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Senza la persona umana al centro, non c’è Stato di diritto

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Cosa hanno in comune Roma e Bibbiano? I politici, aiutano od ostacolano gli accertamenti? Perché lo Stato di Diritto deve essere preservato?


Senza la persona umana al centro, non c’è Stato di diritto

Una politica in cui si perde la centralità della persona umana per cavalcare le onde emotive, è una politica che perde il proprio baricentro per sovrapporre le passioni allo Stato di Diritto. Sebbene è impossibile non andare su tutte le furie per un episodio ingiusto in cui la vita di un innocente si perde nella più assurda delle situazioni per mano di attori irresponsabili e senza scrupolo, è altrettanto vero che politici, giudici e cittadini non possono sottrarsi allo Stato di diritto per cedere agli animi e alle passioni del momento.

Come già affermato in precedenza, è inevitabile provare indignazione per l’uccisione di Mario Cerciello Rega, di 35 anni, il quale, oltre ad essere un servitore dello Stato, era riconosciuto per la sua elevata sensibilità verso gli ultimi. Sposato da un mese, il Vicebrigadiere è stato ucciso fra il 25 e il 26 luglio subendo almeno otto coltellate da parte di due giovani statunitensi. Poco dopo, i 19enni sono stati fermati. I loro nomi sono Natale Hjorth ed Elder Lee e quest’ultimo ha confessato di aver perpetrato l’omicidio ai danni dell’uomo dell’Arma. Sappiamo che i ragazzi cercavano droga e che sono stati denunciati per il furto di una borsa dallo stesso  Pusher. I carabinieri, poi, si sono recati nella scena dove si sarebbe effettuato il riscatto della borsa in cambio di soldi. La situazione è degradata in una collutazione che ha generato l’uccisione violenta del vicebrigadiere presente nella scena. E’ tutto quello che si sa.

Poco prima, però, le speculazioni sui social hanno dato  vita a un processo sommario nel quale sono stati imputati due nordafricani immaginari. Esponenti politici come Matteo Salvini, Giorgia Meloni, il giornalista della Mediaset, Giordano e altri personaggi, hanno deciso di segnalare immediatamente la responsabilità delle ‘risorse boldriniane’ scatenando uno smisurato odio nelle diverse piattaforme dei social. Come ben sappiamo, i commenti effettuati dagli utenti restano incommentabili e la morte di un uomo innocente è stata strumentalizzata nel modo più vile. Successivamente, gli amanti delle armi. Quelli che vorrebbero che l’Italia fosse uno Stato di Polizia con più pistole in circolazione, si sono scagliati contro una politica di stampo ‘radical-chic’ che, a loro avviso, ‘impedisce i carabinieri di difendersi’ e ‘difende i criminali’. Incommentabile anche il post della prof. Eliana Frontani che, su Facebook ha insultato la memoria del carabiniere ucciso.

La strumentalizzazione non è finita neanche dopo la smentita delle origini degli imputati. Subito  dopo, i politici si sono giustificati dicendo che la provenienza non era rilevante, ma lo era il fatto di fare giustizia e non “vittimizzare” gli aggressori. Poco dopo, la domenica 28 luglio, l’immagine di uno dei detenuti bendato e con le mani legate su una sedia ha diviso, ancora una volta, l’opinione pubblica. Gli stessi esponenti che avevano fatto leva sulle origini degli imputati, hanno iniziato a paragonare le garanzie dei detenuti in Italia con quelle degli Stati Uniti e della Russia i quali, affrontando un contesto dissimile al nostro, possiedono una cultura giuridica diversa in materia di diritti e libertà fondamentali. Ma, ancora una volta, la strumentalizzazione non tiene conto di queste variabili.

Sta di fatto che l’odio è difficile da spegnere quando si è di fronte a un’ingiustizia e l’istinto invita tutti ad agire secondo la Legge del Taglione, ma ci piaccia o no, dall’altra parte c’è lo Stato di Diritto, unico possibile garante della convivenza civile in un Paese democratico. Se, dunque, ognuno di noi dovesse diventare giudice ritenendosi superiore all’ordinamento giuridico in vigore, non farebbe altro che ostacolare lo stesso esercizio giudiziario attenendosi alle garanzie costituzionali e alle norme penali in vigore.

Se il nostro concetto di giustizia è quello di manifestare un comportamento più violento di quello dei criminali, allora lo Stato di Diritto viene a meno e si cede a un uso più deliberato della forza. Temo che quest’ultimo non fosse neanche il desiderio dello stesso Mario, la cui biografia dice tutto il contrario.

Quando poi è la politica a fare leva sulla vendetta, sulla violazione delle garanzie e dei diritti individuali e sulla violenza discrezionale a seconda del caso, la cosa diventa pericolosa. Se oltre a questo, il politico intende eregersi come giudice senza timore di ostacolare il processo, criticando le stesse norme che però non è in grado di riformare, possiamo dire con certezza che siamo di fronte a una netta aggressione contro lo Stato di Diritto.

Prima di concludere, bisogna sottolineare che, ad eccezione di cospicue minoranze, nessun attore politico sembra uscire pulito da questa osservazione. Sebbene da una parte si colga il caso in osservazione per avviare un processo sommario cascando spesso nell’errore di dare più importanza agli aggressori rispetto alla vittima, a Bibbiano vediamo alcuni settori più preoccupati di difendersi segnalando la strumentalizzazione del caso anziché di offrire la massima collaborazione per far luce su una tristissima vicenda che ha visto dei bambini separati ingiustamente dalle loro famiglie. Gridare alla strumentalizzazione non è mai una scusa valida per sottovalutare lo scandalo che vede dei minorenni ingiustamente tolti dalle braccia dei propri genitori.

Anche Bibbiano è simbolo del declino di una società in cui la forma conta sempre più della sostanza e, nella quale, la politica interferisce in modo eccessivo fino a distorcere ogni possibile cognizione della realtà. Volano le accuse da destra a sinistra e le vittime perdono la loro rilevanza per cedere all’ennesimo teatro di ciò che resta dei partiti. C’è da chiarire che, anche a Bibbiano, è ancora presto per determinare con esattezza ciò che è successo, ma il solo fatto di pensare che un singolo bambino sia stato manipolato per poi essere sottratto dal seno della famiglia per interessi di vario tipo (economici, ideologici, ecc.), dovrebbe spronarci a superare la polarizzazione per cercare di salvare il salvabile. Anche l’uccisione di Mario Cerciello Rega dovrebbe farlo, così come quella di ogni vittima. E invece accade che ogni occasione diventa un braccio di ferro per i politici che non esitano a ostacolare il lavoro della giustizia appropriandosi indebitamente di ogni processo.

In conclusione, di fronte il teatro portato avanti dai partiti che non esitano a strumentalizzare e ignorare ogni caso a seconda della propria convenienza ideologica, l’unica garanzia che ci rimane in quanto Paese democratico è lo Stato di Diritto e, perché esso rimanga in piedi, i principi fondamentali così come le garanzie individuali che pongono la persona umana al centro della vita repubblicana e che sono previste dalla costituzione, devono essere tutelati al di sopra di ogni passione, di ogni posizione partitica e della volatilità dell’opinione pubblica stessa.

Estefano Tamburrini



Redazione La Pressa
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