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Il blog di Beppe Grillo nega la repressione cinese degli Uiguri

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Siamo di fronte a negazionismo duro e puro. Il fatto che l'articolo sia stato pubblicato sul blog del fondatore del Movimento 5 Stelle dovrebbe preoccuparci


Il blog di Beppe Grillo nega la repressione cinese degli Uiguri
Tra venerdì 22 e sabato 23 novembre Beppe Grillo ha incontrato per due volte l'ambasciatore cinese in Italia. Di questo duplice incontro si è parlato poco ma ancora meno considerato è stato un articolo pubblicato in data 15 novembre proprio sul blog di Beppe Grillo.

Essenzialmente in questo articolo l'autore, il professore Fabio Massimo Parenti, tenta di sminuire la repressione attuata da Pechino nello Xinjiang, la più grande regione cinese, formalmente autonoma, situata all'estremità nord-occidentale del paese, dove abitano gli uiguri, una minoranza turcofona di religione musulmana.

Parenti scrive che lo Xinjiang “è coinvolto in una campagna mediatica sui diritti umani volta a screditare l’operato del governo cinese, accusato ripetutamente di violare i diritti umani della etnia musulmana uigura, maggioritaria in Xinjiang”. Per sostenere la sua tesi Parenti racconta la testimonianza di Maria Morigi, archeologa ed insegnante, che ha recentemente scritto un libro sullo Xinjiang basato su lunghe ricerche effettuate sul campo tra il 2012 e il 2014.

La Morigi sostiene – si legge nell'articolo di Parenti – che tra han (quelli che noi chiamiamo cinesi) e uiguri esiste “una buona convivenza” e “non si percepisce alcun tipo di discriminazione”.

L'archeologa si esprime positivamente in merito alle misure antiterrorismo attuate da Pechino. Esse “hanno garantito una maggiore sicurezza per i cittadini residenti e tutele nel campo dell’istruzione, della pratica religiosa e del lavoro. Indiscutibilmente si è verificato un miglioramento complessivo della vita, non solo in termini economici o di reddito, in quanto anche la sicurezza migliora lo standard di vita. Riguardo alla sicurezza, sono convinta che le misure adottate dal governo siano più che legittime, proprio per prevenire i drammatici episodi che si sono verificati negli ultimi anni”.

In passato si sono verificati attentati terroristici e manifestazioni violente. Nel luglio 2009 a Urumqi, capitale dello Xinjiang, scontri tra han e uiguri hanno causato la morte di circa duecento persone. Da allora il governo cinese è intervenuto nello Xinjiang in modo deciso da un lato per garantire la sicurezza, cioè per evitare attentati terroristici e violenti scontri inter-etnici, dall'altro per favorire la crescita economica della regione, tentando così di disinnescare una possibile miccia di tensioni sociali. Uno degli scopi della Belt and Road Iniative – le cosiddette nuove vie della seta – è proprio quello di favorire lo sviluppo delle depresse regioni interne della Cina, tra le quali vi è lo Xinjiang.

Il fatto è che Pechino attua le sue misure antiterrorismo attraverso la detenzione di massa degli uiguri in apposite prigioni con tanto di muri spessi, filo spinato e torrette di controllo. Nei campi di detenzione dello Xinjiang le autorità cinesi non si limitano però a prevenire terrorismo ed insurrezioni. Esse condurrebbero una sorta di indottrinamento forzato finalizzato all'annullamento della cultura uigura, a partire dalla lingua.

Sebbene l'esistenza dei campi di detenzione sia ormai un fatto accertato e documentato, anche se le dimensioni precise e le modalità dettagliate della repressione rimangono poco chiare dato il regime di segretezza che vige a Pechino e siccome per i giornalisti è difficilissimo andare nello Xinjiang, Parenti, sulla base di quanto ha visto nello Xinjiang, giunge ad affermare che “non vi sono corrispondenze reali, dunque, alle accuse di repressione, se non addirittura di “genocidio culturale””.

Il professore concorda con le conclusioni a cui giunge la Morigi nel suo libro. Le accuse di violazione dei diritti umani rivolte alla Cina da numerosi governi occidentali e organizzazioni non governative non sarebbero altro che una campagna di delegittimazione politica finalizzata a macchiare la reputazione di una Cina ascendente, sempre più legittimata a ricoprire un ruolo da protagonista sulla scena internazionale.

“Nella campagna mediatica qui menzionata - scrive Parenti - mancherebbero pertanto fonti credibili, dati verificabili ed equilibrio di giudizio, mentre, al contrario si rinvengono manipolazioni, strumentalizzazioni per fini geopolitici (discreditare il governo cinese per contenerne l’ascesa di legittimità), ingerenze e arbitrarietà di giudizio”. Il professore evidentemente non è a conoscenza delle testimonianze dei familiari delle persone imprigionate nei campi di detenzione, dei reportage dei pochi giornalisti che sono stati nello Xinjiang e delle fughe di documenti cinesi che testimoniano l'esistenza di una detenzione arbitraria di massa.

Un conto è cercare di comprendere i motivi che stanno alla base di una determinata politica, a prescindere da quanto essa possa sembrare aberrante. Un altro conto è affermarne l'inesistenza. Qui siamo di fronte a negazionismo duro e puro. Il fatto che questo articolo sia stato pubblicato sul blog del fondatore e leader del Movimento 5 Stelle dovrebbe preoccuparci molto. Dopo le mancate condanne al regime liberticida venezuelano, il Movimento 5 Stelle dà voce ai negazionisti della repressione degli uiguri. La coltre di ambiguità attorno alla politica estera dei pentastellati si è addensata.

Massimiliano Palladini


Massimiliano Palladini
Massimiliano Palladini

Laureato in Scienze politiche, sociali, internazionali all'università di Bologna, studia Relazioni internazionali ed Europee all'università di Parma. Aspirante giornalist..   Continua >>


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