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Modena, così Muzzarelli lascia a Mezzetti le emergenze irrisolte

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Modena non è più, ammesso lo sia stata, città green, smart, accogliente, organizzata, sicura, attraente, come ha proclamato di continuo Muzzarelli


Modena, così Muzzarelli lascia a Mezzetti le emergenze irrisolte
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'L’ultimo giro di pista', come lui stesso l’aveva definito, non gli è riuscito perchè il suo partito, il Pd, nei tanti anni che è stato al governo (anche con presidenti del consiglio) non è stato in grado di modificare le norme che disciplinano la elezione dei sindaci dei grandi Comuni. E’ così sfumata per Giancarlo Muzzarelli la possibilità di “correre” per il terzo mandato, cosa che lo ha mandato in uno stato di evidente agitazione viste le reazioni che ha avuto nel cercare di bloccare prima e di rinviare poi la scelta del candidato alla sua successione, dando così vita ad uno psico-dramma di oltre due mesi all’interno del “partitone”, con liti interne, di tutti contro tutti, trattative più o meno segrete, in un caos di linguaggi, alleanze e rotture che ha coinvolto gli otto candidati che si erano proposti, choccando e frastornando la base del partito non abituata a queste lotte intestine che hanno relegato in secondo piano idee e programmi per il futuro.

Ed è sparito in un attimo il ricordo della famosa “macchina da guerra” come l’aveva orgogliosamente definita l’allora segretario del Pds, Occhetto, sorto dalle ceneri del defunto Pci.
 
Muzzarelli in sostanza ha fatto di tutto per potere rimanere il “padre-padrone” del partito a Modena diventando per questo una pericolosa “mina vagante” per lo stesso Mezzetti al quale ha la pretesa di indicargli la “tabella di marcia” e l’”agenda dei lavori” della prossima giunta. Una sorta di “commedia dell’assurdo” insomma, di fronte alla quale è lecito attendersi, tra le altre, una presa di posizione della componente cattolica ex Margherita presente nel partito.


 
Mezzetti eredita davvero una città in evidente difficoltà, con tanti problemi vecchi e nuovi, con poche certezze e molte criticità che sono divenute nel frattempo emergenze, con un esteso degrado ambientale e sociale, con comitati di protesta di cittadini sorti in tutti i quartieri della città, con una criminalità diffusa ovunque tra accoltellamenti, droga, prostituzione, furti, rapine, scippi, aggressioni alle donne, di giorno e di notte, con promesse di rigenerazione urbana di interi quartieri rimaste tali, la cui presenza suona offesa alla città e ai modenesi, come l’ormai tristemente noto complesso dell’RNord alla Sacca, del cui recupero e risanamento si parla inutilmente da anni, dal quale tutti scappano, compresi il custode, il bar, il market e gli studenti che vi avevano trovato alloggio, costretti ora a sistemarsi altrove e il Parco XXII Aprile, sempre alla Sacca, che comprende il pregevole ‘padiglione’ progettato dell’architetto Renzo Piano, divenuto ora alloggio permanente per abusivi, sbandati e senza tetto, una zona lasciata nel degrado più assoluto e definita degli “invisibili” dai residenti della zona, che si rivolgono disperati e inascoltati al Comune, costretti a vivere blindati in casa, specialmente di sera. Ma anche il condominio Lambda sulla via Emilia e il condominio di via Costellazioni, anche queste da tempo aree “off limits”.
 
E, per non farci mancare nulla, siamo anche balzati in testa alla classifica delle città tra le più care d’Italia, dove si scommette tanto e nella quale si gioca troppo (lotteria, slot machine, gioco d’azzardo), con i conseguenti drammi personali e famigliari per stipendi andati in fumo. La testimonianza di questa ulteriore preoccupante ‘piaga’ modenese arriva da Federconsumatori insieme ad Acli e Arci. Così come sono preoccupanti le cifre del riciclaggio di denaro ‘sporco’ diffuse da Confesercenti che parla di “un incremento del 17 per cento rispetto alle cifre dello scorso anno”, dato questo confermato dalle ricerche di Franco Zavatti per conto della Cgil, che rileva come “Modena sia seconda in Emilia dopo Bologna in questa poco edificante classifica”. Ma siamo anche tra le prime città più inquinate d’Italia (quarti) nella classifica compilata da Legambiente.
 
