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Pericolose contraddizioni di una politica che ha perso la bussola

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Lo sforzo impossibile di fare convivere green pass e liberi tutti, ultimo esempio del caos istituzionale. Se l'obiettivo è vaccinare tutti e sempre lo si dica


Pericolose contraddizioni di una politica che ha perso la bussola

Una frase di Draghi, nell'aprile scorso, già scolpì una pietra angolare sul tema delle vaccinazioni: 'Da qui e negli anni a venire dovremmo continuare a vaccinarci nei confronti delle tante varianti che emergeranno' - disse. Alcune settimane dopo, girata la domanda al professor Luca Sircana, del Policlinico di Modena, la risposta che ci fu data fu altrettanto chiara ed indicativa. 'Se le vaccinazioni continueranno avremo davanti periodi in cui il virus non sparirà ma non avrà gli stessi picchi avuti in passato, e potrà essere trattato come una influenza'.
Elementi emersi non al bar o in post su Facebook, ma da autorevoli personaggi, che già mesi fa facevano pensare almeno a tratti al futuro e alla conseguenze che le scelte di oggi potrebbero e dovrebbero avere sulla prossima stagione. Perché se l'obiettivo era giustamente trovare un vaccino per il Covid, come da decenni avviene per l'influenza, in grado di ridurre gli effetti più devastanti che l'influenza ieri e Covid oggi potrebbero avere per anziani e soggetti a rischio, allora perché non dirlo chiaramente? Perché non spiegare le ragioni della spinta ad una vaccinazione di massa senza precedenti, bambini e soggetti senza patologie compresi? Perché non informare su obiettivi di medio e lungo termine? Perché non dire chiaramente che chi si vaccina oggi non dovrà per forza farlo domani, una volta che la situazione, pare grazie ai vaccini, si stabilizzerà in termini di riduzione degli effetti gravi e delle ospedalizzazioni. Oppure perché non dire che le persone una volta entrate nel ciclo vaccinale Covid, ci rimarranno sempre? Come avviene con un anziano o soggetti a rischio per l'influenza? Perché non spiegare, come hanno fatto, a domanda dei giornalisti, Draghi e Sircana, che cosa ci aspetta o, se c'è, quale il reale obiettivo di questa corsa al vaccino? Non per questa ma per la prossima stagione in cui anche gli effetti degli attuali vaccini saranno in parte già esauriti? Quello di vaccinare tutti sempre? Perché non tracciare, ora che i vaccini ci sono, una prospettiva non di nuova emergenza bensì di uscita dall'emergenza delineandone i contorni? Succederà davvero come per l'influenza? Ovvero avremo una condizione in cui, come appunto avviene per l'influenza, la vaccinazione Covid continuerà a non essere obbligatoria, ma fortemente indicata, per anziani e soggetti a rischio? Lo ripetiamo. Perché non discutere di e informare su questo, anziché rincorrere e battibeccare sui dati di giornata? Se lo scenario è questo e quello prospettato dagli esempi sopra richiamati di Draghi e Sircana, perché non dirlo? Una prospettiva chiara, se posta come prezzo ed obiettivo della vaccinazione eviterebbe forse scontri, divisioni, incertezze, contraddizioni, danni enormi sociali ed economici. Perché spingere così tanto, perché tentare di dividere gli italiani ed i giovani che hanno dimostrato un grado di civiltà incredibile per tutti i periodi di lockdown e trattarli, al primo dubbio ragionato, come scolaretti indisciplinati ed irresponsabili, in vax e no vax, anche solo nel momento in cui si pongono domande non tanto sui vaccini ma sulle azioni politiche al di fuori degli schemi che stanno dietro a questa campagna? Azioni che, più che i vaccini stessi che pur sperimentali e sperimentati direttamente sulla massa senza responsabilità per le aziende che li producono, sono frutto di uno straordinario lavoro scientifico, pongono dei dubbi anche a chi non è mai stato contrario ai vaccini.

Dubbi che vengono a chiunque inizi a ragionare e a chiedersi su come possa essere stato possibile che nel giro di pochi mesi si sia arrivati ad un tentativo tanto sistematico ed istituzionalmente pervasivo, quanto per certi versi goffo e giuridamente inopportuno, di limitare la libertà personale (che non è da confondere con il libero arbitrio), per indurre le persone a sottoporsi ad un trattamento sanitario non obbligatorio, senza evidenze sul medio e lungo periodo e di volerlo estendere anche ai bambini, nonostante una parte del mondo della scienza inviti su questo piano dove i rischi sono praticamente nulli ed i danni per contro possibili ma non chiari, ad adottare quanto meno il principio di precauzione.

