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Deputati italo-venezuelani in Italia: successo umanitario non politico

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Purtroppo l'esilio e la clandestinità hanno rappresentato il destino di circa 22 deputati venezuelani che non potranno più legiferare nel proprio Paese


Deputati italo-venezuelani in Italia: successo umanitario non politico

Una delegazione interamente composta da sostenitori e alleati di Maduro viene ricevuta dalla Comissione Difesa presieduta dal Senatore Vito Petrocelli del M5S e, nelle stesse settimane, con un approccio di 360°, Pierferdinando Casini si reca a Caracas per incontrare un gruppo di connazionali, le opposizioni e, finalmente, sostenere un lungo colloquio con Maduro. E' stata una settimana molto attiva tra Caracas e Roma e, come spesso accade, il risultato resta nella zona grigia dell'ambiguità che non ci permette di capire chi abbia ottenuto cosa.

Roma, 28 novembre. Commissione Difesa del Senato

Una delegazione venezuelana integrata da politici vicini al regime si è recata a Roma per incontrare la Commissione Difesa del Senato. L'obiettivo della delegazione era quello di testimoniare l'esistenza di negoziati in corso tra l'opposizione e le forze pro-Maduro. 

Qualche giorno prima, questa delegazione, i cui integranti affermavano di rappresentare anche l'opposizione venezuelana, era stata respinta dall'europarlamento e dal governo spagnolo una volta che entrambi gli organi hanno rilevato la scarsa rappresentatività della medesima. In effetti, nella rappresentativa non erano stati inclusi i partiti che detengono più del 94% dei seggi nel Parlamento venezuelano. Ad integrarla c'erano alcuni movimenti vicini a Maduro, i quali – messi insieme – non rappresentano il 5% dei parlamentari dell'opposizione.

In realtà, gli ultimi negoziati tra il regime e le opposizioni si sono arenati tra i mesi di agosto e settembre e, successivamente, le forze di Maduro hanno costruito un nuovo 'tavolo' ad hoc dal quale sono stati esclusi i principali partiti del parlamento venezuelano. Integrata da Javier Bertucci, Francisco Torrealba, Maylyn Lopez e altri personaggi vicini agli ambienti del chavismo, la delegazione sarebbe stata bocciata anche a Roma, dove, nonostante il sostegno del Sen. Petrocelli, la delegazione non ha convinto gli integranti della Commissione Difesa che hanno respinto il tentativo di edulcorare la gravità della crisi venezuelana. .

Secondo quanto dichiarato dal senatore Enrico Aimi (Capogruppo FI), 'la delegazione - i cui nominativi rispondevano a gruppi e associazioni vicini a Maduro - ha cercato di negare i dati di una crisi umanitaria che vede il 94% della popolazione ridotta alla povertà, 6,8 milioni di venezuelani malnutriti e un elevato indice di violenza da parte dei militari nei confronti della popolazione civile rispecchiano una situazione tragica che rende impossibile ogni tentativo di dialogo laddove ci sono 466 prigionieri politici'. 

Dopo essere stati respinti dalla Commissione, i componenti della delegazione hanno fatto ricorso agli insulti e alle urla. Per la prima volta, i Cinquestelle non sono riusciti a forzare il sostegno dell'Italia al loro alleato Maduro e, malgrado lo sforzo di Petrocelli, la rappresentativa pro Maduro è tornata nel Venezuela a mani vuote (almeno politicamente).

Caracas, 29 novembre. Palacio de Miraflores

Un altro evento importante è stato il lungo colloquio sostenuto dal senatore Casini con Maduro il venerdì 29 novembre, sul cui contenuto il senatore ha mantenuto una certa riservatezza. Definito da Maduro come qualcosa di 'straordinario', l'incontro ha suscitato diverse polemiche. Ore dopo il colloquio, due deputati italo-venezuelani che si trovavano rifugiati nell'ambasciata italiana di Caracas sono tornati a Roma insieme al senatore. I loro nomi sono Mariela Magallanes e Americo De Grazia, la cui immunità era stata revocata insieme a quella di altri 20 parlamentari venezuelani nel tentativo, poi riuscito, di dimezzare e indebolire l'organo legislativo.  

