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Ecuador: grande risultato popolare, rimosso il Decreto 883

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Martedì, dopo 12 giorni consecutivi di manifestazioni e proteste, il Governo di Lenin Moreno ha reso ufficiale la revoca del discusso decreto


Ecuador: grande risultato popolare, rimosso il Decreto 883

Nella giornata di martedì, dopo 12 giorni consecutivi di manifestazioni e proteste, il Governo di Lenin Moreno ha reso ufficiale la revoca del discusso Decreto 883, di gran lunga la misura più impopolare del “paquetazo”.

Solo una settimana fa, concludevamo il nostro articolo con le parole di Oswaldo Jarrìn, Ministro della Difesa ecuadoriano, che ribadiva la sua fiducia sull’approvazione da parte dell’Assemblea Nazionale del cosiddetto “paquetazo”, insieme di manovre economiche che avrebbe dovuto fare risparmiare allo stato circa 1 miliardo di dollari. Questi provvedimenti, costituivano il prezzo che il paese avrebbe dovuto pagare per permettere al Fondo Monetario Internazionale di investire circa 4 miliardi di dollari.

Di fronte a questa emergenza e alle violenze dell’esercito, la CONAIE (Confederazione delle Nazionalità Indigene dell’Ecuador) aveva ufficializzato la protesta emettendo un comunicato che rivendicava il rispetto dei diritti umani fondamentali. Più precisamente, la lettera recita: “rifiutiamo la manovra economica, denominata “paquetazo”, e chiediamo l’annullamento assoluto dell’accordo con il FMI (…) così come la fine del processo di privatizzazione delle imprese pubbliche, camuffato con il termine “concessioni””. 

Sebbene in questa situazione di estrema tensione un cambiamento di rotta da parte del governo sembrasse, se non utopistico, quantomeno improbabile, negli ultimi giorni la situazione si è capovolta. E’ infatti arrivata da poco l’ufficialità della revoca da parte del governo del Decreto 883, il più contestato del pacchetto, che prevedeva l’annullamento dei sussidi statali per il carburante. Le popolazioni indigene, motore fondamentale della protesta, hanno infatti raggiunto un accordo con il Presidente Lenin Moreno, il quale ha appunto ritirato il Decreto in cambio della cessazione delle proteste e dello sgombero dei blocchi stradali.

Si tratta di un grande risultato per svariate ragioni, prima su tutte la conferma dell’efficacia della protesta pacifica: la popolazione ecuadoriana si è infatti resa protagonista di una gigantesca mobilitazione in tutto il paese, che è andata avanti ininterrottamente per ben 12 giorni e che non ha visto come protagoniste solo le popolazioni indigene, ma anche studenti, lavoratori e anziani. Grazie all’accordo con alcuni tra i maggiori sindacati e all’ottima organizzazione, sono quindi letteralmente riusciti a paralizzare il paese, obbligando il governo al dialogo. Questo caso, costituisce senz’altro un precedente importante nell’ottica di lotte future, oltre che un monito importante per il governo, che ha provato sulla sua pelle il vigore delle rivendicazioni popolari. Questo episodio va ad aggiungersi alle importantissime vittorie legali da parte delle popolazioni A’i Cofan e Waorani, entrambe conseguite nell’ultimo anno e mezzo, a discapito del governo e delle multinazionali estere. Campi diversi, quindi, ma non troppo: il messaggio di base che passa all’attenzione internazionale è sempre lo stesso: in Ecuador non c’è spazio per il neoliberalismo.

Non si può però parlare di vittoria. Non ancora. Per prima cosa, l’accordo con il FMI resta in vigore e le condizioni rimangono, a grandi linee, le stesse. A conferma di ciò, il comunicato ufficiale di quest’ultimo, che si congratula con il Governo ecuadoriano per aver messo fine alle proteste, interrompendo la crisi. Secondo, il prezzo pagato dalla protesta è altissimo: secondo i dati emessi ieri dalla “Defensoria del Pueblo”, sarebbero 1.340 i feriti, 1.192 le persone detenute e 8 i morti. Numeri che parlano da sé, e che non fanno altro che evidenziare la natura violenta delle repressioni da parte dell’esercito. Sono infatti molte le denuncie da parte di organizzazioni locali che riportano numerose violazioni di Diritti Umani in tutto il paese. A questo proposito, l’ONU ha da poco ufficializzato che una commissione di verifica visiterà il paese nella giornata di Domenica 20 Ottobre.

Sarà quindi interessante verificare in che modo si evolverà l’accordo tra Lenin Moreno e il Fondo Monetario Internazionale, e come esso verrà presentato ai cittadini. Quello che per adesso ci rimane di questi 12 giorni è però una popolazione unita, che ha affermato chiaramente il riposizionamento del proprio mandato e che ha rifiutato una volta di più una politica volta alla massimizzazione e alla privatizzazione dei profitti a discapito di tutto il resto.

Francesco Maria Cricchio



Redazione La Pressa
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