Per la verità era da due anni a questa parte, da quando cioè Papa Francesco nominò l’arcivescovo di Modena don Erio Castellucci (nella foto) vescovo “anche” di Carpi, “in persona episcopi”, dopo le dimissioni del precedente monsignor Francesco Cavina, che si stava facendo strada l’idea che la nomina di un solo Vescovo per le due Diocesi potesse preludere alla scomparsa di quella carpigiana, rimasta nel frattempo priva del titolare dopo la burrascosa uscita di scena del Vescovo Cavina. Ma si sperava che cosi non fosse. Invece così è stato, stando alle affermazioni del presidente della Cei, per cui svanisce la speranza dei carpigiani, credenti o non, della nomina di un nuovo “pastore” titolare del palazzo di Corso Fanti.
E così Carpi, come abbiamo detto anche di recente, continua a perdere colpi, appeal, importanza, ruolo e autorevolezza sul piano provinciale e regionale rispetto ad altre realtà sia dal punto di vista istituzionale, civile e politico e ora anche su quello religioso. Perchè, dopo secoli di storia (il primo Vescovo venne nominato nel 1779) la realtà carpigiana perde anche il “proprio” pastore. E’ successo anche altrove come a Urbino, dove il Vescovo dimessosi per motivi di anzianità, non è stato sostituito da uno di nuova nomina, ma dal Vescovo di Pesaro. Ma là la cosa non è passata sotto silenzio, vi sono state proteste da parte della comunità religiosa urbinate e il sindaco della città ne ha preso atto e ha espresso “amarezza” per la scelta del Papa. Da noi invece non vi sono state reazioni esplicite alla perdita del Vescovo ‘titolare’, se non mugugni sottovoce e si è assistito invece, come afferma il settimanale Voce, “un certo appiattimento del mondo cattolico locale, una mancanza di reattività a difesa di una istituzione con 250 anni di storia. Non è campanilismo – aggiunge - ma l’evidenza di un sentimento collettivo che si è disperso”.
Ma ci sono altri aspetti negativi della realtà cittadina, come il degrado ambientale e la scarsa qualità urbana e dell’aria, in ragione anche del fatto che negli ultimi dieci anni a Carpi è stato costruito il doppio rispetto ai dieci anni precedenti, col trionfo di
Vi sono poi le difficoltà a realizzare il “porta a porta” per la raccolta dei rifiuti urbani, decisione che ha prodotto la sollevazione dei residenti del centro cittadino e che ha fatto dire a Confesercenti e a Confcommercio che il “centro storico è come una discarica”, oppure la raccolta di 2.500 firme di cittadini da parte del Comitato contrario all’allargamento della ztl, “firme ignorate” (come è stato detto) dagli amministratori comunali e che hanno portato Forza Italia e Fratelli d’Italia ad accusare l’assessore Stefania Gasparini di un “tentativo di delegittimazione delle minoranze con un messaggio pericoloso, ossia che l’unico modo per interloquire con la giunta del Pd sia il non appartenere ad alcun partito”.
Così come il tentativo sinora senza esito del sindaco di trovare un sostituto per il dimissionario assessore Truzzi (forse per dissidi interni al Pd o alla maggioranza che lo sostiene) oppure il grido di dolore dei residenti di Cortile rimasti anch’essi senza medico di base che hanno fatto loro dire di “sentirsi abbandonati”. Per non parlare poi della situazione dell’ordine pubblico e della sicurezza del cittadino, sempre a livelli allarmanti, come ha ammesso la dirigente della Polizia di Stato di Carpi secondo la quale “siamo in presenza di un crescente aumento di denunce e di arresti per episodi di piccola e grande criminalità”.
Insomma nulla di nuovo sotto le mura del Castello dei Pio con l’impressione per il cittadino di una giunta comunale avvitata su se stessa, ferma, che non sa come affrontare il crescente disagio economico del territorio, forse divisa al suo interno (l’assessore Gasparini ha già detto di preferire la Schlein come segretario del Pd contrariamente al sindaco Bellelli che si è espresso per Bonaccini), che non sa arrestare la progressiva desertificazione del centro cittadino che vede il continuo abbassarsi di serrande dei negozi storici (come denunciano le associazioni dei commercianti) tra cui la permanente chiusura dei tre caffè simbolo del centro cittadino, il Roma, il Dorando e il Teatro, oltre che il Mercato coperto di piazzale Ramazzini, il tutto infarcito dalle solite rituali promesse non mantenute di interventi, di progetti altisonanti, di programmi accompagnati dalle solite frasi declinate al futuro “faremo, studieremo, agiremo”. Una amministrazione insomma che promette scelte ‘condivise’ coi cittadini e le categorie e che puntualmente disattende. E intanto il degrado aumenta, la scarsa qualità dell’aria pure, la criminalità non è diminuita, la crisi economica incombe, il personale del pronto soccorso vive l’incubo degli assalti notturni di malintenzionati, il delicato reparto di ostricia e ginecologia è carente di personale, il dibattito politico è fermo allo scontro frontale su tutto, sia in consiglio comunale che fuori, l’insoddisfazione della gente aumenta, la rassegnazione per l’evidente declino della città cresce.
Che sia forse per questa preoccupante situazione generale esistente che il sindaco Bellelli ha cercato e cerca nuovi alleati per condividere (e coinvolgerli) un futuro certamente difficile?
Cesare Pradella



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