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Venezuela si conferma Stato di polizia: i militari occupano il Palazzo

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A ispirare le azioni dei militari contro i membri dell'assemblea legislativa c'è la pretesa di conservare uno status quo basato sui privilegi


Venezuela si conferma Stato di polizia: i militari occupano il Palazzo

Nelle ultime ore, l'immagine di Guaidò che viene trattenuto dai militari mentre tenta di scavalcare un portone per entrare nel palazzo legislativo, ha fatto il giro del web. È l'immagine rispecchia, nel miglior modo possibile, il difficile rapporto tra i parlamentari venezuelani e i militari che sono sotto gli ordini di Maduro. La stessa immagine potrebbe anche rappresentare la parabola di una nazione in cui, ogni volta che i civili hanno cercato di governare, sono sempre stati trattenuti, frenati e annullati dal volere dei militari.
 
La storia si è ripetuta lo scorso 5 gennaio, giorno in cui la seduta del Parlamento è stata impedita dalle forze armate che hanno impedito l'ingresso della maggior parte dei deputati dell'opposizione. L'obiettivo era quello di boicottare la rielezione di Guaidò affinché i 55 parlamentari di Maduro potessero decidere, insieme a 18 deputati che per qualche dollaro hanno rotto le file dell'opposizione, un presidente alternativo. 
 
Ne è risultata, dunque, un'elezione nulla, senza quorum, in cui è stato nominato il parlamentare Luis Parra come nuovo presidente dell'Assemblea. I 100 deputati che sono rimasti fuori dal Parlamento, hanno eseguito una seduta parallela nella sede del giornale El Nacional. In essa è stato rieletto Guaidò per un altro anno al vertice dell'Assemblea Legislativa. 
              
Per quanto riguarda l'operato delle forze armate, se nel passato esse giustificavano le proprie azioni rivendicando una certa eredità con l'esercito di Bolívar oppure nel nome della rivoluzione, oggigiorno non ci sono più narrazioni che giustifichino tale dominio nella vita politica del Paese. In sostanza, non c'è alcun movente ideologico dietro le aggressioni dei militari contro i parlamentari e altri esponenti dell'opposizione venezuelana. 
 
Ma è soltanto la più recente delle aggressioni contro il Parlamento
 
A ispirare le azioni dei militari contro i membri dell'assemblea legislativa c'è la pretesa di conservare uno status quo basato sui privilegi, sulla corruzione e sulle attività illegali attraverso le quali l'élite degli uomini in divisa arricchisce se stessa: dall'estrazione illegale dell'oro al narcotraffico internazionale, le Forze Armate appaiono coinvolte in prima persona nella criminalità organizzata che, durante il regime di Maduro, spadroneggia nel territorio venezuelano.
 
Di conseguenza, ogni eventuale mutamento al vertice dello Stato venezuelano metterebbe a rischio una fitta rete di interessi grazie ai quali la cupola militare resta fedele a Maduro. 
 
Queste azioni sono andate avanti sin dall'insediamento della presente legislatura in cui, malgrado i brogli, le persecuzioni ai danni degli oppositori, la censura e l'investimento di un'ingente quantità di risorse dello Stato a sostegno della campagna elettorale di Maduro, l'opposizione ha ottenuto la maggioranza dei seggi. 
 
Dall'annullamento dell'elezione di tre parlamentari indigeni nella regione dell'Amazonas all'imprigionamento del parlamentare Juan Requesens, il regime di Maduro - in stretta collaborazione con i militari e con una magistratura composta dai membri del Partito Socialista Unito del Venezuela - ha intrapreso una campagna persecutoria destinata allo scioglimento del parlamento. Allo scopo di bloccare l'intera azione legislativa, Maduro ha instaurato una costituente su misura orientata a dichiarare 'fuori legge' il parlamento. Ma il più importante di questi provvedimenti obbedisce alla revoca dell'immunità di circa 20 parlamentari costretti all'esilio dopo il 30 aprile. 
 
Conclusioni
 
 Il bilancio di tutte queste azioni intraprese da Maduro e i militari ai danni del parlamento indica il restringimento totale delle libertà fondamentali in un Paese in cui la partecipazione politica è soffocata dall'ambizione, pura e semplice, di un'élite che è diventata più reazionaria e oligarchica dei fantasmi che ha sempre evocato per giustificare il cosiddetto 'processo rivoluzionario'. 
 
Il Paese, dunque, resta bloccato, impoverito e sottoposto alla più grave emergenza umanitaria nella storia dell'America Latina e, a quanto pare, la soluzione politica tende ad allontanarsi mentre i militari, essendo gli unici che aumentano di peso e di taglia, pongono tutti i loro sforzi per garantire la conservazione di uno status quo in cui il 94% della popolazione è in povertà. 

Estefano Tamburrini


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Estefano Tamburrini
Estefano Tamburrini

Figlio di due mondi: nato nel Venezuela, di origini italiane. Laureato in Scienze Politiche Sociali e Internazionali a Bologna. Appassionato di politica internazionale, ma non riesco a..   Continua >>


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