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'Punti nascita, la Regione può davvero fare un passo indietro'

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Interviene la Vice Presidente della Camera Spadoni: 'Positivo incontro con Bonaccini'. Il nodo Stato-Regioni da rivedere a Marzo


'Punti nascita, la Regione può davvero fare un passo indietro'

Nella vicenda, che sembrava ormai morta e sepolta prima che il governo nazionale cambiasse colore e prima che si avvicinasse lo scenario elettorale, ci sono oggi due punti che sono emersi con maggiore chiarezza. Punti fermi, troppo spesso più o meno volutamente sfuggiti o nascosti nel dibattito. Il primo è quello definito dall'accordo Stato-Regioni del 2010 ed il secondo dalla competenza prioritaria della Regione.

Il primo punta alla razionalizzazione, o meglio riorganizzazione, dei punti nascita  e soprattutto del loro numero, ponendo come criterio base quello della sicurezza (collegato ad una soglia minima di parti l'anno), e, appunto, quello della soglia minima base per la sopravvivenza dei centri. Fissata ai 1000 parti l'anno, con la possibilità di deroga ai famosi 500 posti per i centri con particolari condizioni (geografiche, sociali, ec.


.


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).


Una soglia in base alla quale la Regione Emilia-Romagna, sentito il Ministero ai tempi guidato da Beatrice Lorenzin, sancì la chiusura dei punti nascita montani di Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, di Borgo Val di Taro (Parma), e di Castelnuovo né monti (Reggio Emilia). Il Ministero, lette le carte inviate dalla Regione contenente i dati per valutare la sopravvivenza o meno dei punti nascita, valutò che per nessuno di questi non c'erano le condizioni per potere continuare ad esistere. Sulla base di questo parere, espresso sulla base delle condizioni di sicurezza, la Regione ne decise la chiusura ai tempi valutata come definitiva, affermando che non ci sarebbero più potute essere quelle condizioni di sicurezza necessarie continuare a garantirne l'apertura. E in questo ultimo aspetto sta il secondo punto: è la Regione ad avere la competenza per dire l'ultima parola sulla chiusura dei Punti Nascita, anche  e soprattutto all'interno della cornice istituzionale dell'accordo Stato - Regioni che ne contempla le deroghe.

L'istanza della Regione contestata

L'istanza con cui la Regione fornì al Ministero gli elementi per esprimere una valutazione sull'opportunità di mantenere attivi o chiudere il centro nascita di Pavullo, fu contestata nel merito e 'smontata' dal Comitato Salviamo l'ospedale di Pavullo. Il presupposto era basato su presunte e numerosi imprecisioni nell'evidenza di quelle condizioni, soprattutto geografiche, geomorfologiche ed infrastrutturali, che definiscono la centralità del punto di Pavullo a garanzia del servizio e della sicurezza di tutta l'area sud della provincia. Contestualmente emerse, anche dalle dichiarazioni dei responsabili della sanità pubblica modenese, come la riduzione dei parti all'ospedale di Pavullo (nel frattempo declassato dal Piano Attuativo Locale insieme a quello di Mirandola), fosse conseguente ad una precisa strategia orientata a dirottare i parti delle donne residenti nell'area montana  a quello che sarebbe diventato il centro unico di Sassuolo. La cronaca che seguì la chiusura, con i casi dei parti in ambulanza di donne costrette a lunghi tragitti per arrivare dalla montagna alla pianura ed in un caso con la morte di un bambino conseguente ad un distacco di placenta che non poteva più essere gestito dal punto nascita di Pavullo, portò acqua alla tesi di chi sosteneva e sostiene che la sicurezza sarebbe garantita più che dalla chiusura dall'apertura dei centro. La nuova istanza formulata dal locale comitato Salviamo l'ospedale di Pavullo, depositata nei comuni interessati dalla chisura del punto nascite venne assunta ed trasformata in mozioni ed ordini del giorno approvati in diversi consigli comunali (tra cui Pavullo), e venne portata in Regione a al Parlamento da consiglieri regionali e parlamentari del M5S, Lega Nord e Forza Italia 

L'insistenza di Bonaccini, Venturi e Muzzarelli: 'Giusto chiudere i punti nascita. Sono insicuri'

Ma il Presidente della Regione Bonaccini, l'Assessore regionale alla sanità Venturi, ai quali fece eco in tutte le sedi istituzionali e non il Presidente della Provincia Muzzarelli, continuarono a difendere stoicamente la scelta della chiusura proclamando l'oggettiva insicurezza (valutata tale dal ministro sulla base delle valutazioni tecniche) del Punto Nascite di Pavullo e dell'impossibilità di riaprirlo

Il cambio di governo e la campagna elettorale cambiano le cose: la discussione sulla riapertura possibile riprende

“Le Regioni non hanno più alibi per non riaprire i punti nascita”. Nell'affermazione della Vice Presidente della Camera Maria Edera Spadoni, i Parlamentari del MoVimento 5 Stelle Maria Laura Mantovani, Gabriele Lanzi e Stefania Ascari, assieme al Sottosegretario Michele Dell’Orco, c'è la sintesi di quanto è successo in questi ultimi mesi e settimane. In cui la Regione Emilia Romagna, nella figura del Presidente Bonaccini ricandidato alla presidenza della Regione,  ha riaperto uno spiraglio.

“Dal Ministero della Salute abbiamo avuto la conferma che c’è la volontà di riesaminare nei meriti i criteri di riapertura dei punti nascita – assicurano i rappresentanti del M5S – dopo l’incontro tra il Ministro Giulia Grillo, il Governatore Stefano Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute Sergio Venturi. Finalmente la Regione sembra aver avviato un autentico percorso verso la riapertura, abbandonando gli annunci e gli alibi degli ultimi mesi”.

Un passo avanti nell'ipotesi di riaprire in centri, un passo indietro nelle posizioni politiche delle Regione, servito anche per affermare il secondo punto fermo di cui si parlava e sottolineato dalla parlamentare modenese del M5S Stefania Ascari: 'Non deve essere il Governo a ridiscutere i parametri che hanno portato alla chiusura dei punti nascita di Pavullo, Borgo Val di Taro e Castelnovo ne’ Monti, ma deve essere la Regione a farsi promotrice dell’istanza”. 

“Resta ferma che la potestà decisionale rimane delle Regioni – aggiungono Spadoni, Mantovani, Lanzi, Ascari e Dell’Orco – e tale rimarrà in futuro. Con questo caposaldo, Ministro della Salute e Regioni hanno deciso di aggiornare i criteri sui punti nascite. E qui si inserisce il secondo elemento di revisione in questo caso del primo punto fermo di cui si parlava. L’occasione di rivedere l’accordo Stato-Regioni entro marzo. Puntando in questo caso sulla disponibilità a rivedere le proprie posizioni del Presidente della Regione Stefano Bonaccini, soprattutto nel suo importante e strategico ruolo di Presidente della conferenza stato Regioni

Gianni Galeotti



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