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Sistema Modena, quando arrivano i nostri?

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Tante cose sono accadute nell'ultimo anno: dal prefallimento Cna e Quadrifoglio al referendum perso da Renzi, dalle nomine di nuovi riciclati come Santagata alla chiusura ferragostana della Mec Mac. E la domanda di fondo resta: quando arrivano i nostri?


Sistema Modena, quando arrivano i nostri?

Quando arrivano i nostri? Se lo chiedeva all’inizio di un concerto a Modena Andrea Mingardi, qualche anno fa. E ce lo eravamo chiesti noi - sulle colonne di Prima Pagina - esattamente un anno fa. E quell'elenco di allora che riproponiamo vale anche oggi. Perchè in un anno tanto cose sono accadute in città. In ordine sparso: il referendum di dicembre che ha spezzato i sogni di gloria di Renzi e dei renziani modenesi e il pre-fallimento conclamato della Cna di Modena e della Quadrifoglio spa (proprietaria della Manifattura tabacchi) con Bper (la banca del territorio che ha festeggiato i 150 anni) esposta per 17,7 milioni con la prima e per 41,2 milioni con la seconda. In quest'anno l'editore milanese dell'Unità (Pessina) ha vinto un appalto da 11 milioni per il restauro del Sigonio a Modena e il suo socio modenese (Piacentini costruzioni spa) dopo aver chiuso Prima Pagina e fatto fallire la società editrice, è comparso - attraverso il Coseam - nella compagine che ha presentato una offerta per il bando da 35 milioni per l'ex Amcm. Muzzarelli ha inaugurato il trasloco del ponte di Bomporto da 3 milioni di euro targato Aec (l'azienda coinvolta nello scandalo cemento farlocco che ha vinto il bando della provincia presieduta da Muzzarelli stesso e nel cui collegio dei revisori siede la moglie Alessandra Pederzoli) e Modena nel suo smaniare per costruire faraonici contenitori culturali si è lasciata scippare i festeggiamenti per il decennale di Pavarotti. In compenso sono stati dissequestrati i chioschi sui viali mentre la Mec Mac di Ponte Alto chiudeva in pieno agosto fregandose dell'accordo siglato col Comune e lasciando a spasso 29 dipendenti... Trombone, l'uomo dai 40 incarichi, è entrato anche in Eni ed è stato chiamato a risanare Cna e - a proposito di nomine - all'elenco senza fine di riciclati si è aggiunto il nome di Giulio Santagata nel cda di BolognaFiere. Ma l'elenco dei fatti nuovi - pur coperto dal successo muzzarelliano del Vasco-day - è lungo. E abbiamo fatto solo qualche esempio.

Eppure nulla è cambiato a Modena, nessuna stortura in quest'anno è stata sanata. Anzi... Altre se ne sono aggiunte. E allora la domanda di fondo resta: quando arrivano i nostri? Resta oggi come un anno fa, quando su Prima Pagina auspicammo così questa epifania laica. Resta oggi più di un anno fa, perchè il buco della trincea si è fatto più stretto e profondo e a volte quasi si ha il dubbio di essere dalla parte sbagliata. Quando arrivano i nostri? Quando si girano questi benedetti eserciti?

Si riferiva ai partigiani Mingardi, ma forse quell’appello rispecchiava in senso lato la voglia di un salvatore, di un moto collettivo. Una società che si auto-salva usando le parti migliori di sé. Perché da fuori probabilmente non pioverà mai nulla: le lucciole da sole, anche se fitte, non fanno abbastanza luce per indicare la strada buona, per uscire dalla palude. Perché di palude si tratta.

Perché dei ‘nostri’ anche oggi, qui, a Modena, ce n’è bisogno come dell’aria.

Quando arrivano i nostri a pulire dal compromesso dell’accordo conveniente e connivente che a livello politico fa di maggioranza e opposizione una cosa sola. Un teatrino, un triste gioco delle parti funzionale unicamente al mantenimento dello status quo?

Quando arrivano i nostri a spezzare il legame verniciato (pure male) di virtuosismo che vincola l’amministrazione comunale e quella fetta di economia, editoria e welfare targato coop?