In questo quadro impietoso ed inquietante si innesta la crisi economica che colpisce soprattutto il settore del commercio: Confcommercio rileva che si sono ‘perse’ negli ultimi due anni in città 280 imprese con 150 serrande di negozi ‘storici’ che si sono abbassate nel centro cittadino, vittime dall’espansione senza limiti della grande distribuzione (in specie Coop e Conad) che fa loro una concorrenza spietata senza che l’amministrazione abbia individuato e promosso misure in difesa delle ‘botteghe’ storiche e dei ‘mestieri’ di una volta.
 
Modena si conferma pure tra le città col più alto indice di cementificazione del territorio e con una crescente distruzione del verde (44 ettari) in una Regione peraltro tra le più cementificate d’Italia (635 ettari di suolo “bruciati” nel solo 2022), con un territorio divenuto fragilissimo dal punto di vista idrogeologico. Ma siamo anche tra le città più care d’Italia, certamente la più cara dell’Emilia, quella con la maggiore mancanza di alloggi per studenti fuori sede ma anche per lavoratori giunti in città per motivi professionali, coi centri di ascolto della Caritas e delle parrocchie che funzionano a pieno regime per fare fronte al crescente aumento di richieste di aiuto economico per utenze domestiche e per ottenere pasti caldi e borse settimanali con generi alimentari di prima necessità e questo per supplire alle carenze della assistenza dei Servizi sociali del Comune. Una città che si dimostra carente pure nel delicato settore della assistenza agli anziani per la mancanza di un numero sufficiente di posti letto per anziani, come sottolineato più volte dal Movimento Modena Volta Pagina e per la scarsa qualità del vitto servito agli anziani ospiti nelle Cra gestite da Domus, come hanno denunciato i famigliari e la Cgil.
 
Ma è soprattutto la malavita e la criminalità senza più confini che preoccupa e inquieta i modenesi per una situazione dell’ordine pubblico da “far west” o di “città allo sbando e fuori controllo” come hanno titolato i giornali e come hanno denunciato i gruppi consigliari di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia. L’episodio dell’accoltellamento di un giovane studente su un bus di Seta alla Stazione delle autocorriere, che fa seguito agli altri avvenuti all’Istituto Corni, al Parco Novi Sad, alla Stazione ferroviaria, all’Rnord, in corso Vittorio Emanuele, ha fatto dire al genitore dell’ultimo ragazzo coinvolto che “ciò che è accaduto è gravissimo e mi chiedo se sia normale che cose di questo genere succedano a Modena”.
 
No, non è normale ed è per questo che cresce la preoccupazione, il malcontento e la rabbia dei modenesi e di critica verso un Comune che, invece di ascoltare le esigenze dei cittadini e dare, se possibile, risposte concrete, si presenta presuntuoso, arrogante, paternalista, con un sindaco e con assessori che cercano di distrarre i cittadini dai problemi veri e quotidiani promettendo piani di rigenerazione e di recupero urbani mai avvenuti.
 
Oltre a tutto questo c’è il fallimento totale del piano di raccolta differenziata dei rifiuti, testimoniato dalle mille proteste e dalle centinaia di petizioni dei cittadini e delle associazioni di categoria, dei partiti di minoranza (e da qualche ‘coraggioso’ isolato consigliere di maggioranza) che hanno chiesto di rivedere il piano Hera “che non funziona”. Piano contestato  anche dalla Cgil (è tutto dire) che lo ha definito “inattuabile perché fa acqua da tutte le parti”. A Modena a difendere Hera pare sia rimasto il solo assessore Filippi che, evidentemente non vede (o non vuole vedere) i cumuli di rifiuti sparsi ovunque in città, topi compresi. Anche Federconsumatori è stata severa sull’argomento: “Si tratta di un progetto non meditato - ha scritto -  che ha incontrato difficoltà e tensioni coi cittadini per cui c’è la necessità di cambiamenti e modifiche”. Aggiungendo che “la crisi dei rifiuti è dovuta alla assenza di partecipazione, di nessun ascolto e di nessun confronto con la città e le sue rappresentanze”. Per molto meno il Pd in altre realtà chiede le dimissioni immediate degli amministratori locali coinvolti.
 
Ma Massimo Mezzetti (qualora eletto) si troverà sul tavolo di piazza Grande anche la ‘grana’ della bretella Campogalliano – Sassuolo, sostenuta da anni dal Pd ma mai realizzata e ora repentinamente bocciata in consiglio dallo stesso Pd, andando in evidente contrasto col presidente della Regione Bonaccini che la difende. Un dietro front inatteso del Pd modenese che ha insospettito i partiti di minoranza, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Italia Viva ma anche Modena Volta Pagina, che hanno visto nell’ordine del giorno votato un tentativo scopertamente strumentale per agganciare i partiti alla sinistra del Pd (da sempre contrari al manufatto, così come alla Cispadana), perché senza i loro voti il Pd rischia davvero di perdere questa volta il Comune di Modena dopo 80 anni di potere continuo ed assoluto. “La paura fa davvero novanta, ma a perdere di credibilità di fronte all’elettorato - ha ammonito la consigliera regionale Giulia Pigoni – di voti se ne perdono ancora di più”.
 
Ma anche la grana delle inefficienze, del caos e dei disservizi nel trasporto pubblico, viste le difficoltà di Seta a fare fronte alle esigenze e alle proteste dei pendolari, degli studenti e delle loro famiglie, ma anche a quelle di Udicon e Federconsumatori e per ultime anche quella dei Giovani Dem che hanno definito “non più tollerabile questa situazione”. Così come è inaccettabile per una città come Modena il prolungarsi del mancato riscaldamento in molti istituti scolastici che vede centinaia di ragazzi costretti a seguire le lezioni con cappotti, sciarpe e qualcuno addirittura con la coperta.
 
Infine, ma non per importanza, la questione degli immigrati visto che Modena non è più la città “accogliente, inclusiva e ricettiva” propagandata per anni dal sindaco Muzzarelli, che si è improvvisamente reso conto della incapacità e impreparazione del Comune e delle associazioni di volontariato ad affrontare il problema sempre più serio della accoglienza inizialmente e superficialmente assicurata a tutti. E del nodo “piste ciclabili” dimostratesi sempre più mal disegnate e dunque insicure ai ciclisti, dopo avere garantito propagandisticamente per anni che Modena era al riguardo una “città modello”.
 
Dunque Modena non è più, ammesso lo sia stata, città green, smart, accogliente, organizzata, sicura, attraente, come hanno proclamato di continuo e per dieci anni Muzzarelli e i suoi assessori, ma forse Mezzetti, anche se al momento non abita a Modena, se ne sarà già accorto. Una città per di più penalizzata da una macchina comunale appesantita da una eccessiva burocrazia interna, in considerazione delle sue modeste dimensioni, nella quale non mancano incrostazioni di tipo clientelare in larga parte dovute agli 80 anni di potere comunale gestiti sempre dallo stesso partito, senza il costituzionale metodo democratico della alternanza e della discontinuità, come avviene del resto in tutti gli enti pubblici per evitare, appunto, fossilizzazioni di cariche e incarichi senza i necessari controlli e il ricambio degli uomini al potere.
 
“Modena non è più la mia città”, dicono ormai in tanti, “non c’è più la Modena coi valori di un tempo”, aggiungono altri e la stessa Udicon sostiene che l’80 per cento dei modenesi (e dunque non solo le donne) ha paura ad uscire di casa la sera.
 
E’ anche per questo che da più parti si invoca e si auspica una salutare alternanza politico-amministrativa al governo comunale, appunto per un ricambio della classe dirigente che porti ad un rinnovamento e cambiamento di programmi, idee, progetti. Dunque discontinuità col passato. Mezzetti è avvertito.
 
Cesare Pradella

Cesare Pradella
Cesare Pradella

Giornalista pubblicista, è stato per dieci anni corrispondente da Modena del Giornale diretto da Indro Montanelli, per vent'anni corrispondente da Carpi del Resto del Carlino, per ..   Continua >>


 

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