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Pulitanò, Rossini e Dondi: il tridente di fiducia di Negrini ora e per la giunta

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In casa Pd intanto Mezzetti deve fare i conti con la frattura interna coi fedelissimi di Muzzarelli, Venturelli e Lenzini in testa


Pulitanò, Rossini e Dondi: il tridente di fiducia di Negrini ora e per la giunta
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C'è una foto simbolo in casa Fdi che riflette i punti di forza su cui si è basata la campagna elettorale del candidato sindaco Luca Negrini. Una foto che ritrae il presidente provinciale Ferdinando Pulitanò, il capogruppo Elisa Rossini e il deputato Daniela Dondi. Sono loro l'ossatura sulla quale si è retto il lavoro di Negrini in 'casa Meloni', alle quali si sono uniti tra gli alleati, in particolare Piergiulio Giacobazzi per Forza Italia e Giovanni Bertoldi per la Lega.

Pulitanò, nonostante l'impegno sul tavolo provinciale coi 32 Comuni al voto, è stato una presenza fissa nella gestione organizzativa della campagna Negrini, la Rossini ha contribuito dal punto di vista tecnico e dell'esperienza in Consiglio comunale e la Dondi ha offerto il suo appoggio in termini di relazioni e competenze sui temi della giustizia e non solo.


Quantomeno defiliata e concentrata sulle Europee e sulla figura di Cavedagna, così come sottolineato recentemente anche dal candidato di Forza Italia Bruno Rinaldi, la posizione del senatore Michele Barcaiuolo. Barcaiuolo che, in tavoli informali e anche in incontri con persone vicine allo stesso Negrini, non ha mai nascosto l'impossibilità di un ballottaggio. Ovvio che in caso di raggiungimento di questo difficilissimo obiettivo, al quale Negrini crede fermamente nonostante tutto e tutti, Barcaiuolo sarebbe il primo a doversi ricredere. Anche perchè le Regionali, a causa della fuga a Bruxelles di Bonaccini, sono alle porte e un buon risultato alle amministrative sarebbe funzionale anche al lavoro che sta facendo Galeazzo Bignami sulla scelta della squadra e del candidato presidente da contrapporre al centrosinistra.

Parlare di possibile giunta di centrodestra è ovviamente prematuro, prima occorre come detto superare lo scoglio del ballottaggio, ma è evidente che Pulitanò e Negrini non potranno non farne parte, così come Giacobazzi e Bertoldi.

Più complicato sarebbe convincere Daniela Dondi a un ruolo attivo di Governo, visto il suo impegno alla Camera, ma certamente l'ex presidente dell'Ordine degli avvocati fungerebbe da collegamento tra Roma e piazza Grande. Ipotizzando una giunta a nove assessori (il numero che compone quella uscente guidata da Muzzarelli) resterebbero cinque posizioni 'vacanti'. L'assessorato alla sicurezza, così come quello all'urbanistica, andrebbero a un tecnico, mentre almeno due nomi spetterebbero alla lista del candidato sindaco e agli alleati minori (a partire da Noi Moderati).

Il centrosinista
In casa Pd, intanto, Mezzetti deve fare i conti con la frattura interna coi fedelissimi di Muzzarelli, Venturelli e Lenzini in testa. Per la giunta scontata la promozione di Paolo Zanca per Azione, di Paolo Silingardi per l'asse Sinistra-Verdi, del segretario Pd Roberto Solomita e di Andrea Bosi, da sempre vicino a Mezzetti. Sugli altri nomi certamente entreranno due esponenti M5S e un rappresentante di Modena Civica, ma molto dipendenderà dall'esito del voto e dalle percentuali fatte registrare dalle singole liste.
Giuseppe Leonelli

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