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Modena, Fratelli d'Italia copia la Lega: sindrome dell'autosufficienza

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Quasi che il monopolio del Pd sia scritto nelle tavole della legge. Una legge divina che il centrodestra supinamente sembra voler rispettare


Modena, Fratelli d'Italia copia la Lega: sindrome dell'autosufficienza
Sembra esserci una sindrome pronta ad aleggiare sul centrodestra modenese ogniqualvolta uno dei tre partiti principali della coalizione trova inaspettata linfa vitale da un vento positivo nazionale.
Una sindrome di autosufficienza, del 'decido io' perchè sono il primo partito. Una sindrome che porta alle elezioni locali a scegliere sempre e solo candidati di bandiera (spesso individuati all'ultimo momento), invisi agli alleati e destinati - nonostante i proclami della vigilia - a deludenti risultati elettorali. Candidati benedetti quasi sempre con un occhio alle elezioni successive, regionali o politiche, che utilizzano il palco e la visibilità delle amministrative come trampolino e non tanto come traguardo e come sfida vera da poter vincere. Candidati nemmeno troppo appariscenti per non oscurare la strada ai leader locali di turno.

E ovviamente a tali dinamiche nella scelta dei candidati corrisponde una speculare dinamica nella incapacità di creare una vera rete alternativa al feudo del centrosinistra, in grado di rappresentare una alternanza unitaria e credibile ai partiti che ininterrottamente governano questa fetta di Emilia (Modena e Reggio) da oltre 70 anni.

E' stato così 15 anni fa durante il regno di Forza Italia e dello scontro interno tra bertoliniani e giovanardiani (pare passata un'era geologica), anche se va detto che allora An e Lega Nord erano davvero partiti residuali in termini percentuali sul territorio.
E' stato così tre anni fa per la Lega quando a Modena il Carroccio impose come candidato Stefano Prampolini. Forza Italia e Fratelli d'Italia avrebbero voluto seguire altre strade (e non ne fecero mistero), ma alla fine il partito di Salvini, forte di un consenso nazionale vicino al 40%, si impose.

E il risultato lo ricordano tutti i modenesi: il centrodestra non arrivò nemmeno al ballottaggio e il Pd di Muzzarelli vinse in carrozza.

E' così oggi con Fratelli d'Italia che veleggia a livello nazionale oltre il 30% (nonostante le prime crepe di consensi che appaiono sul fronte del caro-carburante), ma con il partito che a livello locale non ha ancora tentato un dialogo con gli alleati in vista delle amministrative.
A Modena si vota nel 2024 ma, a quello che risulta, il partito che ha la responsabilità di essere capofila della coalizione, Fdi appunto, non ha aperto alcun tavolo con Lega e Forza Italia e i rapporti sono fermi alla freddezza di tre anni fa.

Non è ovviamente in discussione l'impegno partitico di alcuni esponenti meloniani (vecchi e nuovi), ma piuttosto la incapacità di sforzarsi con coraggio di trovare una strada per costruire un progetto solido e credibile agli occhi degli elettori, capace di strappare consensi anche nell'elettorato centrista da sempre critico nei confronti degli ex Ds. Eppure il centrosinistra non perde tempo, il candidato a Modena è già stato individuato, al di là del rito delle primarie, nella figura di Bortolamasi (profilo che va bene sia a Bonaccini che a Muzzarelli), mentre l'opposizione, sul fronte della coesione, appare ancora una volta all'anno zero. Quasi che la partita elettorale modenese sia data per persa in partenza a meno di (impossibili se non ci si lavora da fuori) spaccature sul fronte della maggioranza. Quasi che il monopolio del Pd sia scritto nelle tavole della legge. Una legge divina che il centrodestra supinamente sembra voler rispettare, accontentandosi delle briciole che cadono dalla tavola imbandita di chi amministra il territorio, spartendosi da sempre potere e poltrone.
Giuseppe Leonelli


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