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La lettera di un professore: 'No all'obbligo vaccinale nella scuola'

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'Mi pare evidente che in gioco ci sia qualcosa d'altro oltre che le nostre piccole scelte personali'


La lettera di un professore: 'No all'obbligo vaccinale nella scuola'

'Comunico la mia assoluta indisponibilità nell’ottemperare all'obbligo vaccinale, reputandolo da una parte alquanto miope sul piano sanitario e dall’altra oltremodo dispotico su quello politico. Ho già vilmente accettato, sin qui, il gioco evidentemente anticostituzionale delle “Certificazioni verdi COVID-19” e di questo, in tutta onestà, me ne rammarico profondamente'. Così il docente Mattia Cattaneo, in una lettera aperta, certifica la sua volontà di non aderire all'obbligo vaccinale imposto anche per gli insegnanti.

Sono qui a comunicarVi, a breve giro dall’entrata in vigore del Decreto Legge n.172 del 26 novembre 2021 – in particolar modo all’Art.II del presente, denominato “Estensione dell’Obbligo Vaccinale” –, la mia assoluta indisponibilità nell’ottemperare al suddetto obbligo, reputandolo da una parte alquanto miope sul piano sanitario e dall’altra oltremodo dispotico su quello politico. Ho già vilmente accettato, sin qui, il gioco evidentemente anticostituzionale delle “Certificazioni verdi COVID-19” e di questo, in tutta onestà, me ne rammarico profondamente.
A mia discolpa però devo confessare che, quantomeno inizialmente, pensavo a quello come ad un compromesso ancora accettabile, benché obbrobrioso nei termini del diritto. I tempi sono oramai maturi per dimostrarci quanto mi sbagliavo, che quel compromesso cioè non è più (e forse non lo è mai stato) né temporaneo e né contingente, bensì – per qualcuno – sarà la nuova normalità. Ma che cos’è un compromesso che diventa norma? Una compromissione personale, direi quasi ontologica.

Ora che le misure diventano ancora più (inutilmente e senza ragione alcuna per giunta) coercitive, mi pare evidente che in gioco ci sia qualcosa d’altro oltre che le nostre piccole scelte personali. È, io credo, in particolar modo la nostra professione di stampo pedagogico che dovrebbe muovere le più feroci critiche a tutti questi soprusi anzitutto civili – che spero siano evidenti, in tutta la loro arroganza, anche ai Vostri occhi –. Che insegnamento consegneremo infatti, con questa ulteriore accettazione incondizionata e succube, a quella platea di studenti a cui ci rivolgiamo ogni giorno? Che forse è nel “giusto” colui che fa valere le proprie “ragioni” attraverso l’uso della forza dispotica, non contemplando dialogo o contraddittorio alcuno alle sue invettive infondate? Quali risposte daremo a chi, tra gli studenti più arguti, ci taccerà di esser venuti meno proprio a quegli insegnamenti che abbiamo tentato di trasmettere loro, rassicurandoli sempre sulla loro inalienabilità e correttezza (l’utilizzo libero e disinteressato della ragione, il contrastare ogni forma di discriminazione, l’evitare posizioni passive e acritiche nelle questioni sociali, la possibilità di far vale sempre e comunque i propri diritti, etc.)? Ebbene, dopo aver pubblicato numerosi articoli a riguardo, credo sia giunta l’ora di dissentire ancor più energicamente, poiché in fondo non trovo miglior modo che questo per educare tutti gli studenti che verranno all’idea di libertà.

Vi chiedo quantomeno di comprendere, se non di condividere, questa mia presa di posizione incontrovertibile, sperando sempre in un futuro migliore e scusandomi per il danno che la mia scelta potrebbe arrecare alla buona prosecuzione del Vostro lavoro.
Cordialmente
Professor Mattia Cattaneo - Reggio Emilia (blog)



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