Dubbi che sorgono per forza di cose nel momento in cui si è arrivati al punto in cui assessori regionali si sono 'permessi' (ed è proprio il caso di dirlo nei confronti delle istituzioni ancora prima che dei cittadini), di derogare se non dire calpestare ormai quotidianamente le proprie prerogative istituzionali ipotizzando di introdurre, come se fosse in loro diritto e potere farlo, e soprattutto senza evidenze per poterlo fare (come sancì chiaramente il Tar dell'Emilia-Romagna bocciando l'ordinanza Bonaccini sulla chiusura delle scuole), limitazioni al sacrosanto diritto all'istruzione, o ipotizzando addirittura carrozze separate sui treni per vaccinati e non vaccinati. Perché questo è successo e sta succedendo.
In un contesto sociale e politico 'normale' e ordinario, questi signori avrebbero dovuto rivedere le proprie dichiarazioni, scusarsi e forse dimettersi. Anche solo nel rispetto delle istituzioni e del ruolo che rappresentano. E' questo che spaventa, ovvero che i riferimenti istituzionali abbiano perso nei mesi molta della loro credibilità, esprimendo nei loro rappresentanti del momento tutto ed il contrario di tutto e ogni volta ponendosi come detentori del verbo, della verità con l'arroganza politica e morale di giudicare. Ovviamente in nome dell'interesse generale e del bene collettivo.
Perchè se così non fosse e ci fosse un minimo di coerenza dovrebbero assumersi oggi la responsabilità politica di evitare, con obblighi, tutto ciò che loro stessi hanno identificato a tutti i livelli politici e tecnici, come principali fonte di contagio: mancato distanziamento, non uso o scorretto uso della mascherina, feste, assembramenti, libertà di spostamento. Con o senza vaccini. Esattamente ciò che invece, nuovamente, nonostante la brutta lezione dell'estate scorsa, è stato autorizzato oggi. Tutto ciò che fino a qualche mese era bollato dagli stessi che oggi lo consentono come dannoso e segno di irresponsabilità civile. In una continua contraddizione che oggi si esprime palesemente in un fare viaggiare in parallelo il liberi tutti senza vaccino e senza mascherina con l'obbligo del green pass che nelle derive politiche di assessori come Felicori dovrebbe essere necessario anche per creare carrozze dei treni riservate ai vaccinati. Due cose che non possono viaggiare insieme sullo stesso treno, anzi, sullo stesso binario, se non a costo di ammettere un gigantesca contraddizione scientifica, politica e di principio.

Il liberi tutti dell'estate dello scorso anno si sta ripetendo nel liberi tutti di oggi. Discoteche comprese. Ultimo baluardo del si può fare tutto e per fare cadere il quale, spinto dalle comprensibili richieste del settore, il presidente Bonaccini si è dovuto aggrappare non solo al vincolo del green pass, ma anche alla giustificazione che fuori c'è troppo sballo e ballo sregolato (dove?) al punto da rendere preferibile il ballo regolato negli spazi disco riservati ai vaccinati con doppia dose. Che, per iperbole, è come dire, visto che la prostituzione di strada è pericolosa per la salute pubblica, riapriamo le case chiuse e concentriamola lì solo per persone che dimostrino di non avere malattie veneree. Siamo alla creatività istituzionale, alla quotidiana arrampicata sugli specchi per giustificare ciò che non è giustificabile, su diversi piani, e soprattutto nel momento in cui non c'è una legge sull'obbligo vaccinale.

Dal piano locale al nazionale, altro paradosso, rappresentato dalla una campagna vaccinale dove non si ammettono dubbi, e dove non esiste informazione. Rappresentata dallo spot TV nazionale promosso dal governo con testimonial anche i super popolari Mancini e Venier. Dove la vaccinazione è vista come una sorta di bacchetta magica, strumento per riconquistare la bellezza e la gioia di affollate cene con amici, di baci ed abbracci, giochi d'acqua stretti l'uno all'altra. Comportamenti verso i quali il governo stesso invita poi, fuori dallo spot, alla prudenza. Così da rendere il messaggio dello spot, non solo fuorviante e contraddittorio rispetto alla realtà ma anche rischioso. Messaggi del genere hanno come contropartita verificata anche quella di abbassare nei vaccinati la soglia di attenzione rendendoli convinti, erroneamente, di essere immuni, sicuramente da effetti più gravi perché vaccinati. Cosa che non è o che solo in parte è, come confermano i dati giornalieri che continuano a contemplare anche a Modena una percentuale intorno al 10% di ricoverati (maggiore tra i contagiati), anche tra i vaccinati.

Un tutto ed il contrario di tutto posto a sistema dal fronte istituzionale e che oggi vorrebbe fare passare come cosa normale anche l'ipotesi, espressa da organismi di governo locale, di potersi sedere al tavolino di un bar soltanto dopo avere mostrato ad un gestore sconosiuto (che altro potrebbe e dovrebbe fare rispetto al controllare la nostra avvenuta vaccinazione), il green pass. Mentre intorno a noi possiamo, senza vaccino e senza mascherina, fare tutto ciò che fino a tre mesi fa ci era negato di fare perché fonte massima di contagio.
Consapevoli ormai che il popolo Italiano è capace di scendere in piazza solo per la nazionale di calcio, e consapevoli di avere in mano bastone e carota, usati come strumento di ricatto della limitazione delle libertà personali e di spostamento, con provvedimenti specifici, gli organismi tecnici e scientifici nazionali ed internazionali, verso i quali la politica ha ceduto anche i propri ruoli e le proprie prerogative, si stanno spingendo pericolosamente verso confini di libertà che non possono essere oltrepassati.

Soprattutto in quella prospettiva tracciata da Draghi e Sircana nelle prime righe: quella di potere parlare presto, nel giro di qualche mese, di una influenza dalla quale proteggere i soggetti a rischio. Ma il caos costituzionale e l'ideologia vaccinale non permette di vederla questa prospettiva. Ed è in questo questo caos dove i riferimenti svaniscono e in cui la politica ha totalmente perso la capacità di governare gli eventi senza subirli, e quindi la capacità di essere riferimento e garante di tutte le posizioni e di tutti i diritti, l'informazione libera, da e verso i cittadini, da e verso le istituzioni, ha un ruolo fondamentale. Sia per trasmettere le posizioni ufficiali degli organismi istituzionali, politici e scientifici, ma soprattutto per continuare a fornire contestualmente diversi approcci e letture di una realtà che pare impazzita. Elemento fondamentale per mantenere quegli spazi di libertà, di libero pensiero e, soprattutto se si parla di vaccini sperimentali (non paragonabili a nessun altro precedente), di consapevole libertà di scelta.

Gianni Galeotti




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