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Lotta alla Sepsi: sopravvivenza al 65%, e Modena è leader nella prevenzione

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I dati di incidenza e cura della patologia in vista della giornata nazionale del 13 novembre. A Modena attivo un progetto che segue oltre 200 pazienti l'anno


Lotta alla Sepsi: sopravvivenza al 65%, e Modena è leader nella prevenzione

 

Mercoledì 13 settembre si celebra l’ormai tradizionale appuntamento con il World Sepsis Day, la giornata dedicata alla sensibilizzazione e alla informazione su questa patologia che costituisce una delle malattie mortali più comuni che colpisce senza distinzione sia i Paesi ad alto reddito, sia quelli più svantaggiati e che nel mondo sviluppato cresce al ritmo del 5-13% rispetto al decennio precedente, causando più vittime di quelle del tumore al seno e all’intestino messi assieme. In Europa si verificano circa 400 casi di sepsi su 100.000 abitanti ogni anno, un’incidenza che supera quella dell’infarto del miocardio e dei tumori. In Italia si stima che ci siano 60.000 morti all’anno per sepsi. La sepsi può colpire chiunque senza distinzione di età, sesso, condizioni di salute anche se sono più esposte le persone con ridotte difese immunitarie, anziani e bambini.

Per sensibilizzare i cittadini sul problema della Sepsi, mercoledì 13 settembre un gruppo di medici della Terapia intensiva dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena sarà sulla tratta Frecciarossa da Bologna a Milano, per l’iniziativa LOTTA alla SEPSI a 300 all’ora (www.trenitalia.com/tcom/Le-Frecce/Le-Frecce-per-la-Sepsi) grazie alla collaborazione della Società Italiana di Anestesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e TRENITALIA. Professionisti di altre strutture italiane saranno, invece, sulle tratte Torino - Milano e Bologna-Napoli.

Modena nella lotta alla sepsi

Per quanto riguarda lo shock sepsico – la forma più grave e mortale della malattia - il Policlinico di Modena e l’Ospedale di Baggiovara hanno una performance tra le migliori a livello nazionale, con 60-65% di sopravvivenza rispetto al 40-45% di media nazionale (+15-20%).

“Considerando che ogni anno sono circa 200 i pazienti seguiti nei due ospedali, questa percentuale significa che riusciamo a salvare 20 persone in più all’anno rispetto alla media italiana” commenta con orgoglio il prof. Massimo Girardis, Direttore della Terapia Intensiva del Policlinico e tra i precursori del progetto sepsi modenese. È questo il risultato, ormai consolidato, di un progetto per la lotta alla sepsi una patologia, causata da un’infezione nella maggior parte dei casi da batterica, che richiede interventi precoci multidisciplinari in una logica propria di una patologia dove il tempo di intervento è decisivo. “La sepsi è una malattia causata da un’infezione – spiega la dottoressa Elisabetta Bertellini, Direttore della Terapia Intensiva dell’Ospedale di Baggiovara - nella maggior parte dei casi batterica, che richiede interventi precoci multidisciplinari in una logica propria di una patologia dove il tempo di intervento è decisivo”.

Questi risultati si devono a un lavoro di studio e formazione che affonda le sue radici nel lontano 2005 quando al Policlinico di Modena venne istituito il Gruppo di lavoro Sopravvivere alla Sepsi che per la prima volta costituiva un team multidisciplinare per la diagnosi e la cura di questa patologia. Oggi questo modello è diffuso in maniera integrata nei due ospedali cittadini dove oggi esiste un Team Sepsi che unisce le Terapie Intensive del Policlinico (prof. Massimo Girardis), di Baggiovara (dottoressa Elisabetta Bertellini), i Pronto Soccorso del Policlinico (dottor Antonio Luciani), e di Baggiovara (dottor Marco Barozzi), la Medicina d’Urgenza dell’ospedale Civile (dottor. Giovanni Pinelli), la Medicina Interna e Area Critica del Policlinico (dottor Lucio Brugioni), le Malattie Infettive (prof.ssa Cristina Mussini), la Microbiologia e Virologia di Baggiovara (dottor Mario Sarti) che assicurano il trattamento del paziente con sepsi severa e shock settico 24 ore su 24. “Nelle unità operative maggiormente coinvolte nella gestione del paziente con sepsi - ha concluso il prof. Girardis - il lavoro svolto in questi anni chi ha portato ad avere un’elevata formazione e competenza nel riconoscere e trattare precocemente ed in maniera appropriata i pazienti, condizione indispensabile per ottenere maggiori speranze di guarigione!”.

Oltre al trattamento del paziente con infezione grave, nei 2 Ospedali esistono programmi specifici per prevenire le infezioni correlate all’assistenza che hanno portato, negli ultimi anni, ad un’importante riduzione della diffusione di microorganismi resistenti agli antibiotici. Questi programmi si sono dedicati a consolidare tra gli operatori sanitari la cultura di un accurato lavaggio delle mani secondo le indicazioni dell’organizzazione mondiale della sanità, che resta la uno dei punti cardine per la prevenzione delle infezioni. Sono stati, inoltre, attivati interventi più avanzati, come la cosiddetta stewardship antibiotica, intesa come una serie di misure per ridurre l’esposizione non appropriata alla pressione selettiva degli antibiotici stessi.


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