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I 5 atti con cui Morales si è auto-eliminato e l'errore opposizione

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Attualmente la situazione rimane tesa e, al di là degli errori di Morales, la congressista Anez non sembra avere la situazione in mano


I 5 atti con cui Morales si è auto-eliminato e l'errore opposizione
Prima di rinunciare, Evo Morales ha violato, in reiterate occasioni, la stessa carta costituzionale che qualche anno fa aveva promosso e difeso con fervore. Le idee di uno Stato plurinazionale, del rispetto delle minoranze o del dialogo tra i diversi sono piombate contro le ambizioni personali di un uomo i cui sogni di gloria lo hanno portato a calpestare lo stesso Stato Diritto che lui aveva messo in piedi.

La controversia nasce nel 2016, quando, dopo alcuni anni di popolarità indiscussa, la costituzione - approvata nel 2009 - poneva un limite alla permanenza di Morales al potere. Ai sensi dell'articolo 168, il testo costituzionale dello Stato Plurinazionale delimita i mandati presidenziali a un massimo di due, ovvero, concede all'esecutivo la possibilità di una singola rielezione continua. Questa disposizione, presente nella maggioranza delle costituzioni latinoamericane, è l'unica che può evitare le derive autoritarie che possono configurarsi in base alla forma di governo presidenziale nelle quali, la democrazia può sopravvivere solo se accompagnata dal principio di alternabilità.
 
Cinque atti di un suicidio politico.
 
Una volta verificato questo limite - inerente al controbilanciamento di ogni regime minimamente democratico - sono partite una serie di manovre tese ad aggirare il testo costituzionale con il fine di perpetuare un singolo uomo al potere: 
 
Il primo atto è stato quello di raggirare il limite dei mandati attraverso un referendum tenutosi il 21 febbraio 2016 nel quale il 'no' alla rielezione si è imposto il 51,3% dei voti di fronte a un 48,1% che era per il 'sì'. In altre parole: la manovra gli si è ritorta contro e, da quel momento, a impedire la rielezione non era solo la costituzione ma la volontà popolare espressa direttamente attraverso il voto.
 
Il secondo atto è più incostituzionale di quello precedente. Dopo l'esito negativo del referendum e contravvenendo quanto disposto 168 della costituzione, il Tribunale Elettorale ha abilitato la candidatura di Morales attraverso una sentenza emanata il 4 dicembre 2018. E' doveroso sottolineare che l'imparzialità di questo organo è molto discutibile dato che tutti e 7 i membri di questo Tribunale, a partire dalla sua Presidente - oggi sotto processo frode elettorale - Maria Eugenia Choque Quispe, rispondono direttamente alla direzione del MAS, partito di governo. 
 
Il terzo atto invece, riguarda il giorno delle elezioni e le irregolarità che si sono presentate al momento della trasmissione dei voti, la quale è stata improvvisamente sospesa dal Tribunale Elettorale proprio mentre i risultati davano forma al secondo turno delle elezioni. L'intenzione era quella di dichiara Morales vincitore nel Primo turno ed evitare eventuali coalizioni da parte dei Partiti di opposizione. D'altronde, gli stessi tecnici e osservatori dell'Organizzazione degli Stati Americani - di cui la Boliva è membro attivo - hanno indicato che è impossibile statisticamente dare Morales per vincitore nel primo turno dato che non ha ottenuto il 50% dei voti validi e non c'è stato un distacco del 10% dei voti nei confronti del candidato oppositore più votato. Soltanto questi due scenari avrebbero consacrato Evo Morales per un terzo mandato consecutivo senza andare al secondo turno. 
 
Inoltre, il rapporto dell'Organizzazione degli Stati Americani ha rilevato delle manipolazioni del sistema elettronico e ha considerato non validi diversi verbali prodotti nei seggi, i quali contenevano delle firme false nonché inconsistenze di vario tipo.
 
Il quarto atto vede il potere giudiziario sostituirsi agli elettori dal momento in cui, anziché fare chiarezza sulle irregolarità che si presentate durante il voto, il Tribunale Supremo Elettorale della Bolivia ha deciso di sfidare il malcontento dei boliviani dichiarando vincitore Evo Morales nonostante il conteggio dei voti portasse al secondo turno. 
 
Il quinto atto è quello definitivo. Tra sabato 9 e domenica 10 novembre, manifestanti provenienti diverse zone della Bolivia sono giunti nella Capitale. C'erano più di due milioni di manifestanti che occupavano le strade di Sucre quando a un certo punto lo stesso Morales ordina ai militari di sparare contro la folla. Tale ordine è stato disobbedito dal Comandante in Capo delle Forze Armate Williams Kaliman il quale si è detto indisposto a rivolgere le armi contro i propri concittadini. 
 
In questo modo l'esercito ha preferito far rinunciare Evo Morales anziché replicare il massacro di Tien An Men con il sangue dei boliviani. 
 
Se analizziamo gli eventi appena elencati, notiamo che dietro l'instabilità politica della Bolivia ci sono solo le ambizioni di un ex-rivoluzionario che, col passare degli anni è diventato reazionario fino al punto di contravvenire le disposizioni contenute nel testo prodotto da un'Assemblea Costituente che lui stesso aveva convocato, di ignorare la volontà popolare e di diventare sordo quando il clamore popolare - cavalcato in precedenza nel nome della Revolucion - questa volta non combaciava più con le sue aspirazioni.
 
Per tale motivo, l'unico a perpetrare un golpe alla costituzione e alla democrazia boliviana è stato lo stesso Morales, il quale, pur di rimanere al potere, era disposto a mantenere in ostaggio l'esecutivo e le istituzioni del proprio Paese; Non vorrei pensare che quelli che parlano di Golpe stiano puntando il dito contro i soldati che, semplicemente, si sono rifiutati di sparare ai loro concittadini ormai stanchi di tutte queste sopraffazioni. 
 
Le opposizioni: una mossa sbagliata e un'eccessiva carica emotiva. 
 
Attualmente la situazione rimane tesa e, al di là degli errori di Morales, la congressista Anez non sembra avere la situazione in mano dopodiché, proclamarsi presidente in assenza dei due terzi dei deputati non giova alla stabilizzazione del Paese. Nonostante l'annuncio di impegnarsi per 'assumere tutte le iniziative necessarie' per pacificare la Bolivia, la carica emotiva dei proclami della senatrice l'ha spinta oltre i limiti di chi dovrebbe, solo e soltanto, guidare una brevissima transizione che porti il Paese alle prossime elezioni.
 
In effetti, questa volta a scendere in piazza sono i sostenitori di Morales che ieri - 13 novembre - hanno cercato di fare insurrezione nel Palazzo di governo. Ad insorgere questa volta sono i contadini e i produttori di Coca e, dal Messico, Morales si è detto disposto a tornare per pacificare il Paese. 
 
L'unica costante del disastro che sta avvenendo in Bolivia è la seguente: gli attori che dicono di voler pacificare il Paese rischiano di destabilizzarlo ancor di più.

Estefano Tamburrini


Estefano Tamburrini
Estefano Tamburrini

Figlio di due mondi: nato nel Venezuela, di origini italiane. Laureato in Scienze Politiche Sociali e Internazionali a Bologna. Appassionato di politica internazionale, ma non riesco a..   Continua >>


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