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La campanella di Fico o della Casellati non basta a zittire il popolo

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Senza una nuova legge elettorale incardinata in una Costituzione rinnovata, il nostro Paese non ha alcun futuro. Nè sociale, né economico


La campanella di Fico o della Casellati non basta a zittire il popolo

Al di là delle personali valutazioni politiche, la crisi di governo che stiamo vivendo dimostra in modo evidente che la nostra struttura repubblicana è sorpassata, non assolve più al compito di guidare l’Italia in modo rappresentativo e democratico verso un futuro di sviluppo sociale ed economico.

Il 4 marzo 2018 gli elettori hanno scelto, nella maggioranza, le proposte del centrodestra, costituito da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord. Quest’ultimo movimento ha creato la propria fortuna contrapponendosi alla politica sulla sicurezza e sull’immigrazione messa in atto dal governo precedente di centrosinistra. Un risultato elettorale senza vincitori (e già questo denuncia l’inadeguatezza del sistema elettorale) ha dato vita ad un governo di difficile coesistenza per profonde divergenze ideologiche, costituito da Lega Nord e Movimento 5 Stelle. Ed oggi si profila un esecutivo, a concludere la legislatura, formato da Partito Democratico, Liberi e Uguali più Movimento 5 Stelle. Vedremo martedì prossimo, ha dichiarato oggi il Presidente Mattarella, ma il 4 marzo gli elettori scelsero il centrodestra e, per l’azzardo di Salvini, ora potrebbero essere governati da formazioni appartenenti alla sinistra. L’Italia è forse l’unico Paese al mondo dove gli elettori votano un partito e, attraverso governi tecnici, di scopo, di...quello che volete voi, nelle stanze dei bottoni ci vanno quelli che le elezioni le hanno perse!

Non solo: il grande successo della Lega - giunto ad una percentuale del 38 % di consensi, dal 17,4 nel risultato elettorale – si è costruito con la scelta di chiudere i porti alle navi delle ONG e obbligare così le altre nazioni dell’Europa a farsi carico degli emigranti provenienti dalla Libia. Il primo punto fermo del Partito Democratico e del movimento LEU, per verificare la possibilità di costituire una nuova maggioranza con i pentastellati, è stato quello di ridiscutere immediatamente tale posizione e riprendere la linea bocciata dalla maggioranza degli italiani. Saremo il “governo del fare e del disfare” è stato annunciato. Matteo Salvini chiede a gran voce le elezioni anticipate, ma a questa richiesta si potrebbe ribattere con una domanda: cosa cambierebbe? Forse il voto anticipato può rappresentare il modo la crisi attuale, ma non è questa la strada alla quale si deve pensare nel medio termine. La soluzione è solo una nuova legge elettorale incardinata su una rinnovata Costituzione.

La nostra Costituzione è figlia di un travagliato periodo storico nel quale l’Italia ha vissuto, di fatto, una dittatura affiancata ad una monarchia costituzionale. I “padri della Patria” del nuovo corso, scelto con il referendum del 2 e 3 giugno 1946, elaborarono una Carta che scongiurasse in futuro un possibile ritorno al fascismo o a qualsiasi altra forma di governo autoritario. Dei 74 anni di pace e democrazia dobbiamo ringraziare Giuseppe Saragat, Ugo La Malfa, Aldo Moro, Pietro Nenni… ma ora si deve voltare pagina.  L’Italia ha in sé gli anticorpi per escludere qualsiasi ritorno a sistemi di governo autoritari e la nostra nazione è inserita in un contesto politico – la Comunità Europea – e di difesa – la NATO – che certo non consentirebbe scelte non democratiche. In questi ultimi anni, e a causa di un debito pubblico ingente, gli esecutivi che si sono succeduti non hanno avuto neppure la libertà di progettare in autonomia la legge di bilancio. Figuriamoci eleggere un altro duce!

Altra eredità del fascismo è il timore verso quello che si definisce “l’uomo forte”, il personaggio politico che si assume la responsabilità di guidare il Paese.  Dal socialista Craxi, al liberale Berlusconi, per giungere fino al leghista Salvini, abbiamo una lunga carrellata di leader di partito che, giunti all’apice del consenso, hanno indossato pantaloni alla zuava e camice nere nelle vignette satiriche dei quotidiani vicini alla sinistra ed oggi sulle piattaforme web. Questa azione politica ha un nome preciso: si chiama terrorismo psicologico, usato per sconfiggere l’avversario non sul piano dei progetti, delle soluzioni alle problematiche reali, ma utilizzando le paure ideologiche mantenute in vita dal 1948 ad oggi. Quando chiuderemo i conti con il passato?

Ritornando alla necessità di una nuova costituente, i modelli dai quali prendere esempio sono molti ed offrono la possibilità di comprenderne i punti di forza e le debolezze. Dal sistema francese a quello tedesco, fino a quello adottato dalla più “grande democrazia del mondo”, gli Stati Uniti, l’orientamento è quello di favorire la formazione di due blocchi e di affidare al premier o al presidente i poteri per realizzare il programma presentato agli elettori durante la campagna elettorale. Un sistema di pesi e contrappesi, di controlli incrociati assicura che la democrazia sia sempre rispettata e non vi possa attecchire la tirannia. 

Durante la recente seduta del Parlamento, nella quale il Presidente del Consiglio Conte ha presentato le sue dimissioni, si è assistito a sceneggiate che offendono non solo il decoro dell’Aula, ma l’intelligenza dei cittadini. Il web si è scatenato in fotomontaggi dell’Onorevole Cirinnà, accostata a Linda Blair/Regan MacNeil nel film L’Esorcista, che ha espresso sopra le righe la sua gioia nell’assistere al suicidio politico e imprevedibile dell’antagonista Salvini: asso piglia tutto e irraggiungibile nei consensi fino a qualche giorno prima.

Il livello della politica italiana e di certi suoi esponenti di maggior spicco, più che da “bar sport” appare meglio collocabile in qualche scuola materna o primaria, sia da una parte che dall’altra. È teatro. Spettacolo. Indecente e inconcludente. Molti solleveranno dubbi sulla maturità di un popolo e dei suoi rappresentanti a cambiare tipologia di repubblica, a cancellare rimasugli della passata monarchia, come i senatori a vita, a ridurre davvero il numero dei deputati e i loro emolumenti e benefici, ma un antico adagio dice che “è meglio prevenire che curare”. Quando il perdurare della crescita economica uguale a zero cancellerà o ridurrà drasticamente i servizi essenziali, quando la zavorra del debito pubblico renderà palese ai nostri figli che non potranno godere di una pensione dignitosa, il popolo cercherà i colpevoli di tale disastro e non sarà certo la campanella di Roberto Fico o di Maria Elisabetta Alberti Casellati a zittirlo e a fermarlo.

Massimo Carpegna



Redazione La Pressa
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