Osservazioni

Nulla di nuovo sotto il sole. l'attuale legislatura venezuelana si trova sotto assedio sin dal primo istante in cui si è insediata (5 gennaio 2016). Dalla sentenza della magistratura monocolore alla Costituente nominata ad hoc da Maduro, dalla revoca dell'immunità dei parlamentari all'invio di false delegazioni in giro per il mondo con lo scopo di dire che a Caracas 'va tutto bene', Maduro sta giocando le proprie carte per far annientare un'opposizione già indebolita e, allo stesso tempo, trovare sostegno e riconoscimento in giro per il Mondo attraverso una diplomazia che si rafforza con i petrodollari, l'oro e l'offerta di innumerevoli ricchezze che si trovano nel sottosuolo venezuelano. 

Il fatto che ci siano sempre i Cinquestelle di mezzo è solo una costante: già nel 2016 Manlio Di Stefano, Ornella Bertinotti e Petrocelli si sono recati nel Venezuela per commemorare Chavez cercare di convincere i connazionali italiani che non vi era alcuna crisi in corso. Da loro abbiamo sentito dire che il Venezuela è un esempio di democrazia diretta, che bisogna entrare nell'Alba e che Maduro avrebbe potuto mediare nella crisi libica. Sono stati sempre loro a porre il veto sulla risoluzione attraverso la quale l'UE avrebbe dato il proprio riconoscimento a Guaidò il 2 febbraio e, infine, ce li ritroviamo ancora una volta a fare gli interlocutori di Maduro in Italia.

Per quanto riguarda l'espatrio dei due deputati italo-venezuelani a Roma, il fatto che le loro vite siano al sicuro è un dato indiscutibilmente positivo ma allo stesso tempo Maduro esce consolidato dalla vicenda. Se analizziamo la situazione dalla prospettiva umanitaria, la protezione diplomatica nei confronti di due cittadini italiani che erano in pericolo è un successo incontestabile; ma dalla prospettiva politica, l'espatrio di due parlamentari combacia con la pretesa di smantellare, pezzo per pezzo, l'Assemblea Legislativa venezuelana. 

A discapito di quanto comunicato ieri 1° dicembre dall'ambasciata italiana di Caracas, l'espatrio di Americo De Grazia e Mariela Magallanes è, a tutti gli effetti, un esilio. Seppur concordato con i diretti interessati, il rientro a Roma resta una scelta senza alternative per chi, vedendo messa a rischio la propria incolumità sulla base di un ordine di cattura emanato per ragioni politiche, è costretto a fuggire dal territorio in cui è stato eletto a suffragio universale dopo essersi rifugiato durante sei mesi in un ambasciata. Non la si può definire per tanto una scelta volontaria in quanto è carente dalla volontà dei diretti interessati.

Le ambasciate sono diventate un rifugio per i leader dell'opposizione tra gli ultimi giorni di aprile e i primi giorni di maggio, quando, dopo un tentativo mancato di rivolta anti-Maduro si è cercato di proteggere gli oppositori dalle violente rappresaglie del regime venezuelano. Così, mentre Magallanes e De Grazia si sono rifugiati nell'ambasciata italiana, Leopoldo Lopez ha ottenuto protezione presso l'ambasciata spagnola di Caracas e, pochi giorni dopo, Madrid ha offerto asilo politico alla sua moglie Lilian Tintori insieme alla figlia più piccola.  

L'aver sbloccato la situazione dei due deputati italo-venezuelani resta un merito per l'On. Casini e per lo Stato italiano che hanno fatto il massimo nel limite delle loro possibilità ma se l'esilio e lo sradicamento di rappresentati eletti dal popolo venezuelano si legge come una vittoria politica per l'opposizione, si sta decisamente forzando l'interpretazione degli eventi..

Purtroppo l'esilio e la clandestinità hanno rappresentato il destino di circa 22 deputati venezuelani che non potranno più legiferare nel proprio Paese. La maggior parte degli esiliati sono andati in Colombia. Un altro caso sconvolgente riguarda il deputato Juan Requesens - già leader del movimento studentesco - il quale è imprigionato da più di 15 mesi e fa parte dei circa 466 prigionieri politici del Paese.

In conclusione, l'operazione grazie alla quale De Grazia e Magallanes sono stati portati a Roma è, di certo, un successo in termini umanitari da non confondere una vittoria politica ai danni di un regime che riesce a consolidare il proprio potere man mano che si sfalda il parlamento venezuelano.

Estefano Tamburrini



Estefano Tamburrini
Estefano Tamburrini

Figlio di due mondi: nato nel Venezuela, di origini italiane. Laureato in Scienze Politiche Sociali e Internazionali a Bologna. Appassionato di politica internazionale, ma non riesco a..   Continua >>


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