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Analisi post-crisi: ora serve ripartire da una visione di società

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I moderati, quei cittadini refrattari alle utopie come all’esibizione muscolare, sono la maggioranza degli italiani e molti di loro hanno deciso di staccarsi dalla politica


Analisi post-crisi: ora serve ripartire da una visione di società

Osserviamo il quadro generale, così come si presenta in questi giorni successivi all’insediamento del nuovo governo, e tentiamo un’analisi e una prospettiva futura. Secondo uno studio condotto dalla “Fondazione di Ricerca Istituto Carlo Cattaneo”, l’elettorato e gli attivisti del Movimento 5 Stelle erano principalmente sottratti alla sinistra, con un’enfasi sui temi dell’ambiente e sulla partecipazione diretta alle decisioni politiche. Questo atteggiamento poneva i “Pentastellati” in diretto contatto con la “Green Wave” degli anni ‘80, inserita nella sinistra libertaria.

I comizi di Beppe Grillo, con i suoi “Vaffaday” si ponevano molto in parallelo con quelli di Bossi e, infatti, alcuni analisti parlarono di Grillo-Leghismo. In quel periodo, il comico genovese affermava che il suo movimento stava occupando gli spazi che, in altri contesti, erano dei movimenti di estrema destra e quindi portatori di un seme di violenza e pericolosità. Loro rappresentavano “l’ultima spiaggia”, l’ultima barriera e speranza prima di una rivolta popolare e violenta.

Questi sentimenti anti-establishment non erano un tratto esclusivo solo delle destre populiste, ma anche della sinistra libertaria e di una nuova concezione della politica rappresentata dal Movimento 5 Stelle. Quindi, i due ceppi principali dell’elettorato “pentastellato” avevano radici nella sinistra ecologista e anti sistema e nella Lega di Bossi, ma con una visione non ridotta negli stretti confini della “Padania” e più moderna, giovane e tecnologica.

Con l’ingresso di Matteo Salvini alla Segreteria del Carroccio, e il suo abbandonare certe teorie secessionistiche, il Movimento 5 Stelle ha iniziato ad avere una dispersione di voti e sostenitori che dal Movimento 5 Stelle sono tornati alla “casa madre” e cioè al Carroccio. Complice anche una certa percezione d’inesperienza e incapacità pratica nel risolvere i problemi, forse avvalorata dall’insufficiente qualità amministrativa di alcune importanti città e soprattutto della Capitale, i grillini perdevano consensi nella sua anima “destrorsa” ed è suggestivo supporre che oggi la componente di sinistra sia più rappresentata nei 5 Stelle di quanto lo fosse il 4 marzo 2018.

Ora, a seguito della crisi di governo voluta da Salvini, si è costituita una nuova maggioranza formata da PD e Cinque Stelle, mentre la Lega e il suo “Capitano” sono in caduta libera di consensi. Secondo la società IXE ed il sondaggio richiesto da RAI 3 per la trasmissione “Cartabianca”, oltre il 45% degli elettori non rispondono ai sondaggi di politica, con un aumento di quasi 5 punti (e di questo parleremo successivamente) e i risultati ottenuti sono stati:

Lega - 30,1%
M5S - 22,3%
Pd - 23%
FdI - 7,5%
FI - 7%

Il 13 agosto, per il sondaggio commissionato da La7 e la trasmissione “L’aria che tira”, la società IPR MARKETING, come praticamente tutte le altre, registrava:

Lega – 38%
Pd - 23%
M5S - 16,5%
FdI - 8%
FI – 6,5%

Balza facilmente agli occhi che, nonostante i vari tentativi di spiegare le ragioni per la crisi di governo e il richiamo alla “piazza”, una bella fetta degli elettori leghisti si è dissociata dall’azzardo di Salvini; il Partito Democratico ha conservato integro il suo elettorato, i grillini hanno fatto un balzo in avanti e gli altri due partiti di centrodestra, sostanzialmente, non hanno modificato in modo rilevante il loro consenso. Che fine hanno fatto i simpatizzanti del Carroccio? La risposta è semplice: sono andati a ingrossare le fila dei delusi, di quelli che, probabilmente, non andranno a votare.

Se Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno ora un terreno ideologico comune e più solido di alcuni mesi fa (e, per questa ragione, potrebbero anche inficiare le speranze leghiste di un governo a scadenza breve), dall’altra parte del campo, Lega e Fratelli d’Italia sono sempre più vicini e per le stesse ragioni. Resta defilata Forza Italia, che potrebbe rappresentare il terzo incomodo per tutti, se solo riuscisse a ritrovare slancio propositivo, energia ed entusiasmo. Quello del 1994. Il bacino elettorale da conquistare è quello degli astenuti, di coloro che non vanno più a votare per profonda delusione e che, nella maggioranza, possono essere collocati tra i “moderati”. Nelle politiche del 2018 furono il 27,1 % degli aventi diritto. Pensate che nel 1953, record della più ampia partecipazione elettorale, gli astenuti furono soltanto il 6,2 % e da quell’anno il numero dei cittadini senza più alcuna fiducia nella politica, è stato in continuo aumento.

Il compito di Berlusconi o chi per esso, per il bene di Forza Italia e soprattutto della democrazia, (che ha necessità di contendenti autorevoli e di forza elettorale non distante), è quello di costituire un’alternativa al polo rappresentato da Lega e Fratelli d’Italia, dalla sua parte, e dal Movimento 5 Stelle e Partito Democratico, dall’altra. I moderati, quei cittadini refrattari alle utopie come all’esibizione muscolare, sono la maggioranza degli italiani e una buona parte di loro hanno deciso di staccarsi dalla politica e dalle sue contese più per il potere personale o di partito che per servire il Popolo. La partita ha bisogno di un giocatore che sappia offrire una visione dell’Italia che vuole realizzare, un obiettivo preciso e ciò potrebbe risultare non solo vincente, ma più semplice del previsto: il Partito Democratico, come Fratelli d’Italia, è ancora in cerca di una nuova identità non più strettamente collegata con le ideologie del secolo scorso; la Lega si è coagulata intorno alla figura carismatica del suo segretario e ne è l’espressione, ma non ha una visione della società che persegue e il Movimento 5 Stelle, che pure ha saputo offrire al principio una prospettiva diversa, sta perdendo la spinta rivoluzionaria per piegarsi al sistema. Nonostante l’attuale crescita di consensi, potrebbe essere imbrigliata nelle spire di un partito più strutturato e di lunga esperienza: il Partito Democratico. Chi potrebbe essere questo giocatore? Sarà ancora l’inossidabile Cavaliere? Toti riuscirà nel suo intento o vedremo la discesa in campo di un’altra personalità? Da qui ai prossimi tre anni, il mistero sarà svelato.

Massimo Carpegna



Massimo Carpegna
Massimo Carpegna

Docente di Formazione Corale e del master in Musica e Cinema presso Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi Tonelli di Modena e Carpi. Direttore d'orchestra compositore con partitu..   Continua >>


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