisa sono ragazzi e ragazze giovani. I cori e le canzoni incurioscono i passanti. Alcuni anziani applaudono dalle finestre. I colori accesi dei capelli, i tatuaggi si amalgamano e dall'alto si percepisce un'unica grande onda.
Le dichiarazioni allarmate dei partiti, le invettive dell'opposizione, sono distanti anni luce dalla realtà che sfila in piazza. Cercano spazio e cercano spazi i giovani e i meno giovani che sfilano. Spazio per definire se stessi, per esprimere in modo libero la propria identità, non solo nella stretta e limitante chiave sessuale, ma nel suo complesso. Una identità che evidentemente non si riconosce in un mondo che concede pochissimo. Ai giovani soprattutto. In termini di presente e ancora meno concede in termini di futuro. Spazio e spazi. Spazi anche da occupare. Per protestare, sapendo di sforare le regole, le leggi.
Il problema non è giustificare o meno questa marea di giovani, non è in ballo la inevitabile condanna rispetto al mancato rispetto delle regole. Per un attimo, prima di ridiscendere nella borghese compostezza del centro storico, coi cioccolatini venduti a peso d'oro, ci si può fermare a respirare la voglia di libertà che esprimono gli oltre 6000 giovani della Street parade. Una libertà mischiata al fumo e all'odore della birra e del vino. Non è il grido di libertà del '68, non c'è più dietro un sistema ideologico e valoriale di riferimento. Non è la rivoluzione permanente. Di tutto quell'armamentario è rimasta solo la superfice, il look ribelle, qualche slogan ormai vuoto. La musica senza nemmeno più parole. Nessuno se la prende con la Chiesa, nessuno urla che Dio è morto, perchè la Chiesa è ininfluente e perchè il funerale di quel Dio ormai è stato celebrato da tempo. Eppure una lieve folle speranza si fa spazio nei pensieri. La fiammella di libertà, il grido non più verbalizzato che si alza al calar della sera dal centro di Modena, può cambiare un po' le cose.
Giuseppe Leonelli