Quando arrivano i nostri a togliere bulloni e viti dalle gru che devono costruire contenitori dorati per contenere il nulla, ma utili a riempire abbondantemente le casse in crisi di chi costruisce?

Quando arrivano i nostri a smascherare senza più alcun dubbio i rapporti insani che guidano l’assegnazione delle nomine in enti pubblici, parapubblici e affini, a smascherare i conflitti di interesse che consentono ad assegnatari di assegnare a se stessi (o per vie traverse alle proprie mogli)?

Quando arrivano i nostri a deridere il tacito patto ammantato di politicamente corretto che consente al potere di ingraziarsi i giornalisti regalando loro prebende o – ancor più tristemente – semplici vivande in qualche ristorante stellato (e stessero in cielo, almeno le stelle)?

Quando arrivano i nostri a puntare i fari sull’associazionismo e il volontariato fintamente umano e impegnato, l’antimafia di professione, la solidarietà pro domo mea, i tagli del nastro funzionali solamente alle macchine fotografiche di qualche fotografo che – per necessità – ha dovuto abbandonare i suoi sogni di reporter per immortalare matrimoni sudati e battesimi pieni di messeinpiega?

Quando arrivano i nostri a cancellare dal vocabolario parole come ‘anticorpi’, ‘persone perbene’, ‘mettersi al servizio’, ‘terra sana’, ‘isolare le mele marce’? Quando arrivano i nostri a spazzare via davvero dalla nostra terra le mafie, impedendo alle coscienza di ciascuno di tacere davanti ad ogni forma di ingiustizia?

Ecco, noi li stiamo aspettando. Perché delle messinscene di piazza Grande e viale Martiri tutte coordinate da Muzzarelli (sindaco e presidente della Provincia), con le minoranze a fare da comprimari, non se ne può più. Al di là del Pd, che ormai in termini di programmazione conta nulla (basta leggere le mosse del segretario Lucia Bursi) ma che a Modena serve ancora a fare da ombrello al potere. Non se ne può più di vedere la coop accordarsi col Comune e risanare un’area solo ed unicamente per frenare Esselunga e di vedere una tv oscurare – con telecamere o gestione della pubblicità - chi va contro gli interessi della coop stessa. La stessa tv il cui editore (Alleanza 3.0 di Adriano Turrini) si permette di dare patenti di giornalismo a destra e a manca. A casaccio.

Non se ne può più di nomine come quelle di Bulgarelli, Burzacchini, Andreana… Di una Fondazione guidata ancora da Massimo Giusti (attraverso Gobbi, capetto del Csi insieme a un giornalista e tre politici portaborse, Barbari e Mezzetti), di un presidente della CCC (Domenico Trombone), vincitrice del bando Sant’Agostino, che è anche presidente di Carimonte, di una Provincia targata Muzzarelli che assegna i lavori per un nuovo ponte a Bomporto alla AeC (quella coinvolta nel caso ‘cemento farlocco’) il cui revisore è la moglie di Muzzarelli, di una Regione del sempre ‘sobrio’ presidente Stefano Bonaccini che spende 400mila euro per pagare cene a giornalisti e mogliettine, di una magistratura che parla di ‘anticorpi contro le infiltrazioni’ e di una mafia (o meglio di mafie) sempre più radicate (lo scrive la Dia) in un territorio piegato dalla crisi economica.

Cavolo, arriveranno bene i nostri. Forse troveranno le porte chiuse, ma arriveranno. Non solo per cancellare ma anche per ricostruire sulle macerie, per ridare valore a parole come «politica», «partecipazione» e «giustizia». Arriveranno, ne siamo certi. E chissà, magari, mentre ci sono, i ‘nostri’ una volta arrivati potrebbero – quasi senza accorgersene, proprio perché distratti – salvare anche loro stessi. Potrebbero salvarsi da se stessi. Ma questo sarebbe veramente chiedere troppo.

Giuseppe Leonelli



Giuseppe Leonelli
Giuseppe Leonelli

Direttore responsabile della Pressa.it. Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedi..   Continua >>


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