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Obbligo vaccinale a tempo dai 50 anni e Super Green Pass, la scienza ridotta a paravento

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Le ultime misure introdotte frutto di lotte e compromessi politici nella corsa al Quirinale che poco o nulla c'entrano con scienza, dati e realtà sanitaria. Nell'ultimo atto il governo dei migliori ha prodotto il risultato socialmente ed economicamente peggiore


Obbligo vaccinale a tempo dai 50 anni e Super Green Pass, la scienza ridotta a paravento

Un obbligo vaccinale disposto per età e non per categorie a rischio, che entra in vigore il 15 febbraio, con durata di 4 mesi, fino al 15 giugno, legittimato da uno stato di emergenza che sulla carta scade però il 15 marzo. Basterebbe questo per dimostrare che le nuove restrizioni e gli obblighi introdotti ieri dal governo, in un contesto sociale con il 90% della popolazione vaccinata, con una variante Omicron meno capace della variante Delta di produrre effetti gravi e che, unita all'effetto vaccini, ha garantito la metà delle ospedalizzazioni dello scorso anno, per rendere evidente la valenza puramente politica e poco scientifica e di protezione sanitaria dei provvedimenti adottati dal governo su estensione dell'obbligo vaccinale e certificato verde rafforzato.
Del resto come è stato fallimentare il provvedimento sul Green Pass che non ha creato luoghi sicuri e ha diffuso l'ingannevole consapevolezza di una immunizzazione che ha abbassato il livello di precauzione, con il rischio di aumentare le condizioni di potenziale contagio, e non il contrario.

Ma la conferma di un provvedimento che svilisce la scienza ed i suoi presupposti, anziché affermarli, è arrivato da ciò che ha anticipato quelle decisioni. Il cinquantesimo anno di età (assunto a prescindere dalle categorie a rischio di ospedalizzazione), e che fa da spartiacque tra l'obbligo e il non obbligo alla vaccinazione, è frutto del compromesso che ha messo fine ad uno scontro politico tra chi sosteneva (politicamente) un obbligo dai 40 anni e chi un obbligo dai 60. Alla fine compromesso politico trovato a 50. Come una trattativa sul prezzo da pagare e fare pagare ai cittadini non vaccinati (non in termini sanitari si badi bene, ma politici), per non spaccarsi, per evitare una divisione della maggioranza alla vigilia della votazione per il Quirinale. Una trattativa politica riflessa anche nella decisione di garantire l'accesso agli esercizi pubblici con il green pass base e non rafforzato. Ben difficile da spiegare scientificamente.
Tanto per dire che di fatto ieri era il momento peggiore, per il peso delle forze in gioco e delle conseguenze politiche sulla corsa al colle, per effettuare scelte così impattanti per il Paese, soprattutto se si fosse voluto davvero basarle sulla scienza. Perché qui di presupposto scientifico dimostrabile non c'è proprio nulla. E tutto era incentrato da un difficile equilibrisimo politico, funzionale al voto per la presidenza della Repubblica. Nulla più che questo.

Perché quale scienza oggi riuscirebbe a spiegarci il presupposto che sta alla base del primo obbligo vaccinale introdotto prioritariamente per età e non per fattori di rischio, a tempo, limitato a 4 mesi (perché non due 6, 8, 20?), da introdurre a 40 giorni di distanza dal decreto che lo prevede, in un momento in cui il picco dei contagi sarà presumibilmente superato (le ultime previsioni degli organismi sanitari indicano fine gennaio), che ignora totalmente la distinzione tra pazienti a rischio e vulnerabili da coloro che non lo sono, che ignora il fatto che il rischio vero di ospedalizzazione è concentrato (e ciò è confermato dall'approndimento dei dati che guarda caso non vengono mai esplicitati dalla cronaca quotidiana dei report ufficiali), tra i pazienti pluripatologici, soprattutto quando questi hanno meno di 60 anni. E' proprio perché si crede e si vuole continuare a credere ad una scienza che fa la scienza senza creare cortocircuiti con la politica che queste considerazioni vanno fatte e questi interrogativi vanno posti.
Quale scienza, oggi, in un momento in cui i contagi sono esplosi nonostante il green pass, è in grado di spiegare la differenza, in termini di tutela sanitaria e prevenzione dei contagi e di impatto sulla salute pubblica, tra l'utilizzo di un green pass base e un green pass rafforzato nel momento in cui vado a fare la spesa o vado al lavoro? Ma di cosa stiamo parlando? Non è ora di dirlo chiaramente che una scienza ogni giorno utilizzata per fare da paravento a questa inefficace e schizofrenica politica, è una scienza che viene offesa ogni giorno nella sua essenza? Non è ora di dirlo che se l'obiettivo politico da portare avanti attraverso uno stress test sociale, era quello di vaccinare sempre e tutti, anche due volte all'anno vincolandolo ad un green pass che 'concede' una libertà sotratta poco prima, e da ricaricare solo a suon di dosi di vaccino, anche quando il covid diventerà endemico, con la variante Omicron capace di resettare la differenza tra vaccinati e non vaccinati, e gestibile (come è già possibile farlo), al proprio domicilio, questo obiettivo non è stato raggiunto? Ed è utile sfogare questo fallimento politico contro una residuale parte della popolazione che vaccinata o no, non si è ammalata? O per non ammettere che a due anni dall'inizio della pandemia non si è ancora in grado di gestire un tracciamento ed un sistema degno di questo che garantisca davvero, e non negli slogan, libertà personali e salute pubblica?

In questo ambito è ancora più paradossale il delirio politico sul Super Green Pass, strumento basato sul ricatto per introdurre surrettiziamente un obbligo vaccinale senza obbligo, quindi senza assunzione di responsabilità politica e bollato, anche da autorevoli virologi, di scarsa o nulla valenza sanitaria; uno strumento che viene paradossalmente rafforzato ed esteso proprio nel momento in cui i dati dei contagi (anche al netto della variante Omicron e considerando solo la Delta, prevalente fino a qualche giorno fa), ne hanno decretato il pressoché totale fallimento.

Un certificato verde che sia nella versione base che rafforzata non ha prodotto l'effetto immunizzazione promesso ma producendo però, per contro, un ulteriore danno enorme all'economia, al mondo del lavoro, che non potrà fare altro che aumentare, insieme alla discriminazione sociale, che nel caso dei bambini e del loro accesso alla scuola e al mondo dello sport non ha eguali in Europa; capace di portare ad ulteriori danni incalcolabili a livello fisico e psicologico una intera generazione già provata da mesi di Dad e restrizioni emergenziali diventate prassi. Spazzando via, con un tratto di penna e per decreto frutto più di logiche e battaglie politiche che di strategie sanitarie, anni di campagne di sensibilizzazione, di prevenzione, di lotte alle discriminazioni e per i diritti (non solo quello sacrosanto al lavoro, che fonda la nostra Repubblica, ma anche quelli alla salute e alla cura, di fatto negata o rimossa sul fronte covid e ridotta se non annullata rispetto alle patologie non covid). Diritti che, purtroppo erroneamente, pensavamo acquisiti ed inviolabili. Soprattutto inviolabili da una somma algebrica di decreti avulsi dal parlamento sfornati in modo compulsivo e confuso da un governo transitorio e divisivo, tristemente consumato nella e dalla corsa al Quirinale. E che dopo avere tratto il dado del forse più importante ed ultimo suo atto, non ha avuto nemmeno la forza, nella faccia del suo rappresentante, di parlare al Paese.

Questa è l'eredità del governo Draghi, il governo (che doveva essere) dei migliori.

Gianni Galeotti